Il caldo era davvero impressionante nonostante le ampie finestre spalancate e la stagione tardo autunnale, ma a Livia non dava fastidio più di tanto. Riusciva ad esser sola in mezzo alla confusione mentre i suoi pensieri vagavano leggeri, cullati da una corsetta veloce sul tapis roulant, dal galleggiamento sullo stepper e dalle falcate sull’ellittica per poi posarsi sugli attrezzi di pesistica. I gesti erano quasi meccanici, autonomi, cosicché la sua mente era libera di disegnare. Disegnava profili quella sera, uno in particolare che non riusciva né a dimenticare né più a mettere a fuoco per quanto avesse tentato di farlo in quegli ultimi giorni. Lei e Massimo, i loro progetti… dovevano iscriversi insieme anche se non avevano ancora deciso dove, e poi… chissà dov’era adesso…
“Sotto sforzo si espira” le avevano insegnato, così rossa in volto per la fatica soffiava aria fuori dai polmoni ogni qual volta contraeva l’addome piegando il busto in avanti, su quella sedia delle torture…
- Uhhfff… e dodici – si diceva mentre risaliva.
- Ancora altre otto… – pensò – Se mi concentro sulla respirazione, ci riesco – La sua mente poteva anche non focalizzare ma il suo occhio lo riconobbe subito quando, ancora con la testa appoggiata allo schienale dell’attrezzo, risalì continuando il suo esercizio.
[Continua...]
Una sera
Cicatrici
Gelido inverno
indifferente brucia
rosse labbra d’estate schiuse
Cicatrici insoddisfatte
a vestire i labili sprazzi di vita
Questione di “lingua”
Serata di fine ottobre. Stelle semicoperte da nebbia umida. Un viale quasi deserto, lo stesso di sempre. Una macchina appartata. Vetri appannati da respiri ansimanti. Dentro l’abitacolo lui, lei. Incontro di mani, di gambe, forme indistinte. Carezze… e labbra incollate si muovono assaporandosi ora veloci e appassionate, ora più lente. Strani incontri e piacevoli danze all’interno di accoglienti ed umide caverne , non sono difficili da immaginare…
Heyyyy…. ohooo! Dico a voi… mi sentite? Adesso basta con l’immaginazione… stop, time out! Non avete udito quel cellulare squillare? Mi dispiace ma ha rotto l’incanto…
Io lo dico sempre: la tecnologia è il futuro dell’uomo ma in alcuni momenti sarebbe meglio bandirla!
Lei si scosta leggermente, respirando del respiro di lui, ed accenna un sorriso sussurrando qualcosa in una lingua incomprensibile. Lui assume un’espressione interrogativa e le chiede:
- Senti amore, potresti evitare di parlare in dialetto? -
- Ma con i tuoi amici… tu parli sempre così – cerca di giustificarsi lei
- Per me è diverso… -
- Ok, non c’è problema… Sai, per me il dialetto è la forma più familiare di comunicare, mi rende più spontanea. Ma hai ragione, a volte forse è meglio essere più formali…-
Che dite: ci sarà rimasta male? Si sarà offesa? No, no… state a sentire…
- Però amore… – continua lei dolcemente
- Siiii…?!! -
- Potresti fare più attenzione ai congiuntivi, per favore? E’ tremendamente fastidioso quando li sbagli! -
“Si è liberi dalle regole, linguistiche e non, quando pur conoscendole e sapendo farne il giusto uso, si può decidere volontariamente di non utilizzarle”
Adesso a Voi le conclusioni… 
Ho cercato immagini

Ho cercato immagini
per trattenere un sogno
come una rete gettata in mare aperto
volevo ancora capelli impigliati tra le dita
ed occhi dolci a narrarmi favole di vita
Tra fresca spuma
ti ho trovato
Ho cercato immagini
per assopire il dolore
come uno scialle
avrei voluto mi scaldassero le spalle
avrei voluto un ricordo a tenermi compagnia
Riflesso perduto tra onde sognate
avrei voluto trovarti ancora
No, non si cattura un’emozione…
perché mai tanto stupore?
Guardati attorno…
un fiore sboccia a ringraziare carezze di sole
ed un bimbo sorride curioso
inseguendo colorati voli di farfalle
zampettando caparbio la vita in festa.
E così addio…
E così addio…
Un libro da continuare, un capitolo da terminare.
