Pakistan

In vaste aree del mondo interi popoli sono travolti continuamente dalla morte proprio come in una immensa endemica alluvione. I governanti hanno la bomba atomica mentre il popolo muore di fame. Ma la sventura maggiore per questa gente non è l’alluvione o il tipo di governo ma l’indifferenza e l’odio di tanti altri Paesi, più fortunati, che si sentono minacciati dal terrorismo. Sì. Si sentono minacciati proprio dal terrorismo non dalla fame, dalla povertà, dall’indigenza assoluta di tanti altri esseri umani. Si sentono minacciati dalla conseguenza non dalla causa. Certo non ci sono giustificazioni possibili per chi pratica il terrore. Però anche l’indifferenza è terrore.

AIUTIAMO IL PAKISTAN

Una camicia a fiori di Elisa Barone

La governante aprì la porta a vetri che divideva in due l’enorme salone e, mentre si avvicinava al gruppo degli ospiti ed ai padroni di casa, si rivolse alla signora e le riferì che il bimbo, finalmente si era addormentato.
Iris sorrise e promise a tutti che alla fine della serata avrebbero potuto vedere Marco mentre dormiva.
Intanto chiese alla governante di richiudere la vetrata affinché la musica del pianoforte a coda che suo marito stava per suonare non raggiungesse le camere al piano di sopra.
Gli ospiti, intorno al pianoforte, attraverso i vetri della grande veranda che circondava l’attico, vedevano lo spettacolo della cupola azzurra della splendida cattedrale.
La luce dei lampioni della piazza del Duomo si irradiava sui tetti del centro storico.
Di fronte la montagna scura e rigogliosa di Brunate era illuminata dalle luci della funicolare che trasformavano i binari in una fascia luminosa e quasi magica.
Poi, come ogni sera, chiese alla governante di non chiudere la porta della propria camera per poter sorvegliare il sonno del piccolo Marco.
Marco aveva due anni, era un bimbo meraviglioso perché era bellissimo ed aveva un’intelligenza talmente spiccata che lo rendeva di grande precocità nella sua crescita.
I genitori ne erano entusiasti e soprattutto la giovane madre viveva la maternità come un sogno meraviglioso.
Del resto Iris era una donna estremamente appagata da tutto ciò che la vita le aveva riservato. La famiglia ricchissima ed altolocata le aveva consentito di studiare nei migliori collegi della svizzera francese e lì aveva vissuto un adolescenza ed una giovinezza dorate mentre in Italia infuriava la guerra. [Leggi tutto...]

Viaggi della memoria di Bruno Fontana

Dopo New York, Montreal e Parigi arrivare a Roma era un po’ come ritrovarsi in una città di provincia. Era la fine degli anni sessanta e la vita nelle vecchie strade della capitale scorreva con ritmi ancora secolari. Ma i nuovi barbari erano in agguato…

Ricordo l’arrivo a Roma con la mia Dauphine. Venivo da Aix en Provence e avevo percorso l’autostrada del sole, allora ammirata da tutti coloro che varcavano le nostre frontiere in auto. Nel resto di Europa di autostrade così ancora non ce n’erano e i miei amici francesi si lamentavano del ritardo del loro paese nella viabilità ancora collegata alle vecchie e gloriose “routes nationales”. Quella Italia, quella degli anni ’60 – ’70 in pieno boom economico aveva all’estero un’immagine molto positiva, dopo i disastri del fascismo e della guerra. Fino ad allora avevo vissuto all’estero e a prescindere dai soliti luoghi comuni stupidi e un po’ razzisti contro gli italiani che mi avevano accompagnato sin dai tempi della scuola, vi era in quegli anni molta simpatia per questo piccolo rinascimento post bellico. Per esempio nel cinema, dal neo realismo alla commedia italiana fino agli spaghetti western di Sergio Leone, i nomi di registi e attori che avevano conquistato i più sofisticati palati della critica come anche le più vaste platee, era infinito e non vi era festival o Oscar che annualmente non premiasse un Rossellini, un Fellini, un De Sica, un Visconti, un Antonioni o uno Scola, solo per citare i più premiati. E poi Mastroianni, la Loren, la Vitti, Sordi, Gassman e Tognazzi. La gente allora faceva la fila per vedere i loro film sui Champs Elysées o nel Village. La musica di Modugno, Bindi, Paoli, De André o Celentano e le colonne sonore di Ennio Morricone avevano finalmente fatto scoprire una canzone italiana che non era più soltanto quella partenopea. Ed era bello, gratificante sedersi in un caffé a discutere con gli amici francesi o americani di  8%  o de “L’avventura”. Ma anche di Umberto Eco, di Moravia e di Sciascia. Insomma non solo, non solo più pizza, mandolini e… mafia… Era l’Italia di quegli anni bellissimi. Bellissimi anche perché non ero ancora un trentenne, ma questo fa parte del fardello degli anni che più diventa pesante, più fa rimpiangere i tempi in cui era lieve.

