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	<title>Blog degli Autori &#187; Daniela Quieti</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Ha un respiro smarrito</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 06:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ha un respiro smarrito
quest’assenza
che sussurra l&#8217;inganno
dell’attesa
dispersa offerta
che non risarcisce cieli
senza remissione
e senza fiamma
intrecciati nei fili
d’una storia
spoglia di voci
adesso
dove cerco la sola fonte
che imperli di promesse
nuove
l’amara destinazione
l&#8217;illusione lacerata
desiderata
lungo il silenzio
innamorato di ritorni
che inappagato m’invade.
Dalla Silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; di Daniela Quieti
***
Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5136" href="http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/maria-antonieta-i-maimon/"><img class="alignnone size-full wp-image-5136" title="Maria Antonieta di Isaac Maimon" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/Maria-Antonieta-I-Maimon.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Ha un respiro smarrito<br />
quest’assenza<br />
che sussurra l&#8217;inganno<br />
dell’attesa<br />
dispersa offerta<br />
che non risarcisce cieli<br />
senza remissione<br />
e senza fiamma<br />
intrecciati nei fili<br />
d’una storia<br />
spoglia di voci<br />
adesso<br />
dove cerco la sola fonte<br />
che imperli di promesse<br />
nuove<br />
l’amara destinazione<br />
l&#8217;illusione lacerata<br />
desiderata<br />
lungo il silenzio<br />
innamorato di ritorni<br />
che inappagato m’invade.</p>
<p>Dalla Silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; di Daniela Quieti</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon</em></p>
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		<title>L&#8217;insalata di riso</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono nel mio studio, seduta davanti al computer sulla scrivania accanto alla finestra sul mare, circondata da cartelle e libri ammucchiati anche sulle poltrone. Con il mio gatto. È già agosto ed è una giornata particolarmente afosa, ma non sopporto l’aria condizionata, preferisco asciugarmi la fronte con un fazzoletto di carta. Perché non mi chiami? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono nel mio studio, seduta davanti al computer sulla scrivania accanto alla finestra sul mare, circondata da cartelle e libri ammucchiati anche sulle poltrone. Con il mio gatto. È già agosto ed è una giornata particolarmente afosa, ma non sopporto l’aria condizionata, preferisco asciugarmi la fronte con un fazzoletto di carta. Perché non mi chiami? Sto aspettando da un tempo interminabile questa telefonata che non arriva. A momenti è mezzogiorno e io sono ancora qui, a lavorare. Bella estate sto trascorrendo. Mi farà male alla salute. Ho deciso di attendere ancora un’ora, poi, forse, ti chiamerò io. In questo tempo, si possono definire le nostre esistenze. Devo farmi coraggio, devo seguire i sentimenti. Come vorrei essere capace di aprire completamente questo mio cuore e mostrare la fiamma che vi arde. È proprio vero che i grandi amori nascono all’improvviso, ma non posso farmi travolgere dalla passione. C’è come un cono d’ombra in te che mi sfugge, qualcosa che non vuoi, o non puoi dirmi. Sembra che tu voglia indurmi a distaccarmi. Devo sapere cosa provi davvero, insomma. Ecco, finalmente. No, non sei tu, è Lucia, la coordinatrice della mia associazione di volontariato. Mi chiede, se posso, di recarmi al più presto in ospedale perché c’è una situazione di vera emergenza per eccesso di ricoveri nel reparto di geriatria. Purtroppo, nel mese delle vacanze per antonomasia, sembra che per alcuni il problema sia l&#8217;anziano di famiglia, difficile da portare nei luoghi di villeggiatura e, quindi, la soluzione è ricoverarlo nelle strutture di un nosocomio. Certo che vado, non abito nemmeno lontano, tra una mezz’ora al massimo sarò lì. Prima di uscire, però, controllo ancora la posta, potresti avermi inviato una mail. No, niente. Nel corridoio che immette alla stanza grande, quella dove in genere sistemano le degenti in età più avanzata e più sole, c’è un odore acre di medicinali. Mi fermo un istante vicino all’ampia vetrata di fronte alla porta, come per annunciarmi. Vedo un tratto di cielo limpido e percepisco maggiormente il contrasto con quella che appare già una necropoli, abitata da mute, immobili presenze, pallide quasi quanto le bianche lenzuola, tra vassoi del pranzo intatti poggiati su comodini disadorni. Eppure, sono state giovani, forse madri esemplari, avranno avuto figli, probabilmente lontani. E, a volte, non ricordano i  loro nomi, non ricordano nemmeno di averli avuti. Mi accosto alla ricoverata che si mostra più sveglia e le chiedo, con delicatezza: &#8211; Signora, hanno servito il pasto. Posso aiutarla? &#8211; No, non ho voglia di cibo.  Provo a insistere, ma quasi con accento di sfida, mi chiede: &#8211; Lei, cosa mangia, oggi?  &#8211; Signora, fa caldo, ho preparato solo un’insalata di riso. &#8211; E… come la prepara? &#8211; Dopo aver bollito il riso… Mentre spiego la mia semplice ricetta, all’improvviso, un’altra malata ritrova sommessamente voce e così, a seguire, le altre, ognuna tentando di fornire particolari, pur se confusi, ma io scopro, comunque, quante sconosciute varianti può avere una semplice insalata di riso, in un inatteso dibattito gastronomico che prende vita, tra brandelli d’identità ritrovata nel baule delle memorie e delle emozioni di un’intera esistenza.  Anche l’inferma nel letto più lontano, quella completamente assente, si anima chiedendo di assaggiare perfino l’ignorato pasto. Mi avvicino a lei e stento a crederci. Così ordinata non l’avevo riconosciuta. È la barbona che sosta sempre sulle scale della Cattedrale. Ecco perché non la vedevo da un paio di giorni. Ma avevo pensato che, con questa afa, si fosse rifugiata all’interno della stazione. Mi fa cenno di avvicinarmi, la capisco a fatica, intuisco che invoca notizie della sua bambola, la sua inseparabile figlia. Sono sicura che gliel’hanno tolta perché troppo sudicia, condizione incompatibile con il luogo. La rassicuro, le rispondo che andrò subito a dirle che la mamma tornerà presto, che la nutrirò. Mentre già so che, domani, quella mia piccola bambola, amata reminiscenza di bambina chiusa da troppo tempo in un cassetto, ormai, troverà certamente un posto migliore. Sto tornando verso casa con una speranza nel cuore. Chissà, potresti subire anche tu l’irresistibile seduzione occulta della mia insalata di riso…</p>
<p style="text-align: justify;">Da &#8220;<em>Poesia e narrativa contemporanee</em>&#8221; Edizioni Tracce, 2010</p>
<pre style="text-align: justify;"></pre>
<pre></pre>
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		<title>Una lettera d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mio caro,
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mio caro,<br />
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, nonostante riesca ad apparire serena fra i miei libri, i miei impegni, la mia ordinarietà scarnificata, fatta di ideali spesso messi in fuga da un tempo di profonda tristezza, d’insincera illusione, di lunga inquietudine, di polvere di strada. Vedo il mare da qui. Sembra rilassato, anche se il profilo acuminato di una palma scura evoca schegge conficcate nel costato. Me la caverò? Sfuggendo ai miei tumulti per cercare riparo negli attimi strappati al sogno, forse, però ogni sogno è prigioniero del destino. O su una soglia, a guardia dell’antico inganno, nell&#8217;attesa di una promessa autentica. O nelle stanze dell’infanzia, nei fantasmi buoni di cui aspetto il ritorno, al buio, per condividere con loro un altro istante nei luoghi che, come loro, ho amato e amo, o in questa lettera che non spedirò, di cui tu solo potresti davvero leggere le orme, o in tutte le tue forme a cui la mia immaginazione ti adatta, e mi adatta. La preferita è di considerarti semplicemente un uomo, che ha infuocato i miei tormenti, che spartisce il desco, il calore che mi pervade, che riempie con me una scatola vuota di ricordi con la fascinazione di ciò che sarà, in un irraggiungibile luogo segreto, domani. &#8211; Ma quand’è che viene questo domani, dov’è? E a qual prezzo si vende se è già sera, l&#8217;oggi. &#8211; È strano come due persone, incontrandosi, s&#8217;intersechino l&#8217;una nell&#8217;altra. Il caso? Affinità elettive? Mi piace pensare che sia pure una questione di pelle. Sei troppo affascinante, troppo seducente, troppo tutto e continui a crescermi nell&#8217;anima e nella carne, accarezzato progetto, redatto con parole intinte d&#8217;emozione. Vorrei averti qui, ora. Stringerti. Fondermi in te. Tu strazi la mia vita con la tua presenza-assenza, la memoria dei tuoi segni, potenti, mi accende di desideri impazienti, mentre rovisto instancabilmente fra i tuoi silenzi nell’aspirazione di ascoltarti. Dobbiamo ancora capirci, cogliere il soffio del vento che ci afferra e ci culla, e ci lenisce ferite aperte dalla nostra precarietà, e poi…vorrei vivere, anche poco, ma vivere…mi dicesti. E, come allora, ti rispondo…anch’io, con te. Io, passionale, possessiva, irruenta che, come le donne di arcaica radice della mia terra madre, la tua lontananza ha fatalmente di cordoglio velato, con quell’amore che non ho perduto nel pianto e nella gioia di un’intera esistenza, ti porto attaccato al petto, incastonato nell’inseparabile gioiello più prezioso, bruciante stimmata dentro il cuore, sempre.</p>
<p>Da <strong><em>&#8220;Schegge d’amore&#8221;</em></strong> di <strong>Daniela Quieti</strong></p>
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		<title>Alla nostra passione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 14:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla nostra passione
ricordi, amore
alzammo il calice
allo scoccare
della prima ora
di un tempo
senza tempo
al dono
che volevamo farci
entrambi
quell’attrazione
di una calda terra
in cima alla collina
per consumare
quel che resta di noi
dentro il castello
dove nevica d’inverno
e solitudine scuote
amate radici
e fragore popola
di fantasmi
ferite
mai rimarginate
pagine macchiate
di questo libro
che un vento
di sud-est
non sa leggere
ma sfoglia tutte
e della mia vita
infuoca il sogno
che io non abbandono.
Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla nostra passione<br />
ricordi, amore<br />
alzammo il calice<br />
allo scoccare<br />
della prima ora<br />
di un tempo<br />
senza tempo<br />
al dono<br />
che volevamo farci<br />
entrambi<br />
quell’attrazione<br />
di una calda terra<br />
in cima alla collina<br />
per consumare<br />
quel che resta di noi<br />
dentro il castello<br />
dove nevica d’inverno<br />
e solitudine scuote<br />
amate radici<br />
e fragore popola<br />
di fantasmi<br />
ferite<br />
mai rimarginate<br />
pagine macchiate<br />
di questo libro<br />
che un vento<br />
di sud-est<br />
non sa leggere<br />
ma sfoglia tutte<br />
e della mia vita<br />
infuoca il sogno<br />
che io non abbandono.</p>
<p>Da “<em>Graffi obliqui</em>” di Daniela Quieti</p>
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		<title>Mi manchi</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 06:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro, qui dove
il sogno s’incaglia
in un giorno d’autunno
e profumo in frana
è petalo d&#8217;amore  
su prato falciato
da pugnale
epitaffio a graffiare
terra esiliata
il ritmo è instabile.
Ma è ancora vero
sai, mi manchi.
Quando il cuore
smette di soffiare
e la mia abrasione
si obliqua su te
il tuo cielo percorro
diventa arsenico
il tempo
e tace nel brivido
il grido invocato
d’una riconsacrazione.
Dalla silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; Premio Scriveredonna 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro, qui dove<br />
il sogno s’incaglia<br />
in un giorno d’autunno<br />
e profumo in frana<br />
è petalo d&#8217;amore  <br />
su prato falciato<br />
da pugnale<br />
epitaffio a graffiare<br />
terra esiliata<br />
il ritmo è instabile.<br />
Ma è ancora vero<br />
sai, mi manchi.<br />
Quando il cuore<br />
smette di soffiare<br />
e la mia abrasione<br />
si obliqua su te<br />
il tuo cielo percorro<br />
diventa arsenico<br />
il tempo<br />
e tace nel brivido<br />
il grido invocato<br />
d’una riconsacrazione.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
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		<title>Ragazzo audace</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[Ragazzo
audace
la tua parola
impertinente
esplode
come
una bolla
di sapone
il tuo bacio
bambino
ha già
il sapore
di una memoria
amara
dilaniata
dalla guerra
degli idoli
il tuo jeans
lacerato
attraversa
l’eccesso
della tua porta
per condurti
dove sei
inascoltato
nelle strade
della tua città.
Dalla silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; Premio Scriveredonna 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ragazzo<br />
audace<br />
la tua parola<br />
impertinente<br />
esplode<br />
come<br />
una bolla<br />
di sapone<br />
il tuo bacio<br />
bambino<br />
ha già<br />
il sapore<br />
di una memoria<br />
amara<br />
dilaniata<br />
dalla guerra<br />
degli idoli<br />
il tuo jeans<br />
lacerato<br />
attraversa<br />
l’eccesso<br />
della tua porta<br />
per condurti<br />
dove sei<br />
inascoltato<br />
nelle strade<br />
della tua città.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
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		<title>Cogli sulle mie labbra</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 23:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Cogli sulle mie labbra
un bacio
e che esso ti bruci
e annienti l’agonia
del tuo sorriso tenue
che di lucenti stille
invade il cuore.
Esulta il mio pensiero
alla sovranità
d’impronte amate
e ti avvolge
e ti segue
come farfalla
dalle ali d’oro.
Ho conquistato per te
un regno
dove tu solo imperi
dove sei storia
strazio che si sperde
voce incolume
di stanco viandante
acqua mormorante
nel deserto
indaco che mi vela
di tutti i cieli
di tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cogli sulle mie labbra<br />
un bacio<br />
e che esso ti bruci<br />
e annienti l’agonia<br />
del tuo sorriso tenue<br />
che di lucenti stille<br />
invade il cuore.<br />
Esulta il mio pensiero<br />
alla sovranità<br />
d’impronte amate<br />
e ti avvolge<br />
e ti segue<br />
come farfalla<br />
dalle ali d’oro.<br />
Ho conquistato per te<br />
un regno<br />
dove tu solo imperi<br />
dove sei storia<br />
strazio che si sperde<br />
voce incolume<br />
di stanco viandante<br />
acqua mormorante<br />
nel deserto<br />
indaco che mi vela<br />
di tutti i cieli<br />
di tutti i mari<br />
dove mio destino tu sei.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>L’impossibile</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/l%e2%80%99impossibile/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/l%e2%80%99impossibile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 22:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Introspezione]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L’impossibile
diventa possibile
se trascendo
il pensiero razionale
perché il cuore
non conosce confini
di proprietà
e ragionamento
non svela i misteri
di questo amore
né perché cerco
ancora una volta
il varco di linee
scabre
perse in colori
di sole
e d’ombra
che conduce
al tuo respiro.
Dalla silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; Premio Scriveredonna 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impossibile<br />
diventa possibile<br />
se trascendo<br />
il pensiero razionale<br />
perché il cuore<br />
non conosce confini<br />
di proprietà<br />
e ragionamento<br />
non svela i misteri<br />
di questo amore<br />
né perché cerco<br />
ancora una volta<br />
il varco di linee<br />
scabre<br />
perse in colori<br />
di sole<br />
e d’ombra<br />
che conduce<br />
al tuo respiro.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
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		<title>Non ti seppellirò</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[﻿Non ti seppellirò
mio sogno
nel fango
delle ipotesi
concrete
combatterò
per liberarti
nella città
di luci
ti porterò
in un ristorante
dove il pane
è morbido
e il colore
della speranza
è servito
su un piatto
di fagioli novelli
all’olio
e cipolla
con l’argenteria
del cuore
e ostriche
d’amore.
Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009
(Translated from Italian by Daniela Quieti)
I WILL NOT BURY YOU
I will not bury you
dear dream
in the mud
of the actual
conjectures
I will fight
to free you
in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿Non ti seppellirò<br />
mio sogno<br />
nel fango<br />
delle ipotesi<br />
concrete<br />
combatterò<br />
per liberarti<br />
nella città<br />
di luci<br />
ti porterò<br />
in un ristorante<br />
dove il pane<br />
è morbido<br />
e il colore<br />
della speranza<br />
è servito<br />
su un piatto<br />
di fagioli novelli<br />
all’olio<br />
e cipolla<br />
con l’argenteria<br />
del cuore<br />
e ostriche<br />
d’amore.</p>
<p>Dalla silloge “<em>Graffi obliqui</em>” Premio Scriveredonna 2009</p>
<p>(Translated from Italian by Daniela Quieti)</p>
<p>I WILL NOT BURY YOU</p>
<p>I will not bury you<br />
dear dream<br />
in the mud<br />
of the actual<br />
conjectures<br />
I will fight<br />
to free you<br />
in the city<br />
of lights<br />
I will take you<br />
to a restaurant<br />
where the bread<br />
is warm  <br />
and the colour<br />
of hope<br />
is served<br />
on a plate<br />
together with<br />
young beans<br />
mixed with<br />
olive oil<br />
and onions<br />
on silverware<br />
of hearts<br />
and oysters<br />
of love.</p>
<p>From the collection “<em>Oblique scratches</em>” Scriveredonna Prize 2009</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutto vince l’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 22:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 14 febbraio è la festa di San Valentino, tradizionalmente dedicata agli innamorati. Il suo nome deriverebbe dal latino valorem tenens, cioè chi persevera nel valore, o da valens tyro, valoroso soldato e, forse, racchiude in sé varie figure di martiri. Secondo alcune narrazioni, nel terzo secolo, l&#8217;imperatore romano Claudio aveva proibito i matrimoni perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Il 14 febbraio è la festa di San Valentino, tradizionalmente dedicata agli innamorati. Il suo nome deriverebbe dal latino <em>valorem tenens</em>, cioè chi persevera nel valore, o da <em>valens tyro</em>, valoroso soldato e, forse, racchiude in sé varie figure di martiri. Secondo alcune narrazioni, nel terzo secolo, l&#8217;imperatore romano Claudio aveva proibito i matrimoni perché riteneva che i celibi fossero preferibili come soldati. Ma un sacerdote di nome Valentino, ignorando il veto, continuò a officiare unioni in segreto. Fu imprigionato e, mentre era in attesa di essere giustiziato, restituì miracolosamente la vista alla figlia cieca del suo carceriere, scrivendole come frase d’addio &#8220;dal vostro Valentino&#8221;. Si racconta anche di un Valentino, medico, che assisteva i malati che non erano in grado di pagarlo e di un Valentino, vescovo di Terni, perseguitato e ucciso sotto l&#8217;imperatore Aureliano perché aiutava i cristiani. La prerogativa di protettore dell’amore risalirebbe, però, a un culto pagano dell’antica Roma, alla festa in onore di Lupercus, il 15 febbraio, che era associata a riti di fecondità. Divenuti, nel tempo, troppo dissoluti, furono vietati da Augusto e, in seguito, definitivamente aboliti da Papa Gelasio che, nel 496, designò il 14 febbraio giorno di celebrazione di questo martire cristiano. La consuetudine di festeggiare la ricorrenza scambiandosi “Valentines”, doni e biglietti d’amore, sembra, tuttavia, rifarsi alla cultura anglosassone, secondo cui il santo donava alle giovani coppie un fiore del suo giardino, tradizione citata finanche da Geoffrey Chaucer nell’opera onirica “Il Parlamento degli Uccelli”, in relazione alla promessa di matrimonio di Riccardo II d&#8217;Inghilterra ad Anna di Boemia. Anche Ofelia, nel terzo atto dell’Amleto di Shakespeare, recita: “Sarà domani San Valentino, ci leveremo di buon mattino, alla finestra tua busserò, la Valentina tua diventerò”. Il più antico documento di &#8220;Valentine&#8221; tramandato è quello che Carlo d&#8217;Orléans, segregato nella Torre di Londra dopo la disfatta di Agincourt, nel 1415, inviò a sua moglie, scrivendole: “ma tres doulce Valentinée…” Ma fu nel Rinascimento, nel fiorire dell’arte, della poesia e della musica, che San Valentino si legò romanticamente all’immagine di Cupido, “<em>l’amorino&#8221;</em> simbolo, la cui freccia trafigge profondamente il cuore. Il significato espresso da questa ricorrenza trascende ogni moderna commercializzazione e resta, comunque, per chi lo desidera veramente, un giorno di unione, di pace, di condivisione, di baci, un giorno in cui &#8220;Tutto vince l’amore: e che anch’io ceda all’amore”.</p>
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		<title>Uno squarcio di sogno di Daniela Quieti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 12:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[
Scusami se so darti solo
uno squarcio di sogno
sbiadito d’anima e di cielo.
Ampi strappi schiudono
la cavità del mio essere
attraversato da fremiti elettrici
folgorato da luce bruciante
battuto da vento gelido.
Fragili desideri sorgono
perseguitati da bugiardi idoli.
Ma come fata morgana
una superstite isola mi adula
una corrente celeste mi consegna
alla riva di un nuovo istante
oltre l’asfalto percorso da ore avare
dilatate dal filo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4939" href="http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/uno-squarcio-di-sogno-di-daniela-quieti/uno-squarcio-di-sogno/"><img class="alignnone size-full wp-image-4939" style="border: 1px solid black;" title="Uno squarcio di sogno di Daniela Quieti" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/01/uno-squarcio-di-sogno.jpg" alt="" width="250" height="380" /></a></p>
<p>Scusami se so darti solo<br />
uno squarcio di sogno<br />
sbiadito d’anima e di cielo.<br />
Ampi strappi schiudono<br />
la cavità del mio essere<br />
attraversato da fremiti elettrici<br />
folgorato da luce bruciante<br />
battuto da vento gelido.<br />
Fragili desideri sorgono<br />
perseguitati da bugiardi idoli.<br />
Ma come fata morgana<br />
una superstite isola mi adula<br />
una corrente celeste mi consegna<br />
alla riva di un nuovo istante<br />
oltre l’asfalto percorso da ore avare<br />
dilatate dal filo di un tempo<br />
che mi conduce a te<br />
nel pensiero di una fresca acqua<br />
di una carezza sul cuore<br />
di un antico pane.</p>
<p>***<span id="more-4940"></span></p>
<p>Dal libro di <a href="http://www.manualedimari.it/portal/poesia/recensioni/uno-squarcio-di-sogno-di-daniela-quieti" target="_blank"><em><strong>Uno squarcio di sogno</strong></em></a> di <strong>Daniela Quieti</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manualedimari.it"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Vuoi sfogliare le pagine di questo libro e leggere i primi capitoli? Clicca sull’immagine dell’ebook</strong> <strong>qui sotto. Se ti colleghi con un terminale mobile <a href="http://www.blogdegliautori.it/ebook/Uno-squarcio-di-sogno.pdf">CLICCA QUI</a>.</strong><a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/nicla-morletti-modulo-ordini/" target="_blank"><strong><br />
</strong></a></p>
<p>Per prenotare la produzione e pubblicazione dell’Ebook relativo al tuo libro nel Portale Manuale di Mari e nel Blog degli Autori <a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/redazione/" target="_blank"><strong>contatta la Redazione</strong></a>.</p>
<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=100127122050-a40ea85da92b4d5fac8228b45314795e&amp;docName=uno-squarcio-di-sogno&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Uno%20squarcio%20di%20sogno%20di%20Daniela%20Quieti&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=100127122050-a40ea85da92b4d5fac8228b45314795e&amp;docName=uno-squarcio-di-sogno&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Uno%20squarcio%20di%20sogno%20di%20Daniela%20Quieti&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<title>Giornata della Memoria: siamo tutti di razza umana</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 13:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il lavoro rende liberi”, questa la scritta che campeggiava, e ancora permane, dopo essere stata sottratta e recuperata, all’ingresso del campo di concentramento nazista di Auschwitz, in Polonia, il più grande fra gli orribili luoghi di sterminio che caratterizzarono i momenti bui della seconda guerra mondiale. Quanta impostura in queste parole! Infatti, esse nascondevano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">“Il lavoro rende liberi”, questa la scritta che campeggiava, e ancora permane, dopo essere stata sottratta e recuperata, all’ingresso del campo di concentramento nazista di Auschwitz, in Polonia, il più grande fra gli orribili luoghi di sterminio che caratterizzarono i momenti bui della seconda guerra mondiale. Quanta impostura in queste parole! Infatti, esse nascondevano la tremenda realtà dell’intolleranza, della crudeltà, della negazione di dignità, della perdita di speranza che albergavano in quelle tristi baracche, tra i forni crematori, le fosse comuni, gli esperimenti “medici”. Il 27 gennaio è dedicato alla Shoah. Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, la Repubblica Italiana ha riconosciuto questa data come &#8220;Giorno della Memoria&#8221; che celebra e ricorda milioni di vittime innocenti e rivolge un pensiero grato a quanti si opposero, salvando vite e proteggendo i perseguitati, a una funesta pagina della storia. Nel nostro Paese, come in tanti altri del mondo, l’Olocausto degli ebrei, sterminati da una perversa ideologia, viene commemorato con cerimonie e manifestazioni, sia a livello istituzionale, sia con iniziative di enti e associazioni. Ugualmente, nelle scuole, non mancano momenti di riflessione sul monito e sugli insegnamenti che i giovani hanno il dovere di trarre dagli errori dei loro predecessori. La Shoah è stata una tragedia unica e senza precedenti, ma è anche importante che tutta questa sofferenza non cada nell’oblio, soprattutto nelle coscienze delle nuove generazioni. Per quanto dolorosi, per quanto traumatizzanti, quegli eventi devono restare ben presenti nella mente e nel cuore di coloro cui è affidato il futuro dell’umanità. Perché non si ripetano, perché la pace e la tolleranza nei confronti dei “diversi”, siano essi di altra etnia o religione, prevalgano e si affermino sempre come valori universali. All’Ufficio Immigrazione degli Stati Uniti, Albert Einstein, interrogato su quale fosse la sua razza, rispose: “Sono di razza umana”.  </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La mia declinazione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 15:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Emozione]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia
declinazione
sei
tu
di te
a te
te
sempre
tu
e io
con te.
Dalla silloge  &#8220;Graffi obliqui&#8221; di Daniela Quieti &#8211; Premio Scriveredonna  2009

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia<br />
declinazione<br />
sei<br />
tu<br />
di te<br />
a te<br />
te<br />
sempre<br />
tu<br />
e io<br />
con te.</p>
<p>Dalla silloge  &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; di Daniela Quieti &#8211; Premio Scriveredonna<em>  </em>2009</p>
<p><span id="more-4893"></span><em></em></p>
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		<title>Per chi arriva la Befana?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 20:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Amatissima dai piccoli, la Befana, da  epifania, cioè manifestazione, è una favolosa vecchietta che distribuisce doni ai bambini buoni, ma cenere e carbone a quelli disubbidienti, nella notte fra il cinque e il sei gennaio. L’iconografia la rappresenta in ciabatte, lunga gonna scura e rattoppata, grembiulone, scialle e ampio cappello. E, soprattutto, mentre vola sui tetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Amatissima dai piccoli, la Befana, da  epifania, cioè manifestazione, è una favolosa vecchietta che distribuisce doni ai bambini buoni, ma cenere e carbone a quelli disubbidienti, nella notte fra il cinque e il sei gennaio. L’iconografia la rappresenta in ciabatte, lunga gonna scura e rattoppata, grembiulone, scialle e ampio cappello. E, soprattutto, mentre vola sui tetti a cavallo di una scopa.  <br />
La nascita di questa tradizione popolare, antichissima, magica e pagana ha, come tante feste, un&#8217;origine agricola, come allegoria di una natura consunta che, immolandosi a una nuova primavera, vuole lasciare un bel ricordo ai più meritevoli, augurando un prossimo ciclo di prosperità.  Il folclore si fuse poi con elementi cristiani e la Befana portò doni come i Magi a Gesù Bambino. La leggenda narra che i tre Re, essendosi smarriti sulla strada per Betlemme, chiesero a una vecchia di accompagnarli. Ma questa non poté. In seguito, se ne rammaricò così tanto da mettersi a cercare il piccolo Gesù in ogni casa, recando strenne a tutti i bimbi nella speranza di trovare il Redentore. A Gesù i Magi portarono oro, incenso e mirra, simboliche offerte del mondo reale per adorare il neonato Salvatore dell’umanità. Essi consegnano regali, regali materiali. Ma, in questi giorni dell’apparizione di Gesù, quanto di più può essere regalato ai tanti bisognosi della terra, specie ai bambini malati, a quelli poveri, a quelli senza genitori o senza patria, senza casa, senza ospedali, senza medicine. Se solo l’Epifania servirà a diminuire, non certo a sconfiggere &#8211; sarebbe un’utopia &#8211; le tante piaghe del mondo, avremo celebrato nel modo più giusto e generoso lo spirito dell’evento natalizio, quello di tendere una mano a chi soffre. E, come non ricordare i versi di Giovanni Pascoli che, nella sua poesia “<em>La Befana</em>”, rivolge un pensiero alle diversità sociali e alle miserie umane, attenuate solo dalla fede e dalla speranza: ”&#8230;La Befana vede e sente;/ fugge al monte, ch&#8217;è l&#8217;aurora./ Quella mamma piange ancora/ su quei bimbi senza niente./ La Befana vede e sente./ La Befana sta sul monte./ Ciò che vede è ciò che vide:/ c&#8217;è chi piange, c&#8217;è chi ride:/ essa ha nuvoli alla fronte,/ mentre sta sul bianco monte.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Natale è la speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 19:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva il Natale, la ricorrenza più importante dell’anno. Sono, per milioni di persone, giorni di semplice festa, di doni e di consumi, di musica e di viaggi. Tutto ciò generalizzando, ovviamente. Il che è sbagliato perché, a mio parere, esistono tanti natali, ognuno diverso per quanti sono  gli esseri del mondo che credono nel mistero della Natività. Quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Arriva il Natale, la ricorrenza più importante dell’anno. Sono, per milioni di persone, giorni di semplice festa, di doni e di consumi, di musica e di viaggi. Tutto ciò generalizzando, ovviamente. Il che è sbagliato perché, a mio parere, esistono tanti natali, ognuno diverso per quanti sono  gli esseri del mondo che credono nel mistero della Natività. Quello più appariscente è fatto di vetrine addobbate, di shopping, di luci e di colori, di regali, di pranzi e cene al limite della congestione. La stragrande maggioranza della gente è per strada o, ancor più, nei centri commerciali a riempire carrelli di roba da mangiare o cianfrusaglie inutili. E la spiritualità del Natale? Relegata nelle chiese, nelle omelie dei parroci, nella suggestione dei cori e delle carole! Mi trovavo a Roma, anni fa, in questi giorni di vigilia e camminavo a zig - zag in mezzo a signore e signori eleganti carichi di pacchi, fra luminarie e tappeti rossi davanti ai negozi. Quasi tutti i locali esibivano alberi di Natale dalle decorazioni più improbabili. Pochi presepi, quasi tutti “moderni”, eccentrici. Mi ritrovai, quasi per caso, in piazza della Minerva e, passando davanti alla chiesa, udii un suono angelico provenire dall’interno. Entrai. Mi avviai verso l’altare. C’erano circa cinquanta fedeli, perlopiù anziani che ascoltavano Gazzelloni che suonava il suo flauto d’oro. Era una musica struggente, erano note che ti riscaldavano l’animo, che ti liberavano la mente dai pensieri. Era musica&#8230;divina. Era lo spirito natalizio che si faceva armonia. C’erano, in quei suoni, i rosari recitati la sera nelle case di paese intorno al camino. C’erano le messe di mezzanotte nelle piccole chiese dei borghi montani, le mense dei poveri, le corsie degli ammalati, la solitudine delle prigioni, la lontananza delle persone care, le perdite irreparabili. Eppure c’era anche la speranza, la fine delle guerre, delle malattie, delle persecuzioni, della fame, degli sfollati, della povertà assoluta. Nei quadri che intravedevo nella penombra della cattedrale c’erano immagini della vita di Gesù, della Madonna, dei Santi, della fuga in Egitto. Tenue, poco illuminato, discreto, c’era un presepe tradizionale, con tutte le figurine, la cometa, i re magi, le pecore. Quel presepe esprimeva semplicità, onestà, valori, sofferenza, purezza. Quella notte magica della Natività era un sogno fatto da svegli, un rifiuto alla rassegnazione, un richiamo alle coscienze, un invito a non avere paura. Quando sono uscita dalla chiesa mi sono sentita, per un po’, più sollevata, più libera. Forse ho dormito anche meglio, quella notte, non lo ricordo. Una cosa è certa, non volevo lasciarmi coinvolgere nella sarabanda del Natale commerciale, volevo, invece, pensare di più al messaggio evangelico. Avevo bisogno di profumo d’incenso e non di aromi griffati. Comunque…auguri a tutti!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Natale speciale</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/natale-speciale/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sogno muto
di voce
lontana
saccheggia
luce
di sole
tramontato
di ciò
che non è
stato
di un bacio
d’amore
non dato.
Un’ansia
frantuma
il cuore
dolore
riannoda
memorie
di un Natale
speciale
cometa
ancora
su grotta
fiamma
d’eternità
breve
di un giorno
che muore
d’ombra.
Dalla silloge  &#8221;Uno squarcio di sogno&#8220;  di Daniela Quieti &#8211; Ed. Tracce 2010
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sogno muto<br />
di voce<br />
lontana<br />
saccheggia<br />
luce<br />
di sole<br />
tramontato<br />
di ciò<br />
che non è<br />
stato<br />
di un bacio<br />
d’amore<br />
non dato.<br />
Un’ansia<br />
frantuma<br />
il cuore<br />
dolore<br />
riannoda<br />
memorie<br />
di un Natale<br />
speciale<br />
cometa<br />
ancora<br />
su grotta<br />
fiamma<br />
d’eternità<br />
breve<br />
di un giorno<br />
che muore<br />
d’ombra.</p>
<p>Dalla silloge  &#8221;<em>Uno squarcio di sogno</em>&#8220;  di Daniela Quieti &#8211; Ed. Tracce 2010</p>
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		<title>A chi importa</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi importa
il mio passato
sono nata all&#8217;alba
e il crepuscolo
già si avvicina.
Ma chi dice
che devo capire
tutto in un istante
che racconta
indovinelli
e parole
sconosciute.
Sento ancora
cantare
il mio fiume
sostiene la vela
il vento forte
e l’albero gigante
ha radici di linfa.
Il tempo è un luogo
inesplorato
sul bordo aperto
del cielo.
Dalla silloge  &#8220;Graffi obliqui&#8221; di Daniela Quieti &#8211; Premio Scriveredonna  2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A chi importa<br />
il mio passato<br />
sono nata all&#8217;alba<br />
e il crepuscolo<br />
già si avvicina.<br />
Ma chi dice<br />
che devo capire<br />
tutto in un istante<br />
che racconta<br />
indovinelli<br />
e parole<br />
sconosciute.<br />
Sento ancora<br />
cantare<br />
il mio fiume<br />
sostiene la vela<br />
il vento forte<br />
e l’albero gigante<br />
ha radici di linfa.<br />
Il tempo è un luogo<br />
inesplorato<br />
sul bordo aperto<br />
del cielo.</p>
<p>Dalla silloge  &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; di Daniela Quieti &#8211; Premio Scriveredonna<em>  </em>2009</p>
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		<title>L&#8217;olio di San Bernardino</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 17:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[La tua storia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhi disperati cercano risposte nel cielo che ora appare dall’enorme squarcio sulla cupola, quella della basilica di San Bernardino, a L’Aquila. Un gioiello architettonico rinascimentale che conserva le spoglie del Santo Protettore della città e la sua maschera mortuaria in cera, entrambe esposte in un&#8217;urna d&#8217;argento, all’interno di un monumentale mausoleo marmoreo che, scolpito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/10/basilica-san-bernardino.jpg" alt="Basilica di San Bernardino" width="276" height="280" />Occhi disperati cercano risposte nel cielo che ora appare dall’enorme squarcio sulla cupola, quella della basilica di San Bernardino, a L’Aquila. Un gioiello architettonico rinascimentale che conserva le spoglie del Santo Protettore della città e la sua maschera mortuaria in cera, entrambe esposte in un&#8217;urna d&#8217;argento, all’interno di un monumentale mausoleo marmoreo che, scolpito a bassorilievo e firmato da Silvestro Dell’Aquila, si erige in una grande cappella affrescata da Cenatiempo.<br />
Anche il campanile ha una spaccatura arrecata dalla disastrosa caduta delle campane. E pensare che, proprio su una di esse, è incisa la scritta “San Bernardino proteggici dal terremoto”.<br />
Perché questa chiesa ha già subito, nei secoli, violenze da terremoti.<br />
La costruzione della basilica iniziò nel 1454, dieci anni dopo la morte di San Bernardino. Ma i lavori furono interrotti nel 1461, proprio a causa di un sisma.<br />
La costruzione fu poi completata nel 1542, ma una nuova scossa tellurica, nel 1703, ne devastò l’interno barocco risparmiandone, miracolosamente, il bel frontale.<br />
Indubbiamente, guardando il cumulo di macerie di un luogo in cui più nulla è di nessuno, tra le lacrime per la perdita di vite e di speranze, forse la distruzione di una testimonianza religiosa e artistica, pur se di un prestigioso passato che ha sfidato il tempo per arrivare fino a oggi, può mostrarsi non importante.<br />
Tuttavia, è anche la storia, la nostra, a essere stata dolorosamente ferita.<br />
Nel primo progetto, di cui non si conosce il nome dell&#8217;architetto, la chiesa aveva una struttura somigliante a quella di Santa Maria del Fiore di Firenze. Infatti, San Bernardino nacque in Toscana, dalla famiglia degli Albizzeschi di Siena, l&#8217;8 settembre 1380 e morì a L’Aquila il 20 maggio 1444.<br />
Fu santificato dal papa Niccolò V nel 1450.<br />
Prese l’abito dell&#8217;Ordine dei Frati Minori a 22 anni e fu un grande predicatore, soprattutto nell’Italia settentrionale.<br />
È citato nella storia del pensiero economico perché scrisse un’opera completa sul sistema produttivo che ha per titolo “Sui contratti e l’usura”, in cui tratta argomenti relativi alla proprietà privata, all’etica del commercio e alla determinazione del rapporto tra valore e prezzo, biasimando severamente l&#8217;usura.<br />
<span id="more-4738"></span>Le sue considerazioni si compendiano nel concetto che la proprietà non appartiene all’uomo, bensì è un mezzo elargito da Dio per l&#8217;uomo, affinché produca un miglioramento in tutta la collettività.<br />
San Bernardino fu incessante e chiaro nella divulgazione della fede e dei suoi principi, procurandosi molti nemici, soprattutto in alcuni ambienti di imprenditori, tanto da essere accusato di eresia e dover subire addirittura dei processi.<br />
Ma il Santo fu pienamente assolto dall’imputazione e, nonostante fosse afflitto da diverse infermità, continuò a prodigarsi, assiduamente, nell’evangelizzazione dei fedeli.<br />
Tante sono le conversioni e le riconciliazioni legate alla sua parola.<br />
Nel 1444, quando il vescovo Agnifili lo invitò ad andare a L&#8217;Aquila per cercare di pacificare due opposte fazioni che si contrapponevano aspramente in città, era già molto malato.<br />
Il viaggio fu pieno di sofferenze, vi giunse stremato e morente e non poté svolgere il ciclo di prediche che si era prefissato. Quando stava per arrivare, San Bernardino ebbe una visione che lo profetizzava protettore di questa città e, pochi giorni dopo, al crepuscolo, sentendo imminente la fine, chiese di essere disteso sul pavimento dove morì, nudo e con le braccia allargate come in croce.<br />
I frati che lo avevano seguito tentarono di ricondurre il corpo a Siena, ma gli aquilani, raggruppati tutti insieme, lo impedirono, accordando loro di portare via solo gli abiti indossati dal Santo, attualmente custoditi nel convento della Capriola, sul colle da lui più amato.<br />
Si racconta che, proprio mentre le risse tra i dissidenti si animavano intorno al suo corpo, questo cominciò a sanguinare nella bara e l’emorragia seguitò per arrestarsi solo quando i contendenti  capirono di doversi riconciliare.<br />
Fu poi il papa Eugenio IV a concedere ufficialmente il privilegio di custodire le spoglie di San Bernardino nella basilica a lui intitolata.<br />
Particolarmente devoto al Santissimo Nome di Gesù, il Santo immise nell&#8217;iconografia popolare il Cristogramma JHS. Disegnato da lui stesso &#8211; perciò considerato anche patrono dei pubblicitari &#8211; le lettere JHS, poste su un sole splendente in uno sfondo azzurro, furono interpretate come le prime tre lettere del nome di Gesù in greco, ma anche come l’abbreviazione del motto costantiniano “In Hoc Signo“ e  “Jesus Hominum Salvator”.<br />
È il simbolo della devozione nei suoi confronti consolidatasi nei secoli, esposto su numerosi ingressi di stabili aquilani e presente un po’ ovunque San Bernardino ha predicato, un emblema celebre che risalta soprattutto sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena ad opera dell’orafo senese Tuccio di Sano e di suo figlio Pietro.<br />
Il vincolo con la terra d’origine non si è mai spezzato.<br />
Ogni anno, il 20 maggio, come da tradizione, la diocesi di Siena assicura che la delegazione di una scuola si rechi a L’Aquila, nel nome di San Bernardino, recando in dono l&#8217;olio per alimentare il fuoco della lanterna che arde, ininterrottamente, davanti al suo corpo.<br />
Ma, a causa del terremoto, la tradizione rischiava di interrompersi. Fortunatamente, si è, invece, solo capovolta.<br />
Per non sospendere questo legame proprio in un momento doloroso, sono stati i colleghi senesi a offrire ospitalità agli alunni aquilani.<br />
Sono andati questi, per una volta, a prendere l’olio, detto dell’amicizia, quell’olio d’amore che, nel nome di San Bernardino, saprà lenire le ferite degli affetti e delle certezze dissolte, ma anche di quel capolavoro che è la basilica dove il Santo Protettore riposa, testimone di una storia italiana di grande spiritualità che ha attraversato i secoli per confermarsi ancora in tutta la sua attualità in questo presente e nel nostro futuro.</p>
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		<title>Solo un momento</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 16:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo un momento
deponi i dubbi
ignora il grido
muto del cuore
guardami
nel modo in cui
sai fare tu
fammi sognare
il paradiso come
non lo vedrò mai
l’inferno senza
perdizione
e quando sarà
tempo di andare
non paventeremo
lo spettro svelato.
Dovunque conduca
il suo sentiero buio
se resteremo vicini
saremo imbattibili.
Dalla silloge  &#8221;Uno squarcio di sogno&#8220;  di Daniela Quieti &#8211; Ed. Tracce 2010
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo un momento<br />
deponi i dubbi<br />
ignora il grido<br />
muto del cuore<br />
guardami<br />
nel modo in cui<br />
sai fare tu<br />
fammi sognare<br />
il paradiso come<br />
non lo vedrò mai<br />
l’inferno senza<br />
perdizione<br />
e quando sarà<br />
tempo di andare<br />
non paventeremo<br />
lo spettro svelato.<br />
Dovunque conduca<br />
il suo sentiero buio<br />
se resteremo vicini<br />
saremo imbattibili.</p>
<p>Dalla silloge  &#8221;<em>Uno squarcio di sogno</em>&#8220;  di Daniela Quieti &#8211; Ed. Tracce 2010</p>
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		<title>The return</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 19:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>

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		<description><![CDATA[I have returned
from a distant land
to my home
silent for too long
I have returned
to my village
it has been told
countless times.
But how blue
this sky is
how clear
this water is
how white
this bread is
like the stone
on which I lay flowers
where I rediscover
my heart.
Da &#8220;The colours of the park&#8221; di Daniela Quieti -  Inedito
(Traduzione)
Ritorno
Sono tornato
da una terra lontana
alla mia casa
troppo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I have returned<br />
from a distant land<br />
to my home<br />
silent for too long<br />
I have returned<br />
to my village<br />
it has been told<br />
countless times.<br />
But how blue<br />
this sky is<br />
how clear<br />
this water is<br />
how white<br />
this bread is<br />
like the stone<br />
on which I lay flowers<br />
where I rediscover<br />
my heart.</p>
<p>Da &#8220;The colours of the park&#8221; di Daniela Quieti -  <em>Inedito</em></p>
<p><em>(Traduzione)</em></p>
<p>Ritorno</p>
<address>Sono tornato</address>
<address>da una terra lontana</address>
<address>alla mia casa</address>
<address>troppo a lungo</address>
<address>senza voce</address>
<address>sono tornato</address>
<address>al mio paese</address>
<address>tante volte raccontato.</address>
<address>Ma quanto</address>
<address>è più chiaro</address>
<address>questo cielo </address>
<address>quanto più limpida</address>
<address>questa acqua</address>
<address>quanto più bianco</address>
<address>questo pane </address>
<address>come la pietra</address>
<address>su cui depongo fiori</address>
<address>dove ritrovo</address>
<address>tutto il mio coraggio.</address>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>A story of hope</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/a-story-of-hope/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/a-story-of-hope/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 16:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[I hear calls from the distant wood
in a silence which is almost scaring me
in this night full of fire-flies and stars.
The wolf howls he went to the white spring
he ran along the paths of the saint hermits
he knows all the colours of the park
he will not attack, tomorrow.