Tante le cose da fare.
Gonfiando il petto ti ho chiesto aiuto. Nessuna risposta al mio richiamo.

Così ti ho detto addio…
e nel tiepido respiro delle parole
l’ultima pagina di quel capitolo, finalmente concluso, s’è voltata
mostrandomi fogli bianchi e nuove mete da tracciare.
Se nostalgia dovesse pungerti
non tornare mai a rileggere quel che è già stato scritto cercandovi conforto
ad attenderti troveresti solo pagine vuote.
Un giorno… forse…
Ero piccola. Avevo circa sei anni quando la matita non voleva proprio saperne di trovare posto tra le mie dita, mentre, sotto al banco, le mie gambe scalpitavano per la voglia di giocare. Poi la maestra m’insegnò…e carattere dopo carattere, parola dopo parola, iniziai a scrivere di animali parlanti e boschi, di fiumi e mari, e di bambini, di mamme e di papà. Mai avrei creduto però, che un giorno con l’alfabeto avrei scritto anche di te.
Di te e della tua voce che si scioglie in me
di te e del sorriso ruffiano di bimbo birbante
Calda è la stagione ma l’abbraccio non dispiace
Accelera il cuore
mentre mani sicure s’intrufolano risalendo la schiena.
Io e te vicini…
occhi negli occhi e respiro di vita.
Righe che parlano di te, righe che mai leggerai: sono mie!
Dimmi: “Sarebbero bastate per saziare il tuo egocentrismo?”
Non lo saprò mai ma non importa, son forte e sopravviverò alla curiosità.
Un giorno… forse le strapperò queste righe.
Un giorno… forse, quando riuscirò a capire che non sei più qui. Per me.
La villetta sul mare
La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato forse perché l’azzurro di cui è rivestita è l’unico colore che riesce a donarmi serenità. Confesso che la strana forma che ogni notte sembra cullarmi dolcemente insieme al fatto di non dover più dividere la stanza con il disordine di mia sorella, sono state per me due belle sorprese di queste vacanze estive. E’ da circa due settimane che ci siamo trasferiti in questa villetta a dir poco incantevole, situata a due passi dal mare: affacciandoti da qualunque apertura della costruzione puoi vederlo ed ascoltarne il rumore, sentirne l’odore… Grazie davvero Giulio del bel regalo: ospitarci per le ferie estive in questo piccolo paradiso! Papà ha proprio ragione nel dire che sei un grande amico! Questa notte però non riesco ad addormentarmi, tutta colpa di questa febbre…
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Un attimo infinito
Sul campo di battaglia
inaridito dal vento
tempesta s’abbatte
L’eterna lotta riprende la sua danza
Vecchio e Nuovo
da sempre inestricabile bivio dietro loro
Guizzanti spade
d’antichi ricordi affilate
inesorabili fendono le ali del Tempo
Mentre l’Eco lontana immobilizza e incatena
tutto è sospeso…
…e Vita scorre ignara
Un attimo infinito…sembra una contraddizione ma non lo è. Questi momenti accadono più spesso di quel che si possa pensare. Tre parole per tentare spiegare un momento, l’attimo in cui rispondendo al cellulare ho sentito una voce… Una voce che MAI avrei pensato di poter ascoltare di nuovo, MAI dopo l’ultima volta, MAI dopo quelle parole… MAI, MAI…
Il mio orecchio disabituato non ne riconosce il suono ma un fremito mi scuote.
Il cuore s’arresta, il tempo si dilata.
La voce sembra giungere da lontano come attutita da uno scudo d’ovatta e riaffora d’improvviso nella mente come acqua fresca che zampilla in una fonte da troppo tempo asciutta… un attimo infinito… Immagino il Tempo come un mitologico uccello alato che servendosi delle sue immense ali avvolge un amore finito, le sue gioie, i suoi dolori, gli errori, le aspettative sfumate, le solitudini, mitigandone così la presenza e proteggendoti dalla sua disperata mancanza.
Pura illusione!
I Ricordi, ormai risvegliati da quella voce lontana, affilano le spade e colpiscono quelle ali… e niente è più uguale a prima.
Il cuore diventa un campo di battaglia devastato dai dubbi, dall’indecisione.
Come poter scegliere di vivere serenamente il presente e magari pensare al futuro quando il passato ancora t’incatena?
