Il miliziano di Roberto Tamagnini

La giornata era soleggiata, calda, le fronde delle palme si piegavano appena alla brezza leggera che proveniva, carezzevole, dall’oceano.
La luce era violenta sul mezzogiorno ed acquietava il rumore ed il lavoro del piccolo porto; le barche dondolavano appena sulle piccole onde; un sentore di pesce affluiva dalle casse, ormai vuote, che si accatastavano sulle calate e nei vicoli.
L’aria, pesante, nonostante la brezza, faceva indulgere all’assopimento ed era ciò che succedeva al giovane Fernando, che si riparava all’ombra di una baracca, nel pulviscolo dorato, con la schiena appoggiata alla parete, sentiva che gli occhi gli si chiudevano, mentre la mente gli si apriva e pensava alla sua vita.
Nei vicoli maleodoranti, nelle baracche ferveva una vita miserabile, un magma di sogni e di peccati; torme di ragazzini semi-legittimi correvano per le stradine, pronti ad ogni avventura.
Fernando si era ormai sviluppato, non molto alto, ma robusto, il viso affilato tendeva ad indurirsi, i tratti erano appena marcati, ma gli davano un’aria virile al di sopra dell’età.
Soldi non ne aveva, tranne quelli che riusciva a procurarsi con qualche traffico più o meno lecito. Non si azzardava ancora ad entrare nei giri che contano e che lui aveva intravisto; era smanioso di cominciare, di fare soldi.
Fernando era di intelligenza acuta, diventava riflessivo quando occorreva prendere delle decisioni, allora la sua banda di ragazzi ne rispettava i silenzi, sapendo che lui avrebbe agito per il meglio.
Non capiva nulla né di politica, né di economia, vedeva solo il luccicare del denaro che dava potere e poteva comperare corpi, anime e belle auto luccicanti. [Leggi tutto...]

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