La chiave dei tuoi sogni

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Senti la mia mano

che ti sfiora le palpebre chiuse?

Vedi il mio corpo evanescente

su di te,

muoversi piano,

senza far rumore?

Entrerò nei tuoi sogni

ogni notte della tua vita,

ora,

che mi hai regalato la chiave

e la custodirò gelosamente

tra le mie cosce.

La sorpresa di crescere

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La discesa non finiva mai. Aveva la sensazione che fossero passate delle ore da quando aveva cominciato a scendere quella scala, a furia di gradini le gambe le dolevano, i polpacci erano di granito. La luce, man mano che s’avvicinava al centro della terra, anziché sfumare sembrava aumentare. Le pareti rocciose brillavano come se fossero ricoperte di lamé.

Quando era tornata a casa dalla gita scolastica allo zoo era successa una cosa molto strana: rientrando nella sua stanza aveva trovato una pergamena arrotolata sul letto, scritta con inchiostro verde e conteneva un invito.

La signoria vostra è invitata stanotte alle ore 24 alla cerimonia nuziale che si terrà nella sala delle ninfee accanto al lago.

Quale lago? E chi erano gli sposi? Sotto alla scritta c’era anche una mappa che indicava la strada da prendere e tutto faceva pensare che l’entrata fosse la porta della sua cantina. C’era stata molte volte, non aveva mai notato niente di particolare laggiù. Probabilmente era uno scherzo di suo fratello.
Dopo cena aveva studiato un po’ prima di andare a letto e quando si era fatta l’ora di dormire, si era messa sotto le coperte, ma la curiosità era stata più forte della stanchezza.
Raggiunse una specie di pianerottolo: davanti a Giada c’era una porta con sopra incisa una scritta.

E’ l’abilità del tagliatore di diamanti che svela la bellezza che giace nascosta nelle pietre.
 

Che significato poteva avere quella frase?

Tentò di girare la maniglia, ma sembrava bloccata. Non sapeva cosa fare, forse doveva tornare indietro e lasciarsi alle spalle tutta quella strana storia. Stava quasi per risalire le scale, quando udì i rintocchi di un orologio: era mezzanotte. Appena l’ultimo suono svanì nell’aria, la porta si spalancò lasciandola di stucco: la Sala nelle Ninfee apparve in tutta la sua bellezza.

Appena varcò la soglia, il suo pigiama si tramutò in uno sfavillante abito nuziale, tutto ricoperto di piume bianche luccicanti. Giada s’avvicinò alla riva del lago per specchiarsi nell’acqua limpida e la sorpresa di ciò che vide fu così grande che a momenti non vi cadde dentro. Non era più la bambina che tutti prendevano in giro per l’apparecchio ai denti e gli occhiali da vista, ma una splendida donna.

Alle sue spalle comparve l’immagine di sua madre che le diceva: “Alzati o farai tardi!”

Giada aprì gli occhi e si trovò nella sua stanza. La sveglia segnava le 7.30. Si alzò in fretta per correre allo specchio ed eccola là, la bambina di sempre. Aveva sognato tutto? Che peccato, si era sentita così speciale! Forse c’era un messaggio nascosto in quel sogno, doveva pensarci su. Di tempo n’avrebbe avuto a sufficienza, dopo tutto oggi era solo il suo dodicesimo compleanno.

Mono-logo

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PALCOSCENICO VUOTO.

SARA E’ SEDUTA SU DI UNA SEDIA CON ARIA SCONSOLATA.

 

“Brutta giornata oggi! Lo dovevo capire subito: stamattina mi sono alzata ed ho sbattuto contro lo spigolo del letto! Eh, sì….perché…dovete sapere che quelli che progettano certi letti, in realtà, non sono altro che dei sadici! Sono belli, colorati, imbottiti, hanno un aspetto morbido…invece NO! Dentro c’è uno scheletro di ferro appuntito che si nutre di pelle umana! Già…e questo è solo l’inizio. Oggi era mercoledì…direte voi – e allora? – Certo, per voi magari è una giornata qualunque uguale alle altre: ma non per me! Lasciate stare il mercoledì: è il giorno che aspetto che torni ogni settimana! Dite che sono pazza furiosa? Può essere.

Ma se sapeste…cosa significa per me…oh, anche voi amereste il mercoledì. E’ il giorno in cui chiudo fuori il mondo per un’ora! Riuscite ad immaginarlo? NO!!!!?? Bhé, mi dispiace!

Vi confido un segreto: ho un altro!!! Come un altro cosa? Un A M A N T E ! Devo fare lo spelling? Ecco….ecco, vedo già dalle vostre facce quello che pensate di me….ma non m’importa!

