Come un magnète
attratto da metallo
nella combinazione
di forze contrapposte,
inevitabilmente
aderisco a te per colmare
distanze in attimi
fugaci di felicità.
I tuoi piedi nelle mie mani
sono il riflesso surrogato
di un corpo carezzato
su uno specchio che rimanda
ad altri più abili contatti.
Piccolo gesto atteso
l’invito al gioco da giocare
avvolti di silenzio in due.
Rifugio nel respiro
le mie quattordici boccate
di coscienza a lenire la ferita
che sottile corre aperta
senza fiato dentro i meridiani,
profondi solchi lascia
la tristezza, sa di salato
e ha l’acido del rimpianto.
Poi sale pace lenta
dolce e consolatoria
come sonno.
Febbraio 2007
© I.T e P.S.
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