Scrivere questa storia è come riviverla, è un ricordo che è scivolato fuori dalla scatola magica che, virtualmente,tengo sotto il cuscino. In questa scatola c’è tutta la mia vita, divisa in piccoli cassetti della memoria: c’è il passato, il presente, le gioie e i dolori.
Non ho messo la parola futuro… ormai, è solo e sempre il passato che riaffiora.
Ho sofferto e ho gioito secondo il mio modo di affrontare la vita, con le sue asprezze e le sue durezze, le strade lisce, le curve, i sassi fra le ruote. Ho cercato di non avere rimpianti, ora i miei capelli sono grigi e le mie rughe sembrano graffi, però la mente è ancora viva… Correva l’anno 1943…
Molte volte mi sono chiesta: – Come faccio a ricordare un avvenimento così lontano? l’ho custodito gelosamente nel mio cuore? -
Questo ricordo è tornato vivo nella mia mente dopo aver ritrovato una vecchia foto che mi ritrae piccola in un paese del Casentino.
Tutto è iniziato così. Questa è una pagina di storia vera vista con gli occhi di una bambina di 4 anni, era il 1943 e quelli erano gli anni della guerra…
Alcune cose le ricordo sfuocate, ma alcune, se mi concentro e guardo con la mente, sono lì davanti a me: è come sfogliare un vecchio libro farcito di parole e immagini, dolorose e gioiose.
Rivedo, sui volti delle persone, sguardi increduli e terrorizzati, le lacrime negli occhi delle donne, la rabbia e la rassegnazione nei volti degli anziani; sento i pianti dei bambini per la fame; rivedo gli sguardi fieri dei giovani combattenti che solo negli sguardi dolci e teneri delle loro donne vedono la speranza della vita.
Con la mamma, il babbo e mio fratello neonato (perché, è nato nel 1943) eravamo a casa dei miei nonni in Casentino. Tutta la famiglia era riunita di fronte al camino dove, sul focolare, attaccato a un gancio, pendeva un grande paiolo nero che, borbottando, cuoceva le patate. Le scintille del fuoco sembravano tante stelline che si perdevano lungo la cappa del camino e io mi chiedevo sempre dove andassero a finire tutte quelle piccole luci…
Fra una patata lessa e un pizzico di sale gli adulti parlavano e si raccontavano tante cose, ma io non ne capivo completamente il significato, però un giorno, che all’apparenza sembrava come gli altri… accadde qualcosa… nella piazza del paese legarono agli alberi alcuni uomini, io ero seminascosta dietro i vetri di una finestra, mia madre non voleva che guardassi le brutture della guerra, ma io ero curiosa e con un occhio riuscii a vedere una scena raccapricciante che non ho mai dimenticato.
[Leggi tutto...]
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare



















Commenti recenti