
Maledetta chiave -
Correva l’anno 1970. Erano le ore diciannove di una tiepida giornata primaverile, le ombre si allungavano, cominciava a imbrunire. Nella pista di pattinaggio e nel parco giochi, ricavati in un’area verde tra alberi secolari di varie essenze, alla periferia della città di Bonsur, capoluogo di una vasta provincia di una nazione del centro Europa, erano rimaste poche persone.
Una procace ragazza bionda stava riponendo i pattini a rotelle in una borsa sportiva.
«Sono Konrad,» le disse un bell’uomo di media età, elegante, con vestito grigio scuro a doppio petto, camicia bianca e cravatta blu, soggiungendo «dove abita?»
«A un paio di chilometri da qui, in via Fater» rispose lei.
«Ma guarda un po’ che combinazione, devo passare proprio da lì, vuole un passaggio? Ho l’auto parcheggiata giusto a due passi» disse lui, indicando con un braccio una lussuosa vettura sportiva rossa.
«Grazie, non si disturbi» si schermì lei.
«Si figuri, andiamo pure» incalzò lui avviandosi. E subito le chiese:
«Come si chiama?»
«Greta Smart» rispose lei, accondiscendente. Era tranquilla, non solo per le buone maniere di quella persona, ma anche lusingata di salire su quella bella macchina, pur se un po’ confusa per quanto le stava accadendo.
Partirono, ma dopo un breve tratto di strada lui si frugò nelle tasche e disse: «Per la miseria devo andare a pagare l’avvocato ed ho dimenticato il libretto degli assegni. Le dispiace se faccio una puntata fino a casa?»
«Abita lontano?» [Continua...]


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