L’uovo di Rodolfo Viezzer

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L’uovo di Rodolfo Viezzer

Preludio -

Ricostruirà il mondo, questa volta perfetto.
Dato che il Male ha avuto il tempo di annidarsi in ogni dove, d’usurpare lo spazio e il tempo al Bene, prima di ricostruire dovrà essere distrutto tutto.
Da ogni fessura sarà espulso il Male. Non ci sarà più alcun difetto di fabbricazione. Questa volta porrà maggiore attenzione, il Male non verrà nemmeno prodotto, creato.
Ora sa che la minima infinitesima briciola di Male non ha altra scelta che quella di prendersi tutto.
È la sua natura.
In realtà stando fuori dal tempo e dallo spazio non se ne impossessa, già sono suoi. Li attraversa da una parte all’altra, facilmente anche da dentro a fuori. Come faremmo noi con un disegno su un foglio di carta.
Non si ferma, e l’entropia maligna, nel caso del mondo migliore, rimane uguale a sé stessa.
Questo cancro che mangia la carne sana, s’impossessa di essa, la divora, e boccone dopo boccone ne sente il sapore e gli sale alla testa.
La consuma irreversibilmente.
La carne usata non ha più memoria. Quella che si è lasciata corrompere non può più essere salvata.
La prima cellula colpita si difende ma se soccombe non vi è più freno. Colpire una cellula significa colpirle e averle già uccise tutte.
Uccisa una persona, una in più non fa differenza.
La distanza tra nessun morto e un morto è incommensurabile, infinita; quella tra un morto e un milione di morti è commensurabile, pari a un milione.
Vincere risulta facile al Male se ha corrotto un solo essere umano.
Uccidere un solo essere umano significa averli già uccisi tutti.
La strage di un solo essere umano. [Continua...]

Lacrime di Sara Ciampi

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Lacrime di Sara Ciampi

Lacrime -

Una piacevole brezza marina spirava lievemente quell’agosto sulla spiaggia affollata di bagnanti felici e spensierati.
D’improvviso un palloncino colorato, sfuggito dalle mani d’un fanciullo, si librò alto nel ceruleo cielo perdendosi nell’azzurro infinito.
Urlava e piangeva affranto quel bimbo tra l’indifferenza della gente, mentre la dolce e amorevole madre con grande tenerezza affettuosamente tergeva le sue lacrime di disperazione.
Ma quello strazio era nulla di fronte alla furia del vento burrascoso della vita che rapisce per sempre gli ameni sogni, la cara gioventù, la nostra fugace e mortale esistenza piena di speranze e di chimere.
E quanto atroci sono le lacrime versate dall’intera umanità, tormentata da dolori e sofferenze e colpita da terribili mali, che solo la carezza del tempo pietosamente riesce ad asciugare!

*** [Continua...]

Quel che resta del tempo di Daniela Quieti

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Quel che resta del tempo di Daniela Quieti

Quattro passi in un’antica città -

Venite nella mia città! Vi aspetto, all’imbrunire, sul nuovissimo “ponte del mare”, l’agile capolavoro urbanistico che unisce le due riviere di Pescara: la nord e la sud.
Vi terrò impegnati un paio d’ore, il tempo di una passeggiata… promesso!
Prima di muoverci, diamo “uno sguardo dal ponte”… verso le montagne… le cime del Gran Sasso disegnano nel rosa del tramonto il mirabile volto della “bella addormentata”.
Se spostiamo lo sguardo sulla sinistra, ci emoziona e intimidisce il massiccio della Majella, la Montagna Madre.
Sotto di noi i pescherecci risalgono il “vetus flumen” dopo una lunga giornata di lavoro. I pescatori ci salutano e noi ricambiamo il loro saluto.
Nel porto turistico galleggiano pigramente gli yacht e le sartie tintinnano al vento. L’orizzonte è sconfinato nel verde Adriatico e la città offre una pigra immagine della sua spiaggia, dei suoi palazzi, delle sue colline. Non lontana la stele del teatro D’Annunzio.
Scendiamo verso Piazza Italia. [Continua...]

Panorama di Giovanni Manzo

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Panorama di Giovanni Manzo

Fonte di luce -

Dio, fonte di luce e d’amore.
Improvviso nasce dentro.
Lentamente cresce come fiore
baciato dalla rugiada.
Rende il pensiero profondo,
aiuta ad attraversare
campi aridi e nebbiosi.
Bello è avere la sua carezza.
La sua parola amorosa
conforta, dolcemente guida.