***

“Quando Roma era un villaggio” – racconto tratto dal libro Viaggi della Memoria di Bruno Fontana, edito da “Tabula Fati”

EVENTIRapolano Terme – Bruno Fontana al Molinello Eventi (23 settembre 2010)

La Fiera del Libro per l’Estate su Radio 24, ascolta l’intervista a Nicla Morletti

Radio 24 – Il Sole 24 ore -
Il riposo del guerriero
Intervista a Nicla Morletti sulla Fiera del Libro per l’Estate andata in onda domenica 18 luglio 2010. Conduce Stefano Gallerini.

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I promessi conviventi di Roberto Bianchi

Su quel ramo del lago di Como rivolto a sud, che tra golfi e seni scivola verso Lecco, ancora all’inizio del secondo millennio continuavano ad abitare ricchi e persone importanti. Era dall’epoca degli antichi Romani, che vicino alle acque lacustri più profonde d’Italia, avevano dimora le doviziose abitazioni dei patrizi, dei nobili e dei signoroni.
Le belle montagne si specchiavano sulla superficie risplendente. Ormai Como era diventata città attivissima e industriale ma presso il bacino, vicino al Resegone e al Sasso di San Martino, tutto era come un tempo, solo che adesso, anziché i gentilizi o gli aristocratici del medioevo, vivevano star del cinema, registi e divi, che avevano con i loro patrimoni acquistato le antiche ville.
Sul far della sera, procedeva consultando l’ultimo numero della enciclopedia venduta in edicola, riferita a come trovare scampo tra le difficoltà dell’era moderna, il tentennante don Gongolondio. Era uomo sempre indeciso, per mestiere affittava case e continuamente non aveva idea di come raccapezzarsi e muoversi. Aveva timore di
tutto e paura di ogni cosa. Per sentirsi un po’ meno insicuro si era fatto impiantare nuovi capelli, a rimediare la piazza calva che una volta gli coronava il capo e intanto che il rosso intenso dell’occaso tingeva di soavi colori il lago, lui era intento a camminare lentamente con il suddetto numero della enciclopedia a dispense in mano.
Era piuttosto grasso don Gongolondio, solo nel cibo trovava rifugio. I suoi
occhi scorrevano lestamente le paginette della dispensa, sormontati da due foltissime sopracciglia.
Turisti e abitanti a quell’ora andavano sulle acque in kajak, compivano trekking o facevano altri sport, in quel paesaggio da sogno, tra storia passata e tempo presente, presso le eleganti coste del Lario, con la sua caratteristica forma di ipsilon rovesciata.
“Ho udito un rumore!” commentò don Gongolondio come al solito tremante.
Improvvisamente giunsero scendendo dai ripidi colli due bravetti in Mountain Bike. [Leggi tutto...]

Croste di Gianna Maria Campanella

OLTRE -

Abbagliata dal sole,
calpestata da vento:
il tempo un buco nero,
la vita un giardino chiuso
dove nulla turba
l’immota quiete.

Impulsi a lungo assopiti
svelano spazi nuovi.

Si frantuma la pienezza del tempo
in mille vuoti da costruire;
ali di speranze battono
oltre il muro di confine…

E non importa del dio che s’adira.

*** [Leggi tutto...]

Etica di un clochard, racconto a quattro mani

“Mi viene in mente mio padre e la sua passione per i giornali, tutti i tipi di giornale… L’informazione, una vera fissazione per lui. Abituato com’era a tenersi sempre aggiornato su tutte le vicende dell’economia, della politica e della vita sociale. Voleva sentirsi integrato nella realtà politica. Col passare dei giorni, però, rimaneva disorientato in seguito a notizie di scandali e di corruzione… Attraverso la lettura, tuttavia, riusciva a dimenticare quasi tutti i problemi e le esigenze della famiglia. In casa lo vedevamo sempre nascosto dietro le grandi pagine di un quotidiano, anche a tavola, quando almeno avremmo potuto scambiare con lui qualche parola. Per lui la famiglia intorno sembrava non esistesse… Viveva in un simulacro di verità, che il sistema e il potere dominante creavano attraverso il controllo dell’informazione. Come per mio padre, anche per molti cittadini la vita trascorre ancora senza essere realmente vissuta… L’informazione mediatica può stimolare emozioni differenti da quelle che l’impegno concreto nell’ambito sociale e il confronto con altri schieramenti suscita… Non si può vivere di sole notizie artefatte!
Con il modo di fare e pensare aveva influenzato anche me e mio fratello, facendoci capire che la sua vita era un modello per tutti.
Mia madre, invece, passava intere giornate a leggere riviste di gossip e di moda. Gli unici libri che conosceva erano quelli di cucina. Era al corrente di tutte le ultime tendenze. Affascinata dai soldi e dal lusso, aveva come unico passatempo lo shopping e i pomeriggi con le amiche.”

Questo pensa Thomas mentre l’iniziale animazione dei viaggiatori, progressivamente si spegne, lasciando spazio a un silenzio rotto solamente dal rombo del motore dell’autobus.
Anche i bambini più vivaci, che non hanno fatto altro che correre e saltare sui sedili, impazienti di giungere a destinazione, si sono addormentati.
L’entusiasmo iniziale ha lasciato il posto alla stanchezza.
L’uomo che leggeva il giornale si è assopito. “Meglio così, meglio dormire che leggere menzogne”.
Quasi tutti i passeggeri dormono e anche Thomas inizia a essere stanco e annoiato, continua a guardarsi attorno, ma vede solo distese di alberi e campi. Per qualche istante desidera avere qualcuno con cui parlare, ma il pensiero passa in fretta, è abituato a stare da solo, com’è abituato a essere guardato di sottecchi.
Dopo più di un’ora l’autobus giunge a Bari, in una piazza molto affollata e rumorosa. Il frastuono sveglia i viaggiatori dal loto torpore. Tutti si animano improvvisamente preparandosi a scendere.
Ognuno prende il proprio bagaglio e insieme ad amici o parenti si disperde per i rivoli delle strade cittadine.
Anche Thomas con le sue poche cose imbocca la strada alberata principale, che porta al centro della città. Ai bordi delle strade, tra piccole aiuole, i fiori di primavera inoltrata (violette, margherite) conferiscono una gradevole macchia di colore. Però non riesce a sentirne il profumo tanto è la confusione della gente e del traffico urbano.

***

Dal libro Etica di un clochard, Autori Vari
Progetto di scrittura creativa della I A (A.s. 2009/2010) – Liceo Classico – Linguistico “Carmine Sylos” – Bitonto

Percorsi d’anima e la Fuga di Bach di Lidia Viviani

LA FRANCIA IN FAMIGLIA -

Scalata fra i gigli di Francia,
diretta per la Vie en Rose.
Passato di accordi d’accordo
con canti di bimbi e di anziani
si lega alle note – ricordo.
Passato che voglio evocare
bevendo un ghiacciato Pernod,
avvolta nel manto mio blu.

***

STELLE DI GELSOMINO

Gelsomini
ghirlande al tuo balcone
ti attendono
al mutar delle stagioni.
Bianche stelle
ricordano il tuo cuore
riflesso puro
del divin bagliore.

***

PIETRO PESCATORE

Pietro pescatore
traghettava su barca di sole
e vide una donna
dal freddo smarrita,
in una mantella bianca:
era la sua Anita.
Un abbraccio
e il suo calore
fu di margherita.

***

Dal libro Percorsi d’anima e la Fuga di Bach di Lidia Viviani

Stelle lucenti di Luigi Palma

I CINQUE SENSI DELLA MONTAGNA -

Tesoro inestimabile,
longevo spettacolo
con scoscesi sentieri,
dimora della tranquillità.

I sassi odorosi
di vecchio muschio,
si fondono con i fiori
emananti gioiose fragranze.

Gli allegri cinguettii
formano una polifonia,
accompagnata dal fruscio di foglie
e lo scorrere dei ruscelli.

Il gusto naturale
d’ogni sapore selvatico
caratterizza il paesaggio,
riempiendolo di genuinità.

