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io mi aspettavo sai da te
una risposta come il fu
e invece niente invece no,
un pugno in faccia era meglio lo so
io mi aspettavo sai da te
qualcosa in più qualcosa che
non fosse una banalità
non fosse il solito scontato bla bla
ti faccio i complimenti e
ti lascio con i tuoi gne gne
avevi tutto pier piacer
gambe suttili un bel seder
due occhioni azzurri quasi blu
non sei o no un viso d’angelo tu
in ogni ambiente un figuron
sorrisi e invidia a profusion
ma che fortuna quello li
portarsi a letto una stangona così
ma la conversdazione haimè
si riduceva un gran gne gne
Ti ho poi rivista alla tv
10 anni dopo o forse di più
un calendario e sopra tu
solite pose un cliscet de ja vou
ci dica che progetti ha
posare nuda ma perchè
è stato inbarazzante o no
all’orizzonte un fidanzato ora c’è
una studiata pausa e
lo hai seppellito di gne gne

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La mancanza che sento per lei è soffice e mi ci cullo stanco di tutto il resto. Con la mente sono proiettato in avanti, verso l’autunno che quando le foglie appassiscono si corre dall’altra parte del mondo e si vede rifiorire tutto. Ho un progetto, una cosa importante da fare, e la voglio fare insieme a lei, condividere nel presente i miei ricordi. Andare in Filippine per me vuol dire tornare in dietro fino al germoglio del mio malessere, capirlo e uscirne vincitore, Tornare in tempo per vedere una persona cara che presto non mi potrà più vedere. Ritrovare i volti sereni di chi non ha niente, un esperienza forte, intensa. Tutto questo ci servirà a capire che in fin dei conti non siamo così importanti, che le cose vanno avanti da sole come spinte da una forza lenta e costante. L’avventura della vita ci permette di avere il coraggio di cambiare le cose che possiamo cambiare, di accettare le cose che non possiamo cambiare e di riconoscerne la differenza. Si, penso proprio che ho un sacco di cose da dire a Nanà e son sicuro che questo importante punto di riferimento mi darà delle risposte. Questo avvicinarsi a un qualcosa di veramente grande, imprescindibile nascosto negli aspetti più semplici della vita, dove l’umanità non è altro che uno scherzo della natura.

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Un bacio, mi disse e da quel punto è difficile dipanare che cosa realmente fosse successo. Era un pomeriggio qualunque di una splendida giornata di primavera. Accatastando pigrizia ci si guardava sempre coinvolti e naturalmente predisposti. Ad ogni modo le cose andarono più o meno così: contorti tra le pieghe di un letto sfatto ci si abbracciava così forte da sentire il battito emozionato della vita tra le nostre braccia. La sua bocca socchiusa, il suo profumo di fresco, mi attiravano come un orso sul miele, e mi scioglievo in un bacio disperato, mi lasciavo trascinare da una mandria di cavalli sulla spiaggia a pelo d’acqua, andando sempre più in fondo a un orizzonte che cambia ad ogni colpo d’occhio. Era come se si vivesse tra un continuo alternarsi di tramonti calmi e profondi e albe cariche di forza e frenesia. Ho chiuso gli occhi e un milione di luci pulsavano come fari nella notte buia, dentro al languido cercare, fuori per sentire sempre di più dentro. E rotolarsi in infiniti riguardi, ci si ritrova a sussurrarsi parole affezionate, quelle parole mai dette, che ti irradiano di calore a sentirle. Quando tutto sembra essere conosciuto ecco che quella piega del collo, quei capelli arruffati, il pronunziarsi del tuo seno, mi fanno ricordare di avere vissuto, di esserci sempre, e non dimenticare mai.

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Sbuccio una mela, sento la sua polpa sciogliersi sotto i denti come milioni di piccole capsule contenenti liquido dolce, le bucce le do al cane, sento un suono croccante, fresco. Mi avevano detto di non toccare quella mela, ma il suo aspetto lucente, il suo profumo discreto mi ha fatto cambiare idea e camminando sull’acqua assaporo il gusto dell’attimo infranto. Melania è più giovane di me, ma la sua intraprendenza, il suo piglio risolutivo la fa sembrare più matura della sua età. Si muove sciolta e naturalmente sinuosa, i suoi passi sono decisi e veloci e non le ho mai visto indossare dei pantaloni. Il suo portamento fiero e inarcato verso l’alto la fa sembrare quella che si dice una persona tutta d’un pezzo. È allegra e spensierata e sembra quasi, se si potesse vedere, che sia avvolta da un aurea di positività. Quando la guardo cerco sempre di immaginare a che cosa sta pensando, e spesso capita che il suo pensiero coincide con il mio, allora ci diamo un occhiata e sorridiamo divertiti. Non credo che sia una coincidenza averla incontrata, semplicemente ritengo che le cose dovevano andare così, e che comunque prima o poi ci saremmo visti. Il nostro incontro è avvenuto in un momento particolarmente propizio, proprio quando le ferite si erano rimarginate, quando la solitudine iniziava ad avvolgerci con il suo pesante tocco, e quando le prime tenere gemme sbocciavano dopo un lungo e rigido inverno. Ci siamo lasciati trasportare dolcemente dal destino che conduce per mano chi lo accompagna e trascina colui che gli resiste. Avvolti in un incantesimo di dolcezza e protesi l’uno verso l’altro cerchiamo di assomigliarci nella nostra immensa diversità.