Non sapete quello che vi perdete. Peggio per voi! Solo che…oggi….N I E N T E !!! Perché, se lui non mi telefona entro le 12 e 30 è il segnale che tutto va come deve andare!

Lo so….lo so….se non chiama che segnale è….bhè, noi facciamo a rovescio, che v’importa? Guardo il telefono e aspetto che non suoni…anche oggi non ha suonato entro le 12 e 30….sì, ma ha suonato alle 12 e 32!!! Non sapete cosa riesco ad immaginarmi io in due minuti! Come cosa….ma vi devo spiegare proprio tutto?”

 

SARA FA FINTA DI PARLARE AL TELEFONO.

 

“Pronto..ciao”. PAUSA.

“Problemi ..di lavoro…sì…oggi non ci riesci”

“Neanche cinque minuti?” PAUSA

“Capisco”

“E domani?” PAUSA

“Neanche domani…va bene. Allora mi sai dire qualcosa domani alle 12 e 30…ho capito.” PAUSA

“Come non essere triste?” PAUSA

“Ah, perché sei già triste tu e quindi…no, no, non preoccuparti…tutto ok”

SARA E’ VISIBILMENTE SUL PUNTO DI PIANGERE MA SI TRATTIENE.

“Sì, ciao, un bacio”.

 

“Ma scusate, non ho il diritto io di essere triste? Mi viene quasi da piangere…accidenti che rabbia che mi faccio…maledetti uomini!”

“Sapete cosa vi dico? La prossima volta che nasco………………….”.

BUIO.

Ah, l’amore!

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“Ah, l’amore…cara Giulia!”

“Per carità, non parlarmi d’amore! Sono tutte chiacchiere.”

“Ma perché dici così?”

“Io non mi sono mai innamorata, ma vivo bene lo stesso. Niente complicazioni.”

“Io invece, se guardo indietro nella mia vita, quasi quasi potrei dire di averne avuto in esubero!”

“Già, chi troppo e chi niente, sempre la solita storia.”

“Ma proprio neanche una volta? Nemmeno da ragazzina? Fa’ uno sforzo, vedrai che qualcosa trovi!”

“Se ti dico di no, è no!”

“Se proprio insisti…io invece non ricordo di essere stata sola per un periodo più lungo di un paio di mesi da quando avevo dodici anni…è impressionante! Forse mi dovrei preoccupare…”

“Cosa ti dice la tua analista a questo proposito?”

“Sostiene che è un complesso edipico non risolto…potevo arrivarci da sola senza spendere un patrimonio!”

“Già, è vero. Se lo chiedevi a me te lo dicevo gratis!”

“Grazie, adesso me lo dici?”

“Tu non me l’hai chiesto!”

“Bhè, pazienza. Ormai….”

“Ma almeno ti sei divertita?”

“La questione non è se mi sono divertita…non essere riduttiva! Certo amare è qualcosa di magico, ma è anche faticoso, te lo assicuro, molto faticoso. Però non ci rinuncerei per niente al mondo!”

“Non ti capisco…”

“Vedi, l’amore è strano: è come un peso che ti rende leggera! Sembra una contraddizione, ma..”

“Come scusa? Come fa ad essere bello un peso….”

“Lo so, certe volte fa soffrire, ma mica sempre! E poi, secondo me,  è l’ottica che andrebbe rivista: è la mania di possesso che lo rende pesante! Se riuscissimo ad andare oltre…..”

“Mi sa proprio che sia impossibile!”

“Dici? Però solo il pensiero di riuscirci già mi rende più leggera! Non credere, ho sofferto molto…e pianto…certe volte ho pure pensato di aver finito le lacrime!”

“Scusa, ma continuo a non capire…prima affermi che è una cosa magica, poi mi parli di pianti, sofferenze…per me c’è qualcosa che non va.”

“Cercherò di spiegarmi meglio. L’amore infondo è come giocare alla roulette: tutto è proporzionato a ciò che investi. Se decidi di puntare, sai che potrai vincere, ma anche perdere: quindi, minore è l’investimento e minore è il rischio, ma è anche minore quello che potresti vincere. Mi segui?”

“Insomma..ci sto provando!”

“Al contrario, se punti molto, potresti vincere moltissimo, ma anche rimanere al verde! Tutto dipende da quanto siamo disposti a rischiare!”

“E tu…quanto hai puntato?”

“Io? Io ho un conto aperto al Casinò dell’amore…credito illimitato! Sono una buona cliente, io.”

“Che vorresti dire?”

“Niente, niente..non farci caso. Oggi va così.”