Stella

Stella incantata dov’è il tuo sguardo, dov’è il tuo fiuto che tanto m’appartenne?
Perché sfuggi gli occhi, perché scacci il cuore, così, con un gesto indifferente?
Lunghe le notti che m’accompagnasti alla ricerca della verità,
brevi gli istanti della sofferenza quando aspiravi il fuoco dell’ardore che sembrava soffocarmi, trattenendolo in te.
Non sei più la mia compagna adesso?
Non t’accosti a me, tenera madre, ad aspirar dolore, non mi
racconti del mio lontano amore?
Di come pensa a me, di quanto? Del suo ritorno? Del suo posto al mio fianco?

Stella

 

Opera pubblicata nell’Antologia del Concorso di Emozioni 2007

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

La prima volta senza di te

Virgilio Ranieri

La prima volta senza di te

Questo primo Natale senza di te
è un’angoscia che cresce dentro,
è un dolore sottile e amaro,
è un nodo che stringe la gola,
è un solco nel cuore,
è un deserto nell’anima.

Questo primo Natale senza di te
è terra assetata,
è notte spietata,
è luce accecata,
e gonfia la gola e gli occhi di pianto.

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Rifiuto

Ah Dio mio che meraviglia d’alba stamattina,
e le emozioni al cuore fanno a spinte, le belle e le brutte,
le buone e le cattive azioni, le inflitte e le subite.
Una porta chiusa in faccia dopo aver offerto un fiore,
forse il più bello, quello dell’invito.
Dio che dolore!
Una porta chiusa veramente, fisicamente,
proprio da chi ti aspettavi un sorriso.
E quello già avuto non conta, era falsificato, insufficiente,
era quello dell’ingordo che aspira attrarre a sé anche un perdente
seducendolo piano
per farne carne di dominio suo.
Ah mio Dio che meraviglia d’alba stamattina!
E allora? Che stai qui a fare a leccarti ferite, a sbrindellare il cuore.
Quelle non contano, ricorda,
non sono le tue anche se l’hanno inferte a te.
Volta le spalle come t’ha addestrato lui,
e invoca l’energico, il legittimo, il tuo,
il tempo esuberante della vita.
Il tempo vigoroso dove nessuno poteva osare tanto,
di vederti guaire, di vederti voltare le spalle, di osservarti e esultare assaporando
la scena mentre abbandoni il piatto.

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Sogno onirico

Dolce Poeta che attingi ai tuoi sogni,
li spandi col tuo canto.
Diffondi i tuoi miraggi con parole.
Distendi i corpi, spalmi gli abbracci.
Occhi negli occhi, con immenso ardore.
Senza inganno dei sensi.
Estensione onirica,  imprudenza d’amore..
sei tu, e rappresenti il  tutto.
Cosa farai se m’impossesso ancora del tuo sogno?
Sarai con me un dolce Lisandro?
Mi seguirai nel bosco, fuggirai?
Vorrai ancora accettarmi ?
O sarò solo accenno primordiale,
memoria del peccato originale?
Ricordo che riaffiora?
Cosa sarò quando l’alba riappare?
Tornerò spuma o tornerò a volare?
Voglio ancora insinuarmi nelle tue parole,
infuse da delirio onirico, ancestrale.
Da tempi cosmici!
Ritorno al remoto, sia quel che sia,
progenio, sussurro, non ho più paura.
Voglio restare nella fantasmagoria più scura
pur di riaverti.
Per sentirmi pura.

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Il buio

Per lunghi mesi, cercando di tornare indietro con la memoria, incontrava un lungo ponte scuro al di sotto del quale vedeva scorrere un fetido liquido nero, schiumoso. Oltre c’era il suo passato, quello prima di incontrare “lei”. Ritornando furiosamente al presente e con un sussulto, aveva la consapevolezza di non ricordare nulla, non un incontro, non un abbraccio, non il volto.

Questo stravagante e bizzarro meccanismo della memoria, che così tentava la difesa, lo allarmava : “com’era possibile? Come poteva non ricordare e sapere allo stesso istante che “quel tempo” c’era stato? Gli era impossibile ricondursi al periodo e ai luoghi dei loro primi approcci, dei loro successivi incontri, alla drammatica e dolorosa fine, all’angoscia del “poi”. Eppure ne risentiva l’odore, riassaporava casualmente e accidentalmente attimi di struggente dolcezza che non avrebbe saputo collegare ad un evento, ad una circostanza, ad un momento preciso, ma che sapeva appartenere alla “storia”.

Eppure avrebbe voluto ricordare con estrema chiarezza, rivivere attimo dopo attimo, annaspava nella ricerca di un appiglio, nulla.

[Leggi tutto...]

(C) Riproduzione riservata
Per diffondere questo contenuto non copiarlo nel tuo blog, usa i normali servizi per la condivisione.
Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare