Lei dorme…

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Scendo le scale e sei sola
sul tuo letto di lacrime
io mi avvicino
passeggiando tra le fiamme
mentre la luce continua a spegnersi
il tuo viso che si allontana nel buio
ma sento il pianto nella mia mente
e il dolore
di non poterti salvare
voglio correre mentre le fiamme mi consumano
il tuo pianto diventa silenzio
e la strada si ricopre di sangue
comincio a nuotarci dentro
fino alla riva del tuo letto
mi appoggio alla tua veste
ti sorrido piangendo
e il tuo volto non mi guarda
ora dormi…
non voglio svegliarti.

Lacrime proibite

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Questa è una mia canzone, scritta dopo un’intensa e dolorosa delusione.

LACRIME PROIBITE

Dimmi chi sei davvero
spietato demone incantatore
Sei la mia giusta punizione
o soltanto finzione?
Nei tuoi abiti lisi
io m’accingevo ad entrare
Sulle tue labbra carnose
non smettevo, oh mai di osare…
baciarti
accarezzarti
…illudermi beato!

Allora dimmi che vuoi ancora
da me…oh schiava del mistero
e dell’orgoglio insano
Sul tuo volto stendo un velo
ora, ho bisogno d’offuscarti
Vorrei non soffrir più invano
nell’eufonia di perdere…di perderti…
Nei tuoi abiti lisi
io mi riscopro un fantasma
Sulle tue labbra carnose
sangue velenoso…
baciarti
accarezzarti
e soccombere come un dannato!

Esalando ultimi respiri…
dai miei occhi non sgorgheranno più
lacrime proibite!

Vorrei esser malato per preoccuparmi della mia morte
invece che star bene e pensare a te…
25/10/03

La Porta

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Risuonano le note, piano
nella sala di notte,
con incomprensibili voci
le tue molte labbra
sussurrano nel mio petto.
Non sono favole,
nel regno dei desideri
desiderare è il fine ultimo.
E in te m’asciugo e mi consumo,
in te mi sento l’aria,
ove nasce e sgorga
ancor pulita…
e tutto questo
è solo un pensiero
di uno degli uomini che hai catturato,
uno dei tanti
che risiedono in me
e che prima di te non c’erano
e che prima di te amavano nascondersi
e che prima di te non conoscevo…
ancora…il sole è una vampa…
artiglia le mie anime
per riportarle a ciò che è passato
e che prima di te non esisteva
e che prima di te era oblio…
Sarai forse la porta
che attraversavo fuggendo?
La porta che mi ricordava
i passi, la differenza tra i mondi
e regolava la mia distanza
tra reale e indefinito.
E non sopporto più
questo nodo che lega la mia voce,
sò solo scrivere ancora
ed ancora, ed ancora…
E tutto questo
è solo un pensiero
di uno degli uomini che hai catturato,
uno dei tanti
che risiedono in me.
Nati da te,
attraversano te,
interminabilmente.