Nuovo Mondo

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Quaggiù l´autunno tuona nella bruma
tra le coltri e le fornaci del traffico
Non è brace e cenere che scalda
e tu speri in quelle brecce nel cielo
che a mattina il sole solleva e mitiga
mentre lontano un ventare s´insinua
sopra fruscii, fiati d´ocra e d´ottoni   

Ma tu analfabeta imballi parole
con un ostile sguardo ti nascondi
in nicchie di mattoni
- la tua chiassosa assenza -
ed ora che é mattino il sole lega
gli attimi d´ignoti amanti notturni
- notte teatro dei nostri rottami
coi suoi profumi di trine e nastrini -

E potresti abitare un nuovo mondo
onde muovono in nudo splendore
tragitti d´anima
quando la piena s´acquieta e sorge aereo
il respiro del suolo

Là soccorre uno zelo di silenzio

Al lato estremo del nostro giardino

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Al lato estremo del nostro giardino
l’eretto acero dalle alate sàmare
abita avvinto in un nodo di terra,
zolla assegnata al suo riconsegnare
le sembianze, ricorrente ritorno
a ripercorrere usuali rituali
dalla stagione delle larghe chiome
al purpureo contegno della resa.
Struggente declinare e rispogliarsi
ripetendosi stretti ed inchiodati
in un impenetrabile colore.
Ecco sfuggirci ogni impresso ed inciso
senso sfiorato dai radenti raggi
sventagliati tra il prato ai radi rami.
Non sapere e potere andare via
per attendere ancora la stagione
in cui affidare i propri frutti al vento.
 
©francesco ballero – 2005

Sopite attese d’autunno

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sopite
attese d’autunno
fulve
raffiche di consolazione
e pioggia e bruma e silenzio
fecondano dell’inverno
contegno e decoro
oseremo
più tardi
 
 
(una sconosciuta
primavera)

©francesco ballero – 2004

Anche tu

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Anche tu sei la luce
che rischiara od offende
dallo scuro socchiuso.
 
Anche tu sei la voce
su deserti e su piazze
che urla o sussurra.
 
Anche tu sei l’odore
di canicola estiva
o di terra bagnata.
 
Anche tu sei il sapore
del miele e del fiele
che stilla il respiro.
 
Anche tu sei impressione
di cedevole vello
o di carta vetrata.
 
Anche tu sei la melma
su cui scivola il piede,
sei la stella al crepuscolo,
 
sei l’ondata veemente
che s’infrange sul porto,
sei la luna sul colle.
 
Anche tu sei l’appoggio
sei il fulcro dei giorni
appagati o sbandati.

Anche tu come me.

© francesco ballero – 2005

In fieri

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Sarà alla foce del giorno o al declino
evaporata la piena in deserto

Sarà distante dalle assolate isole
che ti avvolsero alla sorte del vento

Sarà nel pianto che terso straripa
quando sì acuto s’arrende l’amore

Sarà là che tu udrai
una voce di sottile silenzio

*

*

© Francesco Ballero – Settembre 2006

N.b. L’ultimo verso è preso in prestito dal titolo del libro di un mio amico, P. Cesare Falletti – Come voce di sottile silenzio – Ed. Paoline
 

Altrove

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Altrove sono
gocciole di sole
che piove sul fruscio
d’un tentennio
ove s’indorano
alito e parole,
negli esili pensieri
un turbinio.
 
Altrove sono umori
di fiumara
che sommuove
su ciottoli e serpenti
l’arso e l’onda d’inumata
terramara,
severo mi è
salir alle sorgenti.
 
Qui tu sei invece
fra recisi fiori
e secchi rami sfrondi,
ma a maggio la tua chioma
è il biancospino.

 
© Francesco Ballero – maggio 2006

Anniversario

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Oggi per ogni angolo

              della loggia

ho ornato troni

              di gigli e giaggioli

La nostra festa odora

              un’aria chiara

                               francesco ballero
 

Essere

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                                                                           Essere
 
                  Quando cammino al lato delle strade
                  o su scogliere afflitte da risacche
                  ridondanti e gonfie
                  o al chiarore di stelle o nell’eclisse
                  delle mie notti insonni
                  non so dir se tu sei, se a me accanto
                  o tra nuvole vaghe di pensieri
                  che giungono da cieli a me stranieri.
 
                  Mentre ti guardo e lieve sorridi,
                  la tazza di caffè della mattina
                  o sgualcite di notte le lenzuola,
                  sia nel silenzio, sia nella parola,
                  ecco ora che so dire chi tu sei.
©Francesco Ballero

Parlare l’amore

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Parlare l’amore
Parlami dell’amore
                   mi domandi.
 
Intanto s’intona l’antico canto
dell’incavo colmo di memoria.
È un sciamare di musica dal tempo.
 
Cade la neve sulla città muta.
Chiaro richiamo d’assenza e presenza.
Ora sento soltanto il tuo respiro.
 
Sul vetro la condensa ci consegna
con l’alito rappreso
                     intimi inviti
l’ebbrezza di carezze e di certezze.
 
 
© Francesco Ballero – Agosto 2006

Adesso l’aurora

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Adesso l’aurora
 
Scorgo adesso scrutandoti negli occhi
la sincera fiammata dell’aurora,
l’ora soave in cui la rugiada irrora
l’irta selvatica rosa canina.

Colgo adesso quel fiore tra le spine
lo serberò con me sino alla sera.
Scordo adesso le mie notti affilate,
mi sono amiche Pegaso e Canicola.

Porto adesso i miei carichi leggeri
lungo le strade che guidano a te.
Or la civetta tace i suoi presagi
e l’allodola intona il canto biondo

© Francesco Ballero