La vetta domina,
le intrise selve
ricche d’infinite bellezze
ed ammira la valle.

La ruvida roccia
è inumidita da gocce di rugiada
pendenti dalla felce,
illuminata dal sole lucente.

Luglio 2009

***

MARE D’AUTUNNO

O dolce fragor,
sentir cullare il cuor,
con tenacia e amor.
Ormeggiano le barche,
del molo antico,
sentir un vocio amico.
Le onde sbattono impazzite,
come ballerine alla lampara.
Schiuma bianca,
mai si stanca
di schiantarsi
contro le rocce
levigate dal mare.

Ottobre 2004
(8 anni)

***

PER LEI

Mi basta la tua voce
sentir il tuo dolce respiro
il tuo canto soave
e capisco il significato
della parola “Amore”.
Quando ti abbraccio
vengo avvolto da un leggero tepore
e sento il tuo cuore
battere, battere, incessantemente.
I tuoi occhi, il tuo sguardo,
delicato come una goccia di rugiada,
deciso come la tua speranza,
forte come le radici di una quercia,
puro come la sincerità;
fa pensare alla vitalità
che scorre in tè.

Gennaio 2009

***

Dal libro Stelle lucenti di Luigi Palma

Le avventure di una Kitty addicted di Eliselle

Mater, che significa?”
Mamma si gira a guardarmi ma non dice niente.
Alice molla incazzata il piatto sul tavolo, si infila nel corridoio, indossa la giacca ed esce al volo senza degnare nessuno di un saluto o di informare sulla sua destinazione, come ogni brava adolescente ribelle che reagisce con tutta la rabbia che ha dentro alle discussioni in famiglia. Cos’è, si crede la sorellina bruciata di James Dean adesso? Si procede di bene in meglio, in questa casa.
“Be’?! La lasci andare così?”
“Ha bisogno del suo spazio.”
Questa è buona.
Se mi fossi azzardata io a comportarmi così quando avevo la sua età, non solo mia madre mi sarebbe corsa dietro con la scopa, ma mi avrebbe tenuto in punizione per minimo un mese, segregata nella mia camera come una reietta, senza telefono e senza tv. Quant’è ingiusta la vita.
Mi è ufficialmente passata la fame e la voglia di fare altre domande.
Sono sconvolta. Ero pronta a tutto, ma non mi aveva mai sfiorato l’idea di poter assistere un giorno a una discussione tra i miei genitori come quella di cui sono stata testimone stasera. Papà non ha nemmeno tentato di controbattere e in un certo senso lo capisco: anche io reagisco così contro gli attacchi isterici materni, più per evitare rogne che altro in attesa che passino e si possa ragionare con più calma. Questa volta però mamma sembrava motivata. Fin troppo motivata.
È possibile che uno come papà possa nascondere qualcosa? Una relazione, poi?
No, non ci credo, se n’è andato solo per evitare scenate davanti a noi. Siamo pur sempre le sue bambine, so quanto ci tiene alla nostra tranquillità. L’ha fatto per questo, ne sono certa.
Comunque, meglio sloggiare di qui e tornare in un momento migliore. Ora non è proprio aria.
Vado in bagno per sciacquarmi la faccia e riprendermi dal terremoto e passo davanti alla mia vecchia camera da letto. Alice ci si è trasferita quando me ne sono andata via. Non vedeva l’ora e appena ha avuto l’occasione se n’è appropriata. Incredibile che abbia lasciato la porta aperta, di solito la tiene chiusa come se dovesse custodire chissà quali segreti.
La curiosità improvvisa che mi assale è troppo forte.
Mi fermo, accendo la luce, do un’occhiata dentro e stento a riconoscerla. È un vero porcile.
Letto ancora disfatto, due poster dei Tokyo Hotel alle pareti, scarpe e vestiti sparsi dappertutto, libri impilati sulla scrivania, messi a casaccio tra cosmetici e smalti scuri, zaino buttato sotto la sedia, anta dell’armadio socchiusa con un vestito completamente nero appeso, ancora con l’etichetta attaccata. Lontani i tempi dei Take That prima maniera e delle sane regole di convivenza civile. Del mio rifugio non è rimasto niente, nemmeno l’ordine. Inutile dire che mamma ha cambiato visione della vita anche su questo. [Leggi tutto...]