un clik per diventare amici, che follia!
Un abbraccio, uno sguardo, un rito che si ripete nel tempo.
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Come ammettere i nostri torti
di amare e poi seppellire per sempre
quello che hai creduto credere
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Ti ho sentito così vicino ieri, sei entrata nel mio piccolo mondo nel segno della solidarietà e allora ho pensato che qualsiasi cosa ci può succedere la vivremo insieme e tutto ci farà meno paura. Siamo così reciprocamente reattivi, così volontariamente amalgamati, che la nostra sembra una ricetta segreta che tutti cercano. Un intesa perfetta, dire ciò che esce dal cuore contemporaneamente ridendo felici sapendo di essere sulla stessa strada, di condividere uno spettacolo mutante, misterioso e affascinante. Il tono della nostra voce si spalma sulla nostra pelle, i nostri sguardi toccano l’orizzonte attraversano muri per poi scivolare in una distesa tranquilla dove ci si lascia trasportare con fiducia. Niente è lasciato al caso con te ci proiettiamo in una realtà in costruzione con la solida consapevolezza di fare il giusto per noi stessi, di sostenerci con intelligenza e di lasciarci trasportare dai nostri istinti più sinceri. Un avventura meravigliosa adorare i tuoi piccoli dettagli, le tue commoventi imperfezioni, il tuo fiorire e rifiorire perpetuo. Nulla e nessuno ci può rubare questi momenti, sono progetti che rimarranno nel tempo e ci aiuteranno nei momenti più difficili, dove tutto sembra perduto, ritrovarsi sarà rinascere insieme, e se sarai stanca ti aspetterò per poterti avere ancora al mio fianco.
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Su un promontorio scosceso, dominato da quel selvaggio disordine cercavamo i gradini di pietra di un antica mulattiera. Le nuvole gettavano ombra ad intervalli brevi lasciando un fresco respiro tra i rumori del prato. Era una casa modesta nascosta nel verde, tra palme e tombe romane incustodite, ma la sua posizione fiera abbracciava un orizzonte movimentato di montagne che dolcemente si immergono nell’acqua. Avevamo tutti quella piacevole sensazione di stare in un posto protetto, nascosto da tutto e rivolto verso il sole. Quell’odore di muffa e il salnitro fiorito sulle pareti mi faceva pensare a un momento armoniosamente violato, era facile trovare il proprio angolo, e ognuno di noi sembrava averlo catturato istintivamente. Tutto quello che succedeva sembrava racchiuso come da una parentesi magica e io mi sentivo piacevolmente a mio agio rispetto a una condizione così insolita. Loro erano in una predisposizione speciale, di quelle situazioni dove ti lasci andare piacevolmente invischiato in quella dolcezza così spontanea. Mi sentivo circondato di attenzioni, quei gesti squisitamente femminili, quel modo di manifestare il proprio carattere così diverso tra di loro mi faceva sentire beato. Sdraiati al sole accarezzavo i corpi nudi senza chiedermi di chi fossero, e aggrovigliati nel desiderio come rami di edera attorno a un tronco d’albero ci lasciavamo trasportare da questo senso di pace. Condividere i rituali che spesso si compiono senza nemmeno rendersene conto acquistava un valore diverso nel farli insieme, un divertente modo di ritrovarsi nella quotidianità. Pensavo che forse un impulso di gelosia avrebbe smontato quel delicato equilibrio, ma a loro andava bene così continuando a giocare amalgamandosi in quel comune senso di trasgressione.
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Avrei voluto parlarti ma come al solito la mia bocca tace. Preferisco ricordarti abbandonata tra le pieghe del letto e i capelli sfogliati sul cuscino. È un momento di pace sentire il tuo cuore pulsare, mentre bacio il tuo seno candido, mi avvolgo nella tua pelle cercando di capirti, di sentirti. Il sesso è la cosa più divertente che ho fatto senza ridere, diceva Woody Allen, tu riesci anche a ridere. Questo è un lato oscuro da approfondire, io così poco abituato a ridere mi trovo davanti a un sole splendente in tutta la sua energia, Questo sentirsi naturalmente diversi mi stimola, mi fa guardare il mondo, partecipare a questa grande evoluzione. Dedico a te tutti i miei pensieri e continuo a non dire ciò che voglio dimostrare, amarti.