***

Sole che sorge

Il sole che sorge
fa capolino
dai monti all’orizzonte.
Sale lento
sempre più caldo e splendente;
bacia copre di gioia il viso.
Tinge le nuvole di rosa.
La sua luce riflessa
dà un’aureola al cielo.

*** [Continua...]

Non solo Camorra. Caserta Terra di lavoro di Rosanna Rivas

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Non solo Camorra. Caserta Terra di lavoro

Non è un romanzo, non è un saggio, non è un giro turistico affrettato e asettico ma un breve e accorato appello a amare questo territorio, anzi a farvi ritrovare quell’amore che molti stanno cercando di farvi perdere. Questa volta sarò breve non ho scritto un lungo romanzo, per permettere a tutti di diffondere queste parole. Era tempo che vedevo il mio cammino intorno al mondo affaticato da un animo poco sereno nell’ascoltare quanti negli ultimi anni hanno privilegiato il lato oscuro e tenebroso di Terra di lavoro.
Sono sicura che non sarò da sola ma tante donne a cui ho dedicato un mio romanzo di successo cammineranno insieme a me.
Sono di nuovo sui tetti della città che mi accoglie quando torno dai luoghi a me tanto cari dove ci sono donne che soffrono come in questo vasto territorio che qualcuno vuole trasformare ameno ma arido. Io credo che invece trasmette tanta passione.
Questa volta però dovrò lasciare per qualche giorno i tetti di Roma perché devo a piedi nudi, calcare la terra che per secoli ha elargito cultura che ha allungato la sua mano in tutto il mondo.
La mia sarà una mano che vi condurrà fra grandi e piccoli rivoli che hanno reso eterna questa terra.
Purtroppo negli ultimi tempi molti figuranti hanno confuso il termine di mano rappresentando TERRA DI LAVORO come una città armata e assetata di potere.
Non sono in guerra con qualcuno, anzi io vorrei un mondo pacifico e rifiorito.
(…) [Continua...]

Passione e tormento di Paola Brambilla

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Passione e tormento di Paola Brambilla

La ragazza avanzava con fatica stringendosi al collo le falde dell’ampio mantello scuro; sovente si voltava indietro, nel timore di veder comparire qualcuno che la riconoscesse, ma ormai la luce del crepuscolo aveva lasciato il posto alle prime ombre della sera, che l’avrebbero aiutata a celare maggiormente la sua identità. Non aveva paura che gli scagnozzi di suo padre la riportassero a casa, perché era stata attenta, e aveva pianificato la sua fuga nei minimi particolari; in ogni caso nessuno si era accorto della sua partenza alle prime luci dell’alba; non aveva portato niente con sé, solo gli abiti che indossava, una piccola cesta, contenente una bottiglia di latte, delle fette di pane, tre arance e, nelle tasche, pochi spiccioli. Al collo però, appeso a una catenina e nascosto sotto il vestito, portava il suo ricordo più prezioso, di cui nessuno era a conoscenza: un rubino, sangue di bue, tagliato a forma di cuore incastonato in filigrana d’oro. Lo aveva ricevuto in regalo dal suo uomo, il giorno del suo diciassettesimo compleanno, ma non aveva potuto mostrarlo a nessuno; quindi nessuno avrebbe sospettato niente, poiché da casa non mancava nulla. Inoltre, difficilmente i domestici la vedevano; se ne stava quasi sempre rintanata nei suoi appartamenti sino alla sera senza che qualcuno la disturbasse, se non su sua esplicita richiesta; pertanto la sua scomparsa sarebbe stata scoperta solo quella stessa sera e perciò aveva ormai parecchio vantaggio. Ma quanta strada aveva percorso, non lo sapeva. Dei settantacinque chilometri che la separavano dalla sua meta, non avrebbe saputo dire quanti ne aveva già percorsi, sapeva solamente che le sembrava di camminare da una vita intera. [Continua...]