The sharp fox runs free
she will not make [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I hear calls from the distant wood<br />
in a silence which is almost scaring me<br />
in this night full of fire-flies and stars.<br />
The wolf howls he went to the white spring<br />
he ran along the paths of the saint hermits<br />
he knows all the colours of the park<br />
he will not attack, tomorrow.<br />
The sharp fox runs free<br />
she will not make mischief, tomorrow.<br />
And the magpie already has her teasure<br />
of diamonds<br />
she will not steal, tomorrow.<br />
The trees will not call for help.<br />
Where the hill becomes mountain<br />
the deer will jump safe<br />
among rocks and precipices<br />
and where the mountain looks at the sea<br />
it tells a story of hope.</p>
<p>Da &#8221; The colours of the park &#8221; di Daniela Quieti &#8211; <em>Inedito</em></p>
<p><em>(Traduzione)</em></p>
<p>Una speranza</p>
<address>Nel silenzio che fa quasi paura</address>
<address>di questa notte di lucciole e stelle</address>
<address>sento voci dal bosco lontano.</address>
<address>È passato alla fonte bianca</address>
<address>racconta il lupo</address>
<address>ha percorso i sentieri dei santi eremiti</address>
<address>lui conosce tutti i colori del parco</address>
<address>domani non aggredirà.</address>
<address>Corre libera dagli inseguitori la furba volpe</address>
<address>domani non imbroglierà.</address>
<address>E la gazza ha già il suo tesoro di diamanti</address>
<address>domani non ruberà.</address>
<address>Non grideranno gli alberi in cerca di aiuto.</address>
<address>Dove la collina diventa montagna</address>
<address>salterà sicuro il cervo tra rupi e precipizi</address>
<address>e la montagna, dove guarda il mare</address>
<address>racconta una speranza.</address>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Dove ho imparato ad amare</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/dove-ho-imparato-ad-amare/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/dove-ho-imparato-ad-amare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 May 2009 22:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[ Da giorni con la stessa tuta, quella usata in casa, con la scritta smile. Ma come si fa a sorridere, proprio qui, sotto questa piccola tenda, senza niente, con una sensazione di instabilità, di galleggiamento su un pavimento incerto, insicuro. Con un’angoscia di morte imminente in un campo di battaglia, tra autoambulanze, soccorritori, sfollati, maltempo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> Da giorni con la stessa tuta, quella usata in casa, con la scritta smile. Ma come si fa a sorridere, proprio qui, sotto questa piccola tenda, senza niente, con una sensazione di instabilità, di galleggiamento su un pavimento incerto, insicuro. Con un’angoscia di morte imminente in un campo di battaglia, tra autoambulanze, soccorritori, sfollati, maltempo, di fronte alla perdita di familiari, della casa, di punti di riferimento. Di fronte a un futuro che si preannuncia comunque difficile. Invece Maria vuole vivere. Lottando con la terra che trema ancora, crudele, come se volesse dire a tutti di non permettersi nemmeno di pensarlo, di continuare a vivere. Comunque non si può rinunciare a sperare. Perché suona ancora la campana di Onna, il paese simbolo della devastazione del terremoto, la drammatica premessa alle lacrime e ai morti allineati sul bordo della strada. La campana suona a distesa, nella vallata, sui prati, tra i sopravvissuti, con tutti i suoni più familiari perduti tra le macerie, con il dolore atroce per la scomparsa dei bambini e dei giovani del piccolo paese, perché a morire sono stati soprattutto loro. Suona su squarci di case che mostrano l’intimità di un letto intatto, un armadio aperto, immagini di santi, fotografie di famiglie che condividono ora lutti tra remote storie di parentele, su antiche pietre crollate di case, cantine, ovili. Sono viva &#8211; dice Maria &#8211; sono più forte del terremoto che ha distrutto la mia terra. Non ho ancora pianto, non è il tempo. Ora è il tempo di ricominciare, soprattutto per chi non c’è più. Rivoglio il mio posto com’era. Non posso immaginare di volgere lo sguardo e non vedere l’incanto delle mie chiese, delle mie case, delle mie strade. Non c’è altra immagine nella mia mente che quella del luogo dove sono nata, dove ho imparato ad amare. Giovanni la incoraggia: &#8211; Andremo avanti &#8211; le dice.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Altri tempi di Daniela Quieti</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/altri-tempi-di-daniela-quieti/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/altri-tempi-di-daniela-quieti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 06:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Leggiamo Insieme]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/altri-tempi-di-daniela-quieti/</guid>
		<description><![CDATA[
Ricordo sempre, nei momenti difficili d&#8217;incertezza, d&#8217;angoscia, di solitudine che la vita porta con sé, la calda e sicura atmosfera che circondava le mie sere d&#8217;inverno di bambina, accanto al caminetto, affascinata dai racconti del nonno.
Storie della sua vita, di quella dei bisnonni, intrisa di ricordi dei trisavoli e io, lentamente, entravo nella favola, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.manualedimari.it/images/cover09/altri-tempi.jpg" alt="" width="272" height="414" /></p>
<p style="text-align: justify">Ricordo sempre, nei momenti difficili d&#8217;incertezza, d&#8217;angoscia, di solitudine che la vita porta con sé, la calda e sicura atmosfera che circondava le mie sere d&#8217;inverno di bambina, accanto al caminetto, affascinata dai racconti del nonno.<br />
Storie della sua vita, di quella dei bisnonni, intrisa di ricordi dei trisavoli e io, lentamente, entravo nella favola, come a risalire un lungo fiume alla sorgente.<br />
Stagioni lunghissime, nevicate paurose, venti impetuosi, il garbino, calori estivi che spaccavano porte, belle giornate fresche e serene, verdeggianti e indimenticabili primavere di quando c&#8217;erano somari e cavalli, chiamati vetture, in gergo, per il trasporto di persone e cose, e un viaggio era una bella avventura, dopo essere stato un dolce sogno, si susseguivano.<br />
Non c&#8217;era la luce elettrica allora e s&#8217;andava avanti a candele e lumi a petrolio. Fioche luci illuminavano appena le piccole strade di paese materializzando ombre minacciose, ma se la luna piena era alta nel cielo, ti rapiva come una magia.<br />
Profumo d&#8217;erba fresca e di trifoglio nelle sere di aprile, quando tutto il colle ne era pervaso e, nel pieno rigoglio della natura, insetti e rane scovati nello stagno ombroso, farfalle rincorse, spedizioni a caccia di erbe nel bosco misterioso, con le sue ombre dorate e il sottobosco, con i muschi vellutati e i funghetti d&#8217;avorio.<br />
Lunghe sere di silenziosi inverni, il tempo trascorso a meditare guardando l&#8217;incanto della fiamma di un focolare.<br />
Se poi, su quel fuoco, c&#8217;era una padella con un po&#8217; d&#8217;olio, d&#8217;aglio, di peperoncino e un buon bicchiere di frizzante vino, la serata era una festa.<br />
C&#8217;era anche un cane a fare compagnia, un caro bestione, dolcissimo ma poco rassicurante per chi volesse entrare in casa senza il suo permesso.<br />
Ricordo mitiche storie di briganti, di pastori, di emigranti. Vennero le guerre, la patria straziata, scontri duri tra scoppi di bombe su montagne nevose, scarsità di cibo, affetti scomparsi, paesi spopolati e distrutti.<br />
Poi il nonno s&#8217;intristiva e diceva:<br />
- È ora di andare a dormire.<span id="more-4288"></span></p>
<p><strong><br />
Zia Ubaldina</strong></p>
<p style="text-align: justify">Non ho mai capito bene quale fosse il vincolo di parentela che la legava alla famiglia, ma sicuramente, sul campo degli affetti, &#8220;zia&#8221; Ubaldina aveva saputo guadagnarsi ampiamente il titolo.<br />
Era lei la protagonista, sempre ricordata da tutti con particolare amore, una maestra elementare che insegnò nella prima metà del secolo scorso.<br />
Prima d&#8217;essere destinata a una sede cittadina, svolse il suo lavoro in villaggi e paesi sparsi sui monti del Gran Sasso.<br />
Gli inverni duri, trascorsi su quelle impervie gole, non la sgomentarono mai perché il suo spirito alacre, il suo coraggio semplice e la sua dirittura morale, permeati tutti da una fede profonda, l&#8217;avevano sempre confortata nella sua missione.<br />
Delle monotonie invernali, diceva, si ripagava a primavera, godendo pienamente la bellezza e la poesia della stagione.<br />
In montagna vi sono ruscelli che sembrano di cristallo, abeti che inquadrano paesaggi stupendi e c&#8217;è, soprattutto, l&#8217;odore delle preziose erbe sottili che dona all&#8217;aria il sapore della menta.<br />
Robusta e sana, abituata nei verdi anni a cavalcare, per spostarsi da un luogo all&#8217;altro, su muli estrosi e giumente pazienti in mancanza di auto e strade, aveva due rose sul volto che la lasciarono solo quando, ottuagenaria e semicieca, dovette rassegnarsi alla forzata inoperosità.<br />
I suoi occhi, che negli anni della giovinezza e della maturità avevano lavorato anche di notte, dopo la giornaliera fatica scolastica, intorno a pregiate reti di filo e a merletti a tombolo, si erano velati di una costante nebbia che le consentiva di percepire soltanto una parvenza di luce. Per tale sopravvenuta sventura, anche le sue mani erano costrette ad abbracciarsi tra loro nell&#8217;ozio durevole, come per confortarsi a vicenda o per pregare.<br />
Negli ultimi tempi della sua esistenza, zia Ubaldina viveva di ricordi. Nel vortice delle immagini affioravano volti di bambini, suoi scolari dei tempi andati.<br />
Piccoli montanari timidi, ragazzi di città vivaci.<br />
Non sapeva dire, zia Ubaldina, chi di loro aveva amato di più: se la sincerità dolcissima dei primi o l&#8217;estrosità irrequieta degli altri.<br />
Ricordava, inoltre, le innumerevoli feste nuziali cui aveva dovuto partecipare, invitata sempre con rispettosa premura dalle famiglie conosciute, per organizzare e dirigere la confezione casalinga dei rituali dolci, dei quali solo lei conosceva le elaborate ricette.<br />
Non esistevano pasticcerie, allora, nei centri minori della provincia ed erano pochi coloro che s&#8217;intendevano d&#8217;arte dolciaria per le cerimonie di un certo rilievo.<br />
Capolavori di torte e creme uscivano da quelle mani ai quali la fragranza degli elementi, freschi e naturali, la finezza e la delicatezza degli impasti, le essenze dosate alla perfezione, regalavano sapori soavissimi, leggeri, davvero capaci di dissolvere ai commensali, al termine di un pranzo robusto, ogni pesantezza sgradita.<br />
Quante le lacrime di zia Ubaldina nel giorno in cui, costretta dai limiti d&#8217;età, dovette rinunciare alla scuola!<br />
Ci fu gran festa nella sua casa e molte persone amiche, vecchi scolari e genitori di alunni convennero alla cerimonia del conferimento della medaglia d&#8217;oro al merito d&#8217;insegnamento.<br />
Lei pianse tanto perché, diceva, era quella festa un addio alla vita.<br />
Rimasta vedova giovane e senza figli, ricordò sempre quelle lezioni tenute nel corso delle vicende belliche, tra un bombardamento e l&#8217;altro, in un&#8217;atmosfera carica di trepidazione.<br />
Soprattutto, ricordò una sua piccola alunna, un fiore reciso da un&#8217;esplosione, quando la poesia della vita apriva i petali alla primavera dell&#8217;infanzia.<br />
Desiderò vivere sola nella sua casa, autogovernandosi.<br />
Le piaceva ancora sentirsi padrona di quel villino che aveva fatto costruire con i frutti del suo lavoro e della sua parsimonia.<br />
L&#8217;orto e il giardino s&#8217;erano infittiti di piante e di fiori e, in un canto, seminascosto, c&#8217;era anche un pollaio.<br />
Ogni sera, al tramonto, zia Ubaldina andava a raccogliervi le uova che le sue brave galline avevano deposto. Bianchissime, le teneva in mano come se reggesse delle cose preziose e rare.<br />
Pochi anni trascorsero così. Poi giunse, implacabile, la cecità e, di conseguenza, la forzata immobilità.<br />
Ogni domenica si faceva accompagnare alla messa. Fu proprio in chiesa che, un giorno, morì, colta da improvviso malore.<br />
Fu questo un privilegio serbatole dalla sorte? Morire in chiesa è come morire nelle braccia del Signore.<br />
I suoi cari la piansero tanto. E anch&#8217;io&#8230;<br />
Perché zia Ubaldina era una creatura speciale.<br />
Dotata di talento, di comunicativa, di vera generosità, fu costante esempio di elevate virtù praticate in una mirabile realtà quotidiana fatta di sacrificio, di lavoro, di preghiera e di buon umore.</p>
<p>***</p>
<p>Leggiamo e commentiamo insieme un brano tratto dalle prime pagine di <em><strong>Altri tempi </strong></em>di <strong>Daniela Quieti</strong>, <a href="http://www.manualedimari.it/content/view/381/160/" target="_blank"><strong>recensito</strong></a> da <strong>Nicla Morletti</strong> nel Portale Manuale di Mari.</p>
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		<title>Oksana</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 18:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[Verità e sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[
Viaggio sotto il cielo azzurro della bella riviera adriatica affollata di bagnanti che si tuffano nel mare mentre io corro a tuffarmi nelle tue inquiete braccia.
Credevo d’impazzire. E’ pericoloso innamorarsi quando la vita volge al tramonto.
La tua fuga è stata una frattura che ha spezzato in due la mia esistenza. E quel mio intimo edificio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/image_autori/VCorcos-Sogni.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify">Viaggio sotto il cielo azzurro della bella riviera adriatica affollata di bagnanti che si tuffano nel mare mentre io corro a tuffarmi nelle tue inquiete braccia.<br />
Credevo d’impazzire. E’ pericoloso innamorarsi quando la vita volge al tramonto.<br />
La tua fuga è stata una frattura che ha spezzato in due la mia esistenza. E quel mio intimo edificio, che avevo decorato d’incanti e di desideri, è crollato improvvisamente nell’amarezza.<br />
Pure, nelle rovine di sogni accarezzati, una speranza illumina ancora il mio cuore. Mi hai chiamato per nome al telefono. Dunque mi ami ancora? Come l’hai pronunciato bene. Ho sentito il mio nome pervaso di poesia nel sospiro della tua voce vellutata, sembrava una carezza.<br />
Significa forse che le incomprensioni sono superate, i dubbi dispersi, la tempesta placata?<br />
Immagino un nuovo sentimento, nato dal nostro caos, sorretto da un senso di eternità. Spero di non illudermi.<br />
O mi sono già illuso? Credimi, ho sofferto molto quando sei andata via.  Sono passate settimane e non so dimenticare.<br />
Non vi è né ieri né domani nelle forti riapparizioni della memoria, vi è solo sempre. Il tempo può consumare i giorni ma non i fremiti della mia anima che cerca te, mio sogno, cui ho donato l’impeto del mio ultimo ardore.<br />
So che risplende come perla il tuo occhio attento, sulla tua fronte l’orgoglio di un pensiero che non sa cedere nemmeno alla palese evidenza.<br />
Io ti tenevo tra le braccia come lo stelo un fiore, tu sapevi dissetare la mia anima riarsa, sapevi commuovermi al rosso di un tramonto, alla nota di una canzone, al sussurro di una parola e sentivo crescere in me, attimo dopo attimo, l’intensità di questo amore.<br />
Così sarò fortunato se sarò accolto da te in questo caldo pomeriggio, con questo colletto che mi stringe la gola, dopo il viaggio che ho fatto.<br />
La notte scorsa ho ripensato un po’ a tutto e ti ho chiesto di incontrarci. Non voglio essere pessimista nelle previsioni.<br />
Verrai elegante. Sarà una vertigine per me vederti, dopo averti salutato ti prenderò il braccio con l’intimità di un tempo, cammineremo insieme lungo i viali ombrosi rischiarati dal raggio del tuo sguardo, tra rondini impazzite nel cielo, mentre io riempirò l’aria con propositi di passione.<br />
Non ti amo, ti adoro. Sei la meta delle mie aspirazioni, la dea che sa farmi volare alto. Ho creduto nel tuo sentimento, non sapevo che in esso, per riconoscenza al mio, si addensava l’ombra dell’ipocrisia. Te ne sei andata nel silenzio. Forse attendevi questo atto come una emancipazione.<br />
Ma non sai che la vera fiamma brucia una volta sola negli anni migliori e io ho colto il tuo mattino prima della mia sera, brivido di giovinezza prima della nostalgia.<br />
Resta con me, Oksana. Vedi, sono disposto a continuare così, senza averti accanto, senza domande. Mi hai fatto conoscere il limite della mia anima, incapace di arginare l’impeto di questo amore e, consapevole, io ti dono, come mai prima, tutto me stesso. L’accetti?<em></em></p>
<p>Immagine: V. Corcos &#8211; Sogni, 1896</p>
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		<title>&#8220;Cerco un pensiero&#8221; di Daniela Quieti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 19:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiamo Insieme]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito della nostra Rubrica &#8220;Leggiamo Insieme&#8221; - Presentazione di libri on line, presentiamo &#8220;Cerco un pensiero&#8221; di Daniela Quieti, edito da Tracce. Una silloge di poesie che, scrive Nicla Morletti nella sua recensione, &#8220;rapisce il cuore per portarlo lontano nel cielo dei sogni e delle speranze, dove ogni sospiro e ricordo è palpito di vita che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito della nostra Rubrica <a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/58/91/"><strong>&#8220;Leggiamo Insieme&#8221;</strong></a> - Presentazione di libri on line, presentiamo <strong>&#8220;Cerco un pensiero