Ma il Tempo ricostruirà nuovamente le sue ali e con esse avvolgerà anche quest’Eco… e forse allora si potrà…
E intanto la vita reale continua tranquillamente il suo corso, senza accorgersi di nulla!
Un cuore che ama
Un cuore che ama
accelera il respiro e riempie la vita
profuma giardini e annulla distanze
Non conosce ragione
un cuore che ama
che non sia la sua
follia di vivere e sognare
Oh! Un cuore che ama è sempre un mistero…
la brevità di due mesi per scordare anni di palpiti
eternità d’esistenza per ricordare due mesi di vita…
Al concerto
- Il concerto si terrà lunedì. Ci andiamo? – mi chiese quasi pregando…
- Bho, non saprei… – risposi un po’ indecisa – non è che mi piacciano così tanto… e poi di loro conosco sì e no, forse solo tre brani! – continuai.
- Non fa nulla… Dai, andiamo… per favore… mi piacerebbe tanto esserci…. - cinguettò lei, stringendo e scuotendo leggermente le mie mani tra le sue.
Come poter resistere ancora ad una richiesta talmente accorata? Così, dopo aver racimolato altre tre amiche, sono passata in agenzia a prendere i biglietti per tutte e il lunedì sera eravamo davanti l’ingresso dello stadio già dalle 21:15 mentre il concerto sarebbe iniziato non prima delle 22:00. E sì, dimenticavo: dovevamo prendere i posti migliori! Mi guardavo intorno curiosa mentre mi chiedevo perché mai mi fossi lasciata convincere. Attorno a me frotte di ragazzine urlanti che spingevano incalzando, ancor prima di entrare…E poi caldo, caldo per la ressa ed oltretutto serata umida che mozzava il respiro. Comunque ormai ero lì…tanto valeva prendere ogni cosa con filosofia, anche il dolore per i piedi pestati! Finalmente entriamo e manco a dirlo corriamo verso i primi posti. Riusciamo ad arrivare in terza fila. Bene. Lei è soddisfatta, agitata, emozionata, non riesce a star ferma. Io la guardo felice del suo essere felice. Alle 22:15 circa, inizia il riscaldamento con il lancio di gadget, magliette e cappellini e…vari attentati alla mia incolumità: più di una volta ho rischiato che qualcuno salito sulle spalle di qualcun altro mi cadesse addosso! Per farla breve, il concerto si svolge tra applausi e urla, eccitazione, cori e battiti ritmici di mani alzate, cellulari accesi e foto&video camere . Beh, loro sul palco erano carini, simpatici e abbastanza disinvolti. I brani, anche quelli sconosciuti, orecchiabili. Devo confessarlo: in fondo non sono pentita di essermi trovata lì.
- Forse perchè lo spettacolo è risultato piacevole contro ogni aspettativa… – potreste dire voi…
- Piacevole soltanto? Grandioso…Uno spettacolo davvero grandioso! – rispondo io.
Per me non c’è stato spettacolo migliore di quei due occhioni lucidi ed emozionati che brillando di gioia tra la folla, andavano vagando alla ricerca dei miei! Non ho potuto fare a meno di abbracciare lei , il suo entusiasmo ed i suoi sedici anni…
- E’ stato bellissimo… – continuava a ripetere emozionata. Credo di averle regalato un momento, uno di quelli da ricordare in futuro per sorridere con nostalgia di attimi spensierati. L’ho fatto con poco e lei me l’ha restituito, senza saperlo, tramite i suoi occhi.
- Leggi qua – mi ha detto – porgendomi il cellulare. Sul display un SMS: “Grazie, sei una vera amica”. Le ho chiesto di chi fosse il messaggio e lei tutta contenta: – E’ di Maria. Non è potuta venire perchè era in vacanza con i suoi, così quando hanno cantato il nostro brano preferito l’ho chiamata al cellulare per farglielo ascoltare…e lei mi ha mandato questo…-
I suoi occhi brillavano ancora e la sua voce sorrideva. Bellissimo spettacolo davvero…
Risposte
Risposte. Ecco cosa cercava.
Risposte da urlare all’inquietudine affamata.
Risposte per colmare il vuoto martellante.
Risposte da affidare al mare tumultuoso dei perché
…fammi andar via liberami da questa prigionia…
Un addio come un delitto e poi la fine del sogno, fermo immagine indelebile negli occhi, nel cuore
…abbi cura di te. Vivi e sorridi ancora. Ti porterò con me. Mi porterai in te. Sempre…
Armonici battiti, accordi e melodia di violini accompagnano legami mai spezzati in momenti che non avranno mai modo di esistere. Fili intrecciati per sempre presenti in destini distanti.
Assurda follia spezzarli, eutanasia volontaria, necessaria. Non è più tempo, adesso non più
…fammi andar via, fallo per me, fammi andar via da te…
Risposte cercate. Risposte non trovate. Risposte inesistenti.
…quando tu chiederai
i baci e un’altra vita
agli uomini usurai
diglielo che tra noi non è finita
che ti ho fregato tutto che sei in lutto
che sei roba mia…
Solo lucidi istanti, brividi consapevoli di una vita ormai inesorabilmente legata ad un’altra.
Solo poesia di ricordi a saziare l’inquietudine.
Solo poesia di ricordi a colmare il vuoto dell’assenza.
Le parole in blu sono tratte dal brano di Claudio Baglioni "Fammi andar via" .
Fumo negli occhi
Stretta nel suo corto e leggero giubbino nero, Alessia, con i gomiti appoggiati alla ringhiera del balcone ed il viso rivolto verso il cielo, scruta la notte stellata. I suoi occhi vagano alla ricerca di una luna che non si fa trovare, così si accontentano di osservare le stelle.
- Ho fatto bene a portarlo con me – pensa riferendosi al giubbino comprato, con poca convinzione, qualche giorno prima in occasione degli sconti – stasera il tempo non è tanto mite! Questo venticello poi…Brrr – ed abbracciandosi si strofina le braccia intirizzite – Ma almeno qui fuori si respira… -
E con la coda dell’occhio osserva la densa e soffocante nebbia che invade l’interno della sala. Luca non è ancora rientrato. Su gentile richiesta della padrona di casa, è andato con Giulio in pasticceria per ritirare il dessert, che per un imprevisto quest’ultima non ha potuto consegnare a domicilio.
E’ felice e serena insieme a Luca. Lui è gentile, premuroso, le vuole bene. La loro storia dura da qualche settimana, ancora forse è troppo presto per poterla definire “un grande amore” ma Alessia è sempre stata convinta che il suo cuore avrebbe riconosciuto a colpo d’occhio “quello giusto”! E Luca lo è senz’ombra di dubbio. Fin da subito infatti si sono ritrovati a discorrere degli argomenti più disparati senza il minimo imbarazzo, come se si conoscessero da sempre e poi..sguardi languidi, piccole attenzioni, premure, ricerca d’intimità da una parte e dall’altra, hanno fatto il resto.
Quella sera Gaia ha organizzato una serata a casa sua, per riunire gli amici della comitiva che da lì a poco si sarebbe sicuramente sciolta o almeno ridotta a meno della metà. Ognuno dei componenti ormai ha i propri impegni familiari e lavorativi ed un’altra serata per stare di nuovo tutti insieme chissà quando sarebbe ricapitata.
- Ma quelli però – pensa Alessia desolata – sono amici di Luca. Non sono ancora miei amici! Non faccio parte di loro…-
Infatti non li conosce, a parte qualcuno superficialmente. Luca non avrebbe voluto lasciarla sola, ma alla richiesta dell’amica non ha potuto davvero sottrarsi. E poi sarebbe stato via solo per poco. Così Alessia tenta di inserirsi in quel clima d’intimità, cosa che le riesce per nulla semplice poiché è basato su ricordi che in nessun modo le appartengono. Si sente un’estranea. Ha l’impressione che la guardino come se fosse “un’aliena”. Si, proprio un’aliena, perché tutti, nessuno escluso, sembrano delle ciminiere! Fumano una sigaretta dietro l’altra. Lei invece non ha mai fumato, anzi odia da sempre il fumo anche se in quell’ultimo periodo, per quieto vivere civile, ha imparato ad essere più tollerante con i fumatori…
Nonostante le finestre aperte, l’aria in sala è diventata comunque irrespirabile per lei e per di più le irrita gli occhi. Per questo motivo si decide ad uscire fuori, sul balcone. Il suo sguardo si sposta dalle stelle alla strada sottostante, ogni qual volta sente un’auto passare.