Làbrys-Opus Hybridum de Labyrinthismo di Mauro Montacchiesi

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Làbrys-Opus Hybridum de Labyrinthismo di Mauro Montacchiesi

Dalla Silloge poetica “Labirintismo” -

01) …di un fiore di Venus

Lentamente lascio calare le palpebre.
La mia mente inizia la sua catabasi,
inizia a percorrere le profonde, tortuose anse,
dei segreti, impenetrabili sentieri del mio labirinto.
La mia mente non vede, la mia mente ha percezioni
oggettivamente icastiche di quella realtà che non vede.
La mia mente ha percezioni sinestetiche
del buio che non vede, del freddo che non sente,
dell’umidità che non la penetra.
Poi, disperatamente, nel fondo del mio labirinto,
percepisce una botola che si disintegra,
una botola che la fa precipitare ancora più giù,
oltre quel fondo che credeva invalicabile confine,
centripetata da un maelstrom,
che la risucchia, nella percezione di un bènthos
e lì, paradossalmente, in un caleidoscopio di metazoi,
vede, sente, s’inebria di un fiore di Venus,
blandito da tèpide acque.
Questo simbolo di amore eterno,
ha ridato speranza alla mia mente,
che vagava in una brughiera di superficie,
che è colata a picco,
che non ha toccato il fondo soltanto perché è andata,
attraverso, oltre il fondo,
che è stata centripetata da un maelstrom,
per scoprire, per capire,
che ovunque, che inopinato, si può trovare l’amore.

*** [Continua...]

www.viraccontoiltg1.rai.it di Alma Maria Grandin

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www.viraccontoiltg1.rai.it di Alma Maria Grandin

Tgitalmente… -

L’intelletto è l’elemento divino nell’uomo, e la sua esperienza è comunicabile solo attraverso un linguaggio che non segue le regole del pensiero razionale, un linguaggio denso, che parla attraverso immagini dai molteplici significati: il mito.
- Platone -

L’INFORMAZIONE AL TELEGIORNALE NELL’ERA DI INTERNET
Aristotele sosteneva che «l’anima non pensa mai senza un’immagine».  Una verità quanto mai attuale, che era già chiara al filosofo greco oltre duemila anni fa.
La nostra necessità, di dare una rappresentazione sensibile alle idee, è quella che anche Kant definiva «un’arte nascosta nella profondità dell’animo umano», e che presiede proprio all’opera di visualizzazione dei concetti, difficile ma indispensabile. Il libro è ispirato a questa filosofia, declinata nel mondo della comunicazione all’era di internet.
L’idea iniziale è stata quella di partire da un’esperienza di comunicazione positiva, come il nuovo sito del Tg1, dove lavoro, per percorrere le connessioni reticolari dell’informazione web.  Quando si scrive di comunicazione si rischia di proporre concetti che per tanti sono scontati, ma se ci si addentra nei meccanismi della web communication, ci si rende conto di quanto i sentieri della Rete diventino più tortuosi e sconosciuti, perché paralleli all’avanzare delle nuove tecnologie.
L’obiettivo del testo è percorrere queste strade, scoprirne gli anfratti più remoti, partendo dal presupposto che i new media hanno creato una diversa dimensione, dalla quale non si torna più indietro.  La Rete, come la televisione italiana degli anni ’50, uniformando i comportamenti, le lingue e i dialetti, ha compiuto un’autentica rivoluzione culturale.  Così come la comunicazione ha raggiunto livelli planetari, il web ha allargato ulteriormente gli orizzonti ed ha costituito quel grande “villaggio globale” nel quale i flussi informativi arrivano ovunque e da chiunque, in tempi incredibilmente brevi. Osservando questa nuova “media realtà”, ho sentito l’esigenza di scrivere un libro sulla comunicazione online, che servisse a decifrarne le coordinate. Nel mare aperto della Rete, la nostra rotta sarà tracciata da internet, come medium e mezzo, per fare un’informazione più accurata e meno faziosa. Al centro del sistema rimane sempre il giornalista, che però deve essere identificato non esclusivamente nella figura professionale tradizionale che conosciamo, e che si è arricchito culturalmente proprio per la necessaria conoscenza dei new media, ma si fa spazio anche lo stesso utente. L’utente della Rete, il fruitore e creatore di flussi informativi, la cui attendibilità rimane sempre da accertare. Un soggetto passivo trasformatosi in attivo. «Il giornalismo del futuro sarà sempre più dipendente dal contributo degli utenti» sosteneva, anni fa, Marco Pratellesi. Ho quindi provato a raccontare questo nuovo “mestiere di scrivere”, partendo dalla mia esperienza fino alla creazione del sito del Tg1 e del lavoro svolto in questi suoi due anni di vita. [Continua...]

Bou Assida. La notte della bestia di Bruno Fontana

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Bou Assida. La notte della bestia di Bruno Fontana

Da “Il Grande Berbero” -

Affondavo gli alti stivali di caucciù con un piacere quasi morboso nell’erba fradicia che mi sfiorava le ginocchia. Di volta in volta mi giravo a guardare la lunga scia di orme che mi lasciavo dietro, come se stessi correndo nella savana inseguito da qualche belva. E il cuore mi batteva forte solo a pensare che potesse essere vero.
Era inverno e aveva piovuto abbondantemente. Pozzanghere costellavano il terreno dove mi ero avventurato prima di arrivare sul prato e mi ero divertito a far schizzare l’acqua fangosa. Mi sentivo felice al punto di sentirmi in sintonia con la natura.
La campagna! Avevo scoperto di amarla da quando i miei genitori mi avevano rinchiuso in collegio a Biserta.
Era stato uno strappo profondo ma necessario dicevano loro. Tagliato il cordone ombelicale che mi legava ai miei affetti, alla mia casa, avevo imparato ad affrontare le avversità da solo, a conoscere un mondo ostile, quanto meno insensibile alle mie paure, ai miei desideri. Insomma, i miei privilegi di figlio di papà lontano da casa si erano di colpo rivelati molto fragili. Per consolarmi loro sostenevano che dovevo pure farmi le ossa, che la vita non è una sinecura, che i soldi non cadono dal cielo e bisogna sudarseli, e altre amenità del genere. E per finire un esempio illuminante: anche Rockefeller aveva costretto il figlio a lavorare come operaio in una delle sue fabbriche, per “farsi le ossa”.
Era un mese che non tornavo a casa e volevo godermi ogni minuto di libertà, fino all’ultimo triste giorno delle vacanze natalizie. Respiravo l’aria umida, pungente di quella fredda mattinata e correvo in mezzo alla lussureggiante vegetazione del prato, dietro casa, che d’estate invece era un immenso e ondeggiante tappeto di papaveri rosso sangue. Mia madre era talmente innamorata di quella distesa purpurea che s’infuriava quando per seguire il mio cane Barry, che correva appresso a qualche lepre, la calpestavo, ignaro di compiere, ai suoi occhi, uno scempio.
Mi fermai al recinto dei cavalli, dietro le scuderie. [Continua...]

Racconti di Maria D’Ambra

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Racconti di Maria D'Ambra

SOS -

Nessuna interferenza né precarietà. Si praticava la respirazione mano nella mano non esisteva quella bocca a bocca, né tanto meno quella soldo a soldo. Non si andava. Si stava fra lo stormire d’ali e il metronomo segnava un passo lieve sull’unica nota, il sì, che per libera scelta s’intersecava al battito per l’arte sacra, per suonare su una tastiera a dieci o a mille mani, un pezzo tratto dall’intesa e un’aria estrapolata dall’unione.
In quel luogo beato la vita s’identificava con la vita e la lotta col frangersi dell’anelare a niente che non fosse il già posseduto e del quale si godeva.
Mai una volta che Lucifero facesse capolino da una vegetazione lussureggiante di opere buone e prolifica di casti sentimenti, mai una volta che il piacere fosse prevaricato dal dovere e mai una volta che avessi sentito un obbedisco. Nell’ubbidire si provava l’effimera sadica gioia del despota che impartisce ordini e nell’eseguire la volontà Divina la felicità della bimba vegliata da una vera madre.
Fra le delizie navigavo, senza remare, quando un cataclisma, un boato terrificante spazzò la primavera ed ebbe inizio la mia vita di bruco sul Pianeta.
Vivevo prima della metamorfosi ma sulla terra tutto era capovolto così la farfalla si trasformava in verme e da verme si accingeva a morire di vita.
In nome del Padre del Figlio dello Spirito Santo e così inizia la litania. Si va stamattina come ieri, domani e dopodomani. Dove si va? Non si va per fragolette (1) né al monte né al piano; si va a decidere, ed incassare lividi stamattina come ieri, domani e dopodomani. [Continua...]

Se tu sei Dio di Maria D’Ambra

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Se tu sei Dio di Maria D'Ambra

PERDITA D’IDENTITÀ -

Fra velo e veli contesi dallo strip
a Paris in guèapière e falpalas
ero ancora io ibrido genietto.
Quando i pennelli intrisi d’imperizia
scivolarono nel fascino di Montmartre
c’ero ancora :Narciso più che mai.
Un istante ancora e Narcise smise d’ammirarsi,
scellino bucato nell’acqua della Senna.
Marie fu seulement perdutamente amour:
perse la tête per la douce langue
pour la France
e pourquoi non?
per l’elegance dell’homme presque marron glacé.
***
Divenni Juliette noire sottobraccio a Sartre,
bianco e rosa nei petali di Renoir,
e viola,quasi glicine di paradiso,
sotto il parasole frou frou di Degas.
Traslai Monna Lisa a le Folies Bergeres
e sulla Vie en rose di Edhit Piaf
volteggiai fra le braccia di Delon
intrisa dagli aromi di Chanel.
***
Durante la magia del Louvre
fra elisir di trine e merletti ero aigrette
e mi spencolavo Urlo dall’Eiffel.
La petite fille di Gilbert e Montand
ora s’appelle mademoiselle Giselle
firmandosi Monet Manet Lautrec.
***
Fra i girasoli di Van Gogh
mi ritrovai appassito crisantemo.
Poi il tonfo.
La tela dalla grana très chic
si nega al clichè e si rifugia plissè.
Né Marie né D’Ambrà.
Semmai
firmarsi tomber de style, fiasco, falò
o
cadeau pour la “pattumiere”.

***

[Continua...]

Manuale di Mari in Fiera 2013

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Manuale di Mari in Fiera 2013

FIERA DEI LIBRI ON LINE – Sessione primaverile
- 21 marzo 2013 / 21 maggio 2013 -
Leggi, commenta e ricevi copie in omaggio!

Blog degli Autori

- dove i Lettori incontrano gli Autori -
www.blogdegliautori.it -

Manuale di Mari
- Poesia e letteratura nei mari del web -
www.manualedimari.it -

Partecipa alla sessione primaverile della Fiera dei libri più innovativa del web!
La Fiera si svolge completamente on line in due distinti siti web.
I libri che partecipano alla Fiera appaiono anche nelle Riviste Edes distribuite in tutte le edicole!
[Continua...]

Petali Rossi di Robert

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Petali Rossi di Robert

Un piccolo mondo di rose -

Un bel giorno sbocceranno le rose
Nei miei sguardi, ad ogni tuo sorriso
Mi chiamerai l’uomo delle rose
Iride di verità saranno i miei occhi
E lunghi remi le mie mani
Tra le onde di riccioli scuri.
Un bel giorno, che non c’è stato
Ti porterò in riva al mare
Indomita Principessa dei sogni
Seguendo una passerella di riflessi di luna
Ti mostrerò un regno segreto
Dove un abbraccio vale mille parole
E un dolce bacio infinite poesie
Dove l’attesa fremente
E’ una scala verso l’eternità
Donandoti in versi muti
Quel piccolo mondo di rose
Del sentimento che non si nomina
Ma nel nostro cuore si stringe forte
Parole non dette come mai dette

*** [Continua...]

Il metodo di Rosa e Carolina Agazzi di Francesco Altea

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Il metodo di Rosa e Carolina Agazzi di Francesco Alteagazzi

Dalla Premessa -

Mettere in rilievo i processi educativi seguiti negli asili infantili, così come venivano concepiti dalle sorelle Agazzi, Rosa e Carolina, contraddistinguendoli da quelli facenti capo a tanti altri metodi, tra i quali, ad esempio, quello della Montessori, e inquadrarli nei canoni dell’educazione attiva che, tra la fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, aveva già raggiunto il culmine della sua importanza, e andava sempre più diffondendosi in contrapposizione ai vecchi sistemi della pedagogia tradizionalistica fondata, in maggior parte, sull’apprendimento passivo, costituisce il fine principale di questo saggio.
Si parte dal principio che compito della scuola sia anche quello di trasmettere esempi di umiltà educativa, rinsaldando l’utilità ed il valore di quest’ultima, soprattutto nel concetto di chi, in nessun caso, umile non fosse per istinto, perché tutti, allo stesso modo, possano essere, a loro volta, d’esempio nelle diverse circostanze della vita, vissuta in famiglia, nei loro rapporti con la scuola, o in qualunque altro ambiente della società, a prescindere da quelle che saranno, poi, le loro reali funzioni.
La vera umiltà è propria di tutti quelli (docenti e discenti) in cui essa appare palesemente connaturata al loro spontaneo modo di essere, di operare, di agire ed interagire con gli altri. Potrebbe, però, trovarsi anche allo stato latente in taluni individui ritenuti, per la loro incapacità di manifestarla agli altri, a ragione o a torto, poco educati; e, perciò, finiti, senza neppure rendersene conto, in uno stato di assoluta indifferenza, altezzosità ed arroganza verso il loro prossimo e tutto ciò che li circonda.
È, dunque, compito di noi tutti, come società, ma, soprattutto, della scuola aiutare questi individui, attraverso quelli che sono i veri principi della buona educazione, a tenere sempre alto il senso dell’umiltà, come solida base di correttezza e comprensione verso il prossimo. [Continua...]