L’Orizzonte e La Sua Bussola

[C'era una notte d'alabastro, e un afflato di presagio inciso a mezz'aria a turbinare.
C'erano fantasie di panni stesi alle finestre, ed emozioni giù a scrosciare in rapida sequenza.]

E tu, mio Signore, ricordi quando tutto è cominciato?
Venticinque Agosto. Era Giovedì. Era sera.
Forse era quasi Mezzanotte.

Mia Signora, io ho davanti il tempo.
Eccolo lì. Immobile nella sua regale forma.
Irremovibile. Da quell’attimo in cui, senza di te, ragione di esistere non l’aveva più.

[E Alice correva e correva e correva dietro al Bianconiglio.
E Dorothy era fiera delle sue scarpette rosse e tre volte ne sbatteva i tacchi.
E Cenerentola ballava e supplicava le lancette di cessare il loro stillicidio.]

E io, mio Signore,
un po’ Alice, un po’ Dorothy, disincantata Cenerentola.
Restavo senza fiato. Mi imprimevo nei tuoi occhi. E mi perdevo in te.

Mia Signora, turbine di porpora dentro i miei pensieri, perla d’ambrosia fra le mie ciglia.
Tendevo le dita con l’intento di sfiorarti, e tutta la vita ti avrei atteso,
solo a poter sapere che ti avrei incontrata.

[C'erano bancarelle, giostre festose, e comitive di canzoni a rincorrersi coi brindisi.
C'era la maglietta che indossava Lui. Bianca come fulmine su quell'abbronzatura.
C'erano schermaglie, risate a fiotti, e sguardi bramosi di scardinare baluardi e lontananze.
C'era Lei, che arrivava a casa a notte fonda e si metteva a scrivere.]

Le mie parole, mio Signore, sei stato l’unico, lo sai, a cui le ho regalate.
Eri appena arrivato e già volevo posarle tutte sopra alla tua pelle, farle scivolare giù, fino al tuo cuore.
Volevo imprigionare il tempo. Volevo poter fermare te. Capisci?
Subito, senza perdere un millimetro, neppure un attimo, come se l’inchiostro potesse plasmarsi in un sentiero e ricondurti ancora a me, come se i fogli potessero trasformarsi in faro e tu non mi dimenticassi mai.
Ti avevo appena incontrato e già ti volevo mio, soltanto mio.
Non ti conoscevo ancora e non sopportavo di non poterti incatenare a me.

Mia Signora, inchiostro nelle mie mani come io nelle tue, a dipingere tele indelebili.
Avrei camminato in punta di piedi, pur di non disturbare in alcun modo l’equilibrio della tua bellezza, la nobiltà della tua spontaneità.
Perché tu lo sai quello che significa il cuore quando ti schizza fuori dal petto?
Io sì, l’ho scoperto quella sera, insieme a te.
E’ come sentirsi morire, e poi rinasci, e non nasci da solo, no, nasci insieme a lei. Te la ritrovi accanto.
E lei forse ancora non lo sa, ma siete nati insieme. Come noi. Che siamo nati insieme, quella sera là.

Ritagliami, mio Signore, ritagliami e infilami tra le pagine del libro della tua vita.
Voglio essere lì, tra le righe che leggi ogni giorno.

Stringimi, mia Signora, ancora e sempre portami con te, come un incendio nelle mie abitudini.
Voglio diventare accordo tra le note di questi momenti, così che mai si possano esaurire.

[C'era una notte d'alabastro, e ora sono passati anni.
Mentre, come emozioni giù a scrosciare in rapida sequenza, ancora rivivono gli istanti.]

Non esiste stella senza il suo orizzonte, mio Signore. E il mio orizzonte non puoi essere che tu.

Ma l’orizzonte è tra le stelle che cerca la sua bussola, Signora mia. E la mia vita non era che un sentiero per arrivare a te.

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Come Un’Infinita danza

How fortunate the man Joanna Zjawinska

E’ una sera strana, questa.
Una sera impalpabile e muta del tuo primo Dicembre fiorentino, in cui i confini del tempo e dello spazio si perdono tra mille fili, e la memoria sfuma nel reale.
Ed è così che, dopo tanta attesa, le tue mani afferrano la penna e, quasi dotate di vita propria, gli scrivono.
Gli scrivono una lettera che non leggerà mai.

“Ti ho sognato stanotte, sai?
Eravamo al Mare, seduti sul bagnasciuga, l’uno accanto all’altra.
Un silenzioso pomeriggio d’Inverno, la spiaggia umida e deserta, solo il volo basso dei gabbiani a farci compagnia.”

E parlavate, pacati e lenti – come a voler essere parte di tutta quella quiete – vi raccontavate guardandovi di tanto in tanto negli occhi, vi annusavate, vi sfioravate appena.
E mentre le onde si rincorrevano festose proprio davanti ai vostri piedi, sorridevate.
Sì, sorridevate – questo lo ricordi bene – come due naviganti stanchi e fieri, con addosso l’odore delle acque e delle rotte attraversate. Ma sereni. Sereni per essersi ritrovati lì, dopo tanti viaggi, porti, mappe, cieli e maree.
Dopo chissà quanti diversi sguardi, dita, corpi, voci, parole. Dopo chissà quanta strada percorsa lontani e mai condivisa. Dopo chissà quanti fogli scritti senza che l’altro potesse più farne parte.
Sorridevate come due bambini un po’ cresciuti, con in bocca il sapore delle favole ascoltate e poi dissolte.
Ma felici. Felici di esserlo voi, forse, una Favola.
Voi che eravate di nuovo e ancora insieme, per terminare le frasi lasciate a metà, pitturare le tele incompiute, sciogliere i nodi e ricomporre i ricami. Voi che avevate di nuovo e ancora il tempo, il fiato e la voglia per essere voi e basta, come una volta, come forse sarà sempre.
Quando ti sei svegliata non saprei dire esattamente che cosa hai provato.
Malinconia? Nostalgia? O smarrimento?

“Non lo so, Piccolo Principe – per quanto tempo ti ho chiamato così – non lo so, come non so adesso dove sei, con chi sei, come stai. Se, da qualche parte, ancora, ci sei.” [Leggi tutto...]

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Moderato In Re Minore

Sono la regina delle parole senza voce.
Movenze di velluto rosso e sogni di cristallo.
Amaranto e turchese in un battito di ciglia.
Donna insondabile e insicurezza di bambina.

Era il Primo Quarto di Settembre e tu avevi paura.
- Non ho mai desiderato una donna come desidero te -
Ma desiderando la donna hai amato la bambina.
E hai amato la donna desiderando la bambina.

E ora, se non parlo e ti guardo.
Se non parlo e percorro il tuo profilo con le dita.
Non pensarmi distratta, non temermi distante.
E’ per lo stupore di sentire se sei vero sotto ai polpastrelli.

Dammi adesso soltanto il tempo di capire.
In che modo sei riuscito a far franare questi muri.
Che anche io posso lasciarmi un po’ addomesticare.
Perché da te non ho mai avuto voglia di fuggire.
Come si impara a non vergognarsi dell’amore.

Tua.
10/09/05

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare