Già nell’adolescenza Domina era stata una fanciulla che portava nell’anima un peso esagerato, sproporzionato. Un segreto che custodiva in silenzio, in parte per l’inconsapevolezza della sua immaturità ed anche per la determinazione che andava formandosi in lei con l’uso di ragione precocemente raggiunto. Nessuno tra i suoi compagni avrebbe potuto comprenderla ed ancor meno avrebbe potuto aiutarla perché se ne liberasse.
Si conosceva invece molto bene interiormente e la sua sensibilità la rendeva capace di capire l’animo altrui con grande immediatezza; ciò era molto insolito in una fanciulla di così giovane età.
Tra i coetanei si sentiva spesso a disagio sebbene le piacesse stare in loro compagnia, ma finché non ebbe raggiunto una sufficiente energia e padronanza di sé, il mondo intorno le era faticoso e a volte anche tanto doloroso da farla piangere all’improvviso e nessuno sapeva spiegarsene la ragione. Viveva in uno stato di sofferenza pressoché costante, sempre combattuta tra la sua voglia fresca di giovane desiderosa di vivere spensierata e felice ed il peso del suo segreto. Soffriva Domina, Gli adulti della sua famiglia non avevano qualità personali né possibilità concrete per far intervenire qualcuno che fosse in grado di accompagnare la ragazza nella fase della crescita già di per sé critica , gravata dall’oppressione di quel turbamento.
Cresceva in altezza a vista d’occhio e ciò la faceva sentire, tra gli altri, acerba ed insicura. Il suo aspetto esteriore le era tuttavia ignoto; non si conosceva, non avrebbe saputo dire di sé se fosse bella o brutta; lo specchio era usato semplicemente per controllare se i capelli fossero in ordine o se l’abito che indossava le stesse giusto . Di sè sapeva soltanto quello che le dicevano gli altri, in casa e a scuola. Ed era ben poco; attenzioni particlari non non ne aveva da nessuno; tutto le ruotava attorno con indifferenza perchè ognuno badava alle proprie cose, ai propri impegni.
Cresceva senza indicazioni e pur essendo una bimba vivace ed esuberante per natura, cresceva con carattere schivo, timoroso. Aveva una corporatura esile ed alta con il volto appuntito dalla magrezza, tutto occupato dagli occhi che aveva smisuratamente grandi e spandevano sul colorito roseo, una luce scura molto contrastante; aveva capelli bruni e lisci, fini come seta; la bocca piccola ma con labbra tumide che si chiudevano a cuore sulla dentatura bianca perlacea. [Continua...]




















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