Un vagito ci chiamò

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Come avvolti da un alito magico, avevamo invitato la vigilia di Natale i parenti più stretti per festeggiare la nascita di Emanuele.
Il ruolo di neo – genitori ci riempiva di gioia, anche se non mancava in alcuni momenti un fondo d’ansia per la responsabilità cui temevamo di non essere all’altezza, soprattutto quando il piccolo piangeva e non capivano il perché.
La gestazione era stata difficile: vomito e minacce d’aborto per sette mesi. Avevo dovuto ‘covare’ il mio ‘pulcino’ immobile a letto, aiutata in tutto dai genitori e da mio marito.
Dopo la nascita,il 12 Dicembre, però, ogni sacrificio era stato dimenticato.
Lele era piccolino: navigava nelle tutine ed era così buffo con i capelli foltissimi, tipo ‘spazzola militare’! Solo durante il bagnetto la testa si ornava di riccioli a serpentino ed il viso sembrava più tondo.
Trattenuti in clinica per qualche giorno in più del previsto, – l’ittero che aveva infierito sul piccino,- eravamo tornati a casa in prossimità del Natale.
Oltre al grande fiocco blu di raso e tulle guarnito da campanelline d’oro, avevano trovato nell’ingresso luci colorate, nastri di filo argentato, coccarde, nenie natalizie. Emy aveva aperto gli occhi ben bene: ascoltava i suoni e metteva a fuoco le luci, rendendoci euforici: non ci aspettavamo attenzione così ‘lunga’ verso l’ambiente. [Continua...]

L’Eco Rossa di Lucia Visconti Cicchino

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Nonna, io? -

Squilla il telefono.
Poche parole scambiate da Enrico Viviani: non si capisce granché, ma tutti hanno udito ‘ospedale’.
- Cosa è successo? – chiede la moglie, Daniela, con un pizzico d’ansia.
- Rita è in sala travaglio – risponde, cercando di trattenere l’emozione.
- La mia bambina, in sala travaglio!
Immediato il ricordo dei suoi parti: Rita non deve soffrire così.
Accanto a lei c’è Francesco: un sostegno psicologico importantissimo, ma non ne diminuisce le doglie.
Non pensa a “Desiderata”, che incarnerà una stupenda pasqua. Vuole solo correre dalla figlia.
- Prima pranziamo, poi andremo. – temporeggia Enrico. La barba bianca ne fa l’immagine di uomo saggio, certamente concreto.
Ma cosa dici? Vuoi arrivare quando già ha partorito? Per favore portami da lei.
- Mangiamo. Non si sa per quanto dovremo aspettare: è il primo figlio.
Daniela, capelli grigi, curati, occhi acuti, ma circondati da borse ben visibili, sbocconcella e inizia un monologo a mitraglia: “Riuscirà a respirare bene? La bambina avrà il laccio ombelicale che ostacola il parto? Noemi è così minuta: non dovranno ricorrere al cesareo? Quando nacque, il travaglio non fu ‘accio’, ma era il secondo parto. Durante il primo, non riuscivo a comprendere le varie fasi e andai letteralmente in ’tilt’”.
- Per favore: o mi accompagni o prendo il taxi.
Il marito comprende: non è il caso di tenerla troppo sulla corda.
- Sono pronto.
Arrivano dopo circa tre quanti d’ora: (non doveva essere quella la strada più breve e meno transitata!?) Suonano in sala parto.
Un’ostetrica informa con voce professionale che non ci sono novità.
Passa un’ora.
Dalla porta escono dottori, barellieri, personale ausiliario, ma nemmeno l’ombra di notizie.
Enrico non commenta, ma da segni di impazienza.
La moglie è irrequieta.
Rita avrà la sua creatura e troverà compenso ai dolori, ma intanto si sente dilaniare.
- Questa piccina – pensa – quanto stenta ad uscire?
L’attesa è snervante. [Continua...]