L’incompetente di Federico Saccone

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Terracina, 12 luglio 2007 -

Un uomo magro dai lineamenti e portamento fini, di statura medio alta, era seduto su di una panchina di pietra del lungomare di Viale Circe, con il braccio sinistro appoggiato alla spalliera e l’atteggiamento di un tenero abbraccio a qualcuno che in quel momento non era con lui.
Un caldo torrido, afoso, che appiccicava la pelle sulla pelle, di cui non ci si poteva spogliare. Il sudore scorreva a rivoli fastidiosi lungo il collo, la schiena e non c’era spugna che potesse assorbirlo. Le isole Pontine di fronte alla costa, normalmente a portata d’occhio specialmente dopo una copiosa pioggia, erano ombre offuscate, visibili soltanto da chi abituato a riconoscere il loro contorno.
La spiaggia era affollata di corpi seminudi, a contatto tra loro, da far aumentare la temperatura anche in quei pochi attimi di agognato ristoro di una calata nell’acqua di mare, un carnaio vociante, nervoso, ossessionato. Centimetri di spazio dove si praticavano sport, giochi acquatici, approcci amorosi, ammiccamenti, appuntamenti, affari diretti o tramite cellulari, due a volte, uno per mano. Frasi urlate, risate udite da stabilimento a stabilimento, bambini piangenti, sofferenti, che nulla percepivano di salutare da quello iodio misto ad abbronzanti, oli, catrame, bottiglie di plastica vaganti, senza alcun messaggio da recapitare, spazzatura gettata fuori dalle barche. Non mancando, per il godimento totale, le solite scorze di cocomero, dall’ odore nauseabondo.
L’uomo, allontanandosi da quella visione d’Inferno Dantesco o da romanzo Boccaccesco, fissava nella sua fantasia del panorama invernale, le lontane onde con il loro rincorrersi.
Paragonava quel movimento ondoso a lui ben noto perché nato e vissuto in città e paesi di mare, al susseguirsi della vita.
Le esperienze, i fatti, le emozioni, l’interezza di tutta un’esistenza le vedeva racchiuse là, davanti ai suoi occhi; il principio con cui nasce l’onda alimentata dal vento spinto chissà da quale destino. Il suo innalzarsi a volte spumeggiante, l’inseguimento spasmodico dell’altra onda, l’apice ed il lento o repentino declino, accompagnato dal dolce fragore ed il raggiungimento della meta con il suo rovesciamento sulla riva.
Un lieve sorriso lo distoglieva da queste affascinanti e fantasiose riflessioni, riportandolo alla realtà. [Continua...]