Poi un braccio le cinge dolcemente la vita. Riconosce il calore. Luca è tornato. Sorride sollevata.
- Che fai qui fuori? – le sussurra baciandole un orecchio – Sei gelata…-
- Fammi capire… ti dà fastidio il fumo, non è vero? – continua Luca – Si, tu non fumi. Non credo di averti mai vista con una sigaretta da quando ti conosco…
Lei si gira e dolcemente scuote la testa dicendogli con aria ammiccante e falsamente imbronciata:
- Mi bruciavano e lacrimavano gli occhi, là dentro! -
- Oh… - prosegue lui divertito – allora dobbiamo proprio rimediare… – E così dicendo inizia a baciarle delicatamente le palpebre ancora umide per poi andare alla ricerca delle labbra, mentre le sue braccia continuano a scaldarle il corpo intirizzito.
- Va meglio così ? – sussurra Luca divertito, tra un bacio e l’altro. Alessia non risponde, avrebbe potuto benissimo perdersi tra il calore di quell’abbraccio e la tenerezza di quei baci, se uno sgradevole odore non avesse dato vita a quel pensiero: – Deve aver fumato…- distogliendola da tutto il resto.
Scostandosi un po’ da lui, allora tenta un discorso: – Non riesco a capire perché si fumi. Le sigarette hanno un costo non indifferente, soprattutto dopo gli ultimi aumenti statali, ed oltretutto fanno male alla salute. Per non parlare anche dell’estetica! Ne risentono denti che ingialliscono, capelli che cadono, pelle che invecchia più rapidamente. E i sensi, soprattutto olfatto e gusto. E la mancanza di fiato che pregiudica la resistenza fisica. E il senso di dipendenza, dove lo mettiamo? Per esempio, l’altro sabato sera Giulio, che era rimasto senza sigarette, ha girato per ore come un pazzo tutta la città, per trovare un distributore che avesse la marca di sigarette che lui è solito fumare! Insomma secondo me fumare é come pagare per farsi del male. Senza alcun apparente beneficio. Lo trovo stupido…Si guadagnerebbe in tutto smettendo, no? -
Nota che Luca l’ascolta interessato e alquanto pensieroso. Alessia attende impaziente una reazione alle sue parole.
- Hai ragione – dice finalmente – dovrei proprio smettere. Avrei davvero tutto da guadagnare… – E così dicendo prende una sigaretta dal pacchetto e portandola alle labbra l’accende.
Alessia abbozza un mezzo sorriso, una smorfia quasi impercettibile e si gira a guardare ancora le stelle, aspettando che lui termini. In fondo ha perso solo una battaglia mica la guerra!
- Vale sempre la pena battersi per una giusta causa. E Luca lo è! – pensa infine tra sé sorridendo.
Il cerchio
Senza farsi notare, senza che nessuno si curasse della sua presenza, lei osservava ironica il mondo circostante. Ritta al centro di quel cerchio chiamato Vita guardava senza vedere, ascoltava senza sentire… Non da protagonista bensì da spettatrice aveva deciso di vivere. L’esistenza con i suoi doveri sociali era già abbastanza difficile e pesante da condurre per intricarla anche d’emozioni! E poi, quali emozioni? Erano solo la trovata di registi e scrittori, ridondante spunto per poeti e cantori, facile scusa alla quale ricorrere per giustificare assurdi comportamenti…
Ovunque volgesse lo sguardo trovava solo stupide esagerazioni: disperazione infinita per amori sbagliati e tradimenti da una parte ed inutili sproloqui smielati dall’altra. Tutte cose, pensava con riprovazione, alle quali un po’ di ragionevolezza avrebbe fatto fronte egregiamente.
Isolandosi da tutto non soffriva di certo ma in tal modo non riusciva neanche a vivere. Esisteva soltanto. Era felice e soddisfatta del ruolo che ricopriva eppure inconsciamente sentiva di essere alla ricerca di qualcosa, qualcosa che le mancava rendendola incompleta e procurandole un sottile e ininterrotto senso di fastidio. Cos’è un viaggio senza meta? Un inutile vagabondare. E una vita non vissuta? L’attesa immobile dell’ultimo respiro. Non capiva, finché, in un giorno come tanti, Amore la travolse…
E furono brividi di pelle e fiato corto
magia di sogni e carezze di stelle
sussurri vibranti e mani sapienti
E fu Vita
E furono lacrime e disperazione
rabbia e dolore
soffocante assenza
inconsolabile solitudine
E fu Vita
Il cerchio si allarga. Lei finalmente diventata protagonista della sua vita riesce a vedere, a sentire quel che è vero ed importante.