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A cavallo del tuo fondoschiena ti stiro, premo sui muscoli con il peso del mio corpo, ti parlo con le mani che affondano nella tua pelle. Disegno un motivo, è un movimento circolare che scioglie i nodi dei tuoi nervi tesi. Ti abbandoni mormorando un sì con la bocca aperta affondata sul cuscino. Penso al ritmo della musica e ti sento sotto la pelle, lungo il mio percorso a caso cerco un nodo da sciogliere, una preoccupazione sedimentata, dimenticata, e ti impasto a fondo come quando si prepara il pane. Raccolgo i tuoi fianchi, disegno il tuo dorso con la punta delle dita, seguo la linea del tuo collo e mi perdo stringendo le tue braccia. Dentro c’è tutto un mondo che combatte, che reagisce che muore e rinasce in continuazione, è una avvincente battaglia senza né vinti né vincitori. Penso a tutto quello che succede qui dentro senza nemmeno rendersene conto e ti sollecito mi aggrappo a te sul filo che ci collega, mi perdo in una infossatura morbida la circondo di attenzione, sento come è fatta, è soda e sguiscia dalle mani. Sono entrato in una dimensione nuova, sono concentrato nel vuoto, e tutto sembra andare da solo, con quel morbido trasporto, con la consapevolezza di esserci e farci del bene.

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Notte di festa che sfuma nel giorno mi trovai d’un tratto dentro un doppio sogno tutto sembrava possibile da quel momento passione indifferenza dolcezza e crudeltà. È questo che solitamente succede se c’è un filo che lega due uomini a una donna io ritenevo distanti ma sempre al mio fianco uno era negli occhi l’altro era dentro di me.

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Oggi sei in piedi su due cavalli bianchi che trottano impettiti e fieri, sei in equilibrio col loro passo e guardi in alto il pubblico che ti applaude, senti il calore della loro pelle, sangue caldo che fluisce veloce. Siamo così emozionati, così uno nei panni dell’altro stimolati da un continuo calore, da una luce perpetua, dal battito veloce del nostro cuore. È un immagine trionfale quella che vedo di te vestita di riflessi sgargianti sulla pelle nuda liscia e morbida come una piuma. Mi lascio commuovere dai tuoi gesti così delicati come i primi fiori dopo il disgelo, così tondi, sinuosi come le linee del tuo corpo abbandonato, fresco di un bagno in un ruscello di montagna. Ti sento mentre entro dentro di te risucchiato dal tuo calore, siamo un motore che ruggisce, spinto a una velocità folle e tutto batte ritmicamente sprigionando energia che si scioglie a contatto dell’aria. Un motore perfetto dove ogni elemento partecipa a una grande trasformazione bruciando gioia, autoalimentandosi di una passione sfrenata senza confini. Le nostre parole sussurrate mi fanno arrivare in fondo e ritornare indietro sentendo il piacere di un lamento, il brivido di un morso, il contatto impercettibile di una mano sul tuo seno. Ci lasciamo trasportare dall’istinto in questo viaggio a rotta di collo in un tunnel profondo dove non si vede la fine. Giochiamo con l’innocenza dei bambini avvolti da un lungo abbraccio dove i pensieri corrono veloci. Poi ad un tratto i nostri muscoli si tendono arriviamo in un luogo sconosciuto, misterioso nel profondo dell’anima e tutto cade in un silenzio di pace, solo il nostro respiro rimane su questo prato di fiori appena nati.