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La sveglia era puntata alle sette e trenta ma già da prima sentivo dei rumori, gente nuova venuta da fuori per aiutare, consegne a domicilio, una giornata decisamente particolare. Fuori, tutto sembrava pulito e in ordine e attaccato all’ometto c’era il doppiopetto e i pantaloni. Dentro mi sentivo devastato dall’ultima sbornia e ancora un po’ annebbiato. L’acqua corrente fredda spesso aiuta e un buon caffè doppio fumando una sigaretta. La vestizione è un gesto sacro e mentre indossavo la mia maschera guardavo perplesso chi esordiva con esclamazioni. Tutto ciò che mi ricordo è un farfallino rosso che per annodarlo ho dovuto guardare sul dizionario le figure. Mi ritrovai in comune nella sala cerimoniale, tanti sorrisi scontati e un certo tono ufficiale, io non mi sentivo di dire niente nauseato nella mia indecisione. Ecco forse una cosa avrei detto: si, un si per farla finita un si innaturale. Genitori, amici e conoscenti ordinati per settori guardavano ansiosi mentre i flash rompevano un attimo. Mi sentivo come se mi avessero tappato le orecchie e fatto girare e girare, le gambe iniziavano a tremare. L’assessore era una donna di cinquant’anni piena di promesse duttili, di giudizioso esempio, e noi eravamo seduti su delle specie di troni/poltrone rosse affondati in un rigido stato di attenzione. I nostri anelli erano uno incastrato nell’altro, come due tasselli che combaciavano perfettamente, e dopo doverosi fraintendimenti un bacio fece scoppiare un applauso.
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Ho provato a immaginarti, in un mare profondo nuotando come una manta vellutata. Ho provato a immaginarti appesa a un picco scrutando l’orizzonte. Sei nei miei sogni, nella mia speranza e come fiori di un grande mazzo ti vedo armoniosamente ovunque.
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È stupefacente come tutto può nascere per caso.
Uno sguardo languido,
sfiorare una carezza tremante,
appassionarsi ad un lobo,
lasciarsi sciagattare di baci,
affondati nel divano cullati da una dolce melodia.
Il fondersi del nostro cammino scalda,
avvampa e stanca,
chiudo gli occhi e ti sento persa.
La passione nasce pulsando
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La passione nasce pulsando come un motore idraulico che va su di giri, che spinge con un impeto prepotente i pensieri coinvolti e pieni di speranza. Spesso ti chiedi se staremo ancora insieme negli anni che passeranno, io ti rispondo che è meglio vivere giorno per giorno, puntati al massimo della potenza, concentrare le nostre forze nell’attimo che si sta vivendo. Il perpetuo dell’oggi è questo motore sordo, alimentato da una spinta lenta e costante. Mi sento bene vicino a te e mi apro alla vita, tutto ha un sapore denso e i tuoi baci mi rinfrescano le labbra. I nostri corpi sono due tasselli di un mosaico infinito e io mi perdo nell’ambiguità di una sfumatura. Ti vedo così, struccata con quelle esili imperfezioni sacre, così tue e sincere. Mi immergo in questa essenza parlante di particolari rilevatori, e sereno percorro su una linea di fuga infinita. Si parla tanto di montagne da scalare, ma la mia vita sembra essere in discesa rispetto a quello che ho passato, e a volte penso che potrei fare tante altre cose nella vita, ma ammiro molto il tuo modo di credere. È necessario pensare che poi avere il mondo ai tuoi piedi, avere il coraggio di cambiare le cose. In fin dei conti è tutta materia che si trasforma, un evoluzione continua di microbi che prolificano e si mangiano a vicenda. Ti immagino avvolta nel porpora mentre dormi abbandonata ai sogni di maggio, e percorrere con un dito una scultura, definendone i contorni. È una visione fertile un pensiero morbido che porto dentro di me.
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Dimostrazione
“Donne! Avete finito di faticare e tagliarsi le dita d’ora in poi ci sono io”. Così diceva un po’ spavaldo uno strano personaggio con la parannanza stretta al petto davanti a un tavolo bianco immacolato. Si formava vicino a lui come un improvviso interesse avido, come anime fluttuanti nella noia, abbagliate da un momento. I passanti aspettavano le grandi doti dello strumento. “Quante volte ci siamo ritrovate a sbucciare le patate con un coltello! Ora con un gesto semplice senza rischi di tagli, sempre affilato come una saetta sono in grado di dimostrarvi l’estrema efficacia di questo che certo non si può chiamare tagliapatate”. Sotto i miei occhi in poche mosse erano riposte a ventaglio fresche patatine a fiammifero, Julien di zucchine, pomodori sbucciati con una sola fetta. Sul tavolo si componeva un quadro ornamentale colorato, e quando era finito veniva velocemente buttato in un secchio con un colpo di lama per comporne uno nuovo. “Per una cena di famiglia, lei signora ha famiglia immagino… un bel pinzimonio se è presentato bene fa il suo figurone, un tocco di creatività mette il buono umore”. Tutti eravamo come ipnotizzati da quei gesti fulminei, dalla destrezza con cui usava lo strumento, in quel continuo sminuzzare c’era lo sfarzo del consumare, dell’abbondare. Il suo lavoro era a ciclo continuo ripetendo le stesse parole e compiendo gli stessi gesti. Comprai il voluminoso set e mi tagliai le dita pensando distrattamente a lui.































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