Ormai nessun sentimento risulta stupido, esagerato o riprovevole ai suoi occhi.
Così comprende poeti e cantori.
Così perdona serena sbagli ed ingenuità.
Soffre ma è viva, è completa. La ricerca è finita. Il suo viaggio cominciato.
Un bimbo incosciente e curioso
Io e te insieme
io e te distanti mille miglia
Mondi e pensieri
due vite diverse.
Se un’aquila ed un delfino s’innamorano dove potranno mai vivere?
Come ho potuto credere?
Come ho potuto non vedere?
- Bella – diceva chi m’incontrava
- Bello vederti così – continuava sorridendo.
Era strano: nessuno sapeva…
gli occhi involontariamente tradivano una felicità pudicamente celata.
La felicità di un bimbo incosciente e curioso che sfugge soddisfatto a raccomandazioni piatte e monotone e fremente si avvicina ad un fuoco sconosciuto che all’orizzonte maestoso divampa, attirandolo inspiegabilmente a sé.
Adulto d’un tratto e rannicchiato in un angolo, adesso quel bimbo osserva il tenue chiarore del camino. E’ piccola la fiamma, sa che non può fargli male. Ha freddo ma non osa avvicinarsi all’invitante tepore.
Il dolore ormai è andato via
le cicatrici rimangono a rammentarne il passaggio
mentre nei suoi occhi danza ancora il riflesso di un fuoco maestoso.
Creativa_mente10
Così continuò: – Tre giorni. Posso rimanere solo altri tre giorni. Di più sarebbe davvero impossibile… Scoppierebbe il finimondo. Si, perché oltretutto il mio sostituto è in ospedale con un femore fratturato! E lo spettacolo è alle porte… Quello scemo… – Andrea sospirò giungendo e dondolando le mani – ancora non la smette di fare il galletto, così per attaccar discorso con due belle turiste non si è accorto che la strada finiva ed è ruzzolato giù dalla scalinata…- Scoppiò in una fragorosa risata mentre, con un movimento laterale del viso e degli occhi, indicava a Veronica la scalinata che conduceva al molo. – E non ti credere che abbia smesso! Adesso ci sta provando con le infermiere! Potrei scommetterci…. -
Quella salutare risata contagiò anche Veronica. Era inevitabile non immaginare la buffa scena del ruzzolone!
- Dovresti ridere più spesso, sai? A pensarci bene sei più carina. La malinconia non ti si addice proprio – le disse dolcemente con voce protettiva, sfiorandole simpaticamente il naso con l’indice.
- Grazie di tutto Andrea – disse Veronica riconoscente, schioccandogli affettuosamente un bacio sulla guancia pienotta e solare.
La freschezza e spontaneità di quel bacio ricordò ad Andrea quello della sua piccola Alessia, quando dopo aver finito di raccontarle, mettendoci anche un po’ di suo, una di quelle storie che interpretava in teatro, gli gettava le braccia al collo baciandolo felice e chiedendogli: – Ancora. Ancora un’altra… papà. Dai…- Forse aveva frainteso tutto. Veronica era dell’affetto e comprensione di un padre che aveva bisogno. O magari solo d’affetto, considerazione, sotto qualsiasi forma. E lui di cosa aveva veramente bisogno? Cosa stava cercando di trovare? Si isolò un attimo, perso nei suoi pensieri mentre Veronica con quella risata aveva spazzato via, seppur per un istante, tutta la tristezza che la circondava da anni.
- Hey zione! Che ci fai qui? – Una voce alle sue spalle lo riscosse. Riconobbe Luca, suo nipote, l’unico figlio della sfortunata sorella.
- Non lo vedi, prendo un caffè. Ma dimmi è così che si studia? Bighellonando in giro! – gli disse scherzosamente abbracciandolo. Aveva saputo, infatti dalla sorella, che Luca aveva concluso gli ultimi esami con il massimo dei voti.
- Vacanza premio. Ho finito e … tra un po’ divento ingegnere informatico. Beh, che ne dici? –
- E che posso dire? Auguri … dottore – continuò strofinandogli affettuosamente la testa. Poi lo presentò a Veronica. Lei era un po’ imbarazzata, confusa: tanto affetto e confidenza, anche se da sempre agognati, adesso la intimidivano.
- Cosa c’è? Qualcosa non va, Veronica? – le chiese piano Andrea.
- No. Nulla…è solo che vi somigliate tanto. Come padre e figlio – balbettò insicura.
- Beh, è come se lo fosse – rispose Luca – Quando mio padre morì improvvisamente a causa di un infarto, zione ha preso il suo posto nella mia vita, nonostante la giovane età. Io avevo solo sei anni. Gli devo molto – concluse guardando Andrea con occhi commossi e riconoscenti.
Veronica guardò quel ragazzo giovane come lei certo, ma al contrario di lei sereno, gioviale, allegro, amante della vita nonostante tutto e pensò, con una punta d’invidia, che Andrea doveva essere un padre meraviglioso, non come il suo…
Fantasie e notti d’estate
Notte scura
e vento caldo tra i capelli
bagnati di pensieri
Guardo il cielo
e non è blu
e non lo distinguo dal resto
ma dal buio
invisibile
sento che mi tende le braccia.
Avanti a me
città di luci silenti
attende l’alba serena.
Immagino carezze di vento sul viso
e gli occhi tuoi alla finestra
a mirare quel cielo non blu.
Fantasie e notti d’estate.
Perché
E ti penso
Anzi no
ho pensato così tanto
da non aver più nulla a cui pensare…
E ti vedo
bello, audace
E mi manchi
sempre
E ti vorrei
di più
Ed anche se tutto è finito
anche se non sei qui con me
anche se non stiamo insieme
A te rimango legata
forte
Rispondimi
perché?
Ciao
… “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”! Laura lo sapeva bene ma era convinta che la razionalità questa volta non l’avrebbe abbandonata. Con lucidità avrebbe affrontato tutto. Sarebbe stato veramente molto stupido gettare via inutilmente la stabilità e l’equilibrio tanto faticosamente riconquistati fino a quel momento per lanciarsi ad occhi chiusi contro un muro, di cui avvertiva la presenza ma che nel buio non riusciva a scorgere!
Quando quella sera si presentò all’appuntamento però, era molto nervosa. La vista di lui che seduto in auto aspettava il suo arrivo, le ricordò altri giorni… Non sapeva più che fare: se scendere dall’auto o se aspettare che lui la raggiungesse, come salutarlo, cosa dire… Quando lo vide avvicinare si decise anche lei ad uscire. Le mani le tremavano così non riuscì a centrare la serratura. Si maledisse per questo: tutta la calma che si era prefissata di mantenere dov’era finita? Sandro avvertì il nervosismo e…
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Ciao
Una lettera ti scrivo
perché non so parlare.
Dinanzi la trepida attesa dei tuoi occhi
le parole intimorite
fuggono via dalla mia bocca.
Si nascondono veloci tra i battiti del cuore.
Adorno di un tremulo fil di voce
un solo coraggioso ciao
rimane a farle compagnia.
Una lettera ti scrivo
perché non so parlare
perché quel ciao vorrebbe dirti
bacia le mie labbra mute
stringimi forte a te
mi manchi.
Il cellulare
- Vorrei tanto poter entrare in quella sua testa! Vorrei capire perché proprio adesso che ho ripreso le redini della mia vita… – si chiedeva Laura fra sé – mentre seduta all’interno della sua Cinquecento blu, combattuta da emozioni contrastanti, aspettava Sandro.
La sua auto era ferma in quel parcheggio che lei ben conosceva, situato all’uscita della città, vicino al liceo, proprio in prossimità di quella strada statale che l’avrebbe riportata a casa. In sottofondo, la voce penetrante ed al tempo stesso energica della cantante degli Evanescence, l’aiutò a calmarsi e a realizzare cos’era successo.
Quella sera aveva trascorso circa due ore tra esercizi e pensieri vaganti, in una palestra quasi deserta. Il caldo della bella stagione, ormai incombente, aveva scoraggiato la maggior parte degli abituali clienti, quelli per cui, come diceva la sua amica Selene, la palestra era un “sacrificio offerto all’estate”. Neanche lei infatti era presente. Per Laura invece…
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