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In un paese lontano avvolto dal verde lussureggiante venni a contatto con una tribù di sole donne. I loro corpi sembravano forgiati dal sole, slanciati e prosperosi si dimenavono in danze rituali. Io camminavo su uno stretto viottolo di terra rossa avvolto da un mantello di velluto consumato con al collo un crocifisso d’argento e degli stivaloni neri. Un ritmo incalzante accompagnava il mio cammino, erano i tamburi che annunciavano il mio arrivo. Intorno a me si apriva una folla di donne sorridenti, nude come Dio le aveva fatte con collane variopinte e i capelli fluenti neri come la pece. Sembravano eccitate e incuriosite e si scambiavano bisbigli di ammirazione guardandomi senza conoscere alcun pudore. Erano tutte giovani e belle con i seni turgidi e protesi all’in su, i loro denti bianchi contrastavano sulla pelle scura morbida e ben tirata. Mi trovai davanti a una capanna e armato di coraggio e speranza entrai dentro. Il pavimento era formato da tanti teschi umani interrati e al centro della stanza c’era un trono in legno d’ebano intarsiato, adagiata e rilassata, comodamente seduta c’era lei, il mio amore segreto, nuda e cosparsa di cenere su tutto il corpo mi guardava con un sorriso malizioso. Unico ornamento era una collana di piccole conchiglie e un fiore rosso nei capelli. Mi inchinai e con un lento movimento sguainai la mia spada per offrirgliela in segno di riconoscenza. Consapevole della sua immensa bellezza fiera nei suoi movimenti regali fece segno di avvicinarmi con un gesto inequivocabile, lento e cerimonioso, mi prese la testa tra le mani e mi baciò selvaggiamente, sentivo la sua lingua prepotente muoversi veloce e sicura nella mia bocca. Era un bacio violento ardente di voglia spontanea e animalesco, il mio cuore batteva al ritmo dei tamburi e mi sentivo sciogliere in un immensa estasi momentanea. All’improvviso apparvero due donne con un gigantesco piatto da portata che riposero ai miei piedi, era pieno di succulenti cosciotti arrosto, guarnito da fiori esotici. Iniziammo a mangiare avidamente, aveva un sapore dolciastro e solo alla fine mi resi conto che avevo mangiato carne umana. D’un tratto mi svegliai e la vidi distesa avvolta nel sonno, era così serena e beata e mi venne voglia di baciarla ancora, e con grande meraviglia sentii quel sapore dolciastro nella sua bocca.

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Al risveglio ci trovammo avvinghiati come due lumache con il sonno fresco fra le pieghe dei nostri corpi, un istante irreale che vacilla fra la notte e il giorno. Mi sentivo piacevolmente accolto in un letto sfatto pieno della nostra presenza, delle parole sussurrate durante la notte, del tiepido contatto di una carezza. Misi su un caffè e mi lavai il viso, gesti meccanici di un desiderio di dare senza ricevere. Sotto una doccia calda ci lavammo con un infinita cura reciproca, l’acqua scioglieva i ricordi e ci dava nuova vita. Un bacio al sapore di caffè e un occhiata furtiva all’orologio. Stava iniziando un nuovo giorno di una vita comune, ma racchiuso in noi restava il segreto di un grande amore, forte e sereno che ci avrebbe accompagnato fino al nostro nuovo incontro, sempre più vivo e intenso.

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Stordito come da una sbornia secca, mi guardavo intorno e tutto mi sembrava avvolto da una luce chiara irridescente, tutto il mondo mi sorrideva e la mia anima gioiva. Quando la rividi sembrava esserci un intesa segreta, un implicita risposta a tutte le domande, e assetati delle nostre vite, ci raccontavamo con profondo trasporto, di amori passati, di piccole manie, di ferite rimarginate, con quella avidità di sapere che solo due innamorati possono avere. Sembrava di danzare trasportati dalle parole, e ogni gesto faceva parte di un gioco seducente, creativo, intrigante. All’improvviso mi sembrava che tutto il resto intorno a me non esistesse più. Ero assorbito dal suo profumo, stregato dal suo sorriso, e con semplice naturalezza le nostre mani si incontrarono. Fu li che decise di invitarmi a casa sua, un piccola casa vecchia inondata di colori, io osservavo ogni piccolo dettaglio, di quell’ordine sparpagliato e come in un improvviso incanto ci abbracciammo in un bacio struggente, le sue labbra sembravano una calamita, la sua pelle un petalo di un fiore. Quel bacio stava diventando una fuga lontana, un percorso di passione a rotta di collo, nessuno sapeva dove saremmo andati a finire, contemplavo ad occhi chiusi i movimenti della sua lingua sulla mia, movimenti ora lenti e languidi, ora tumultuosi e frenetici. La presi tra le braccia e la strinsi forte sul mio petto, i nostri corpi pulsavano di una voglia incontrollabile, una voglia di esplorare confini segreti, inviolabili, le nostre mani si incontravano tremanti con quel lieve sfioramento così tenero e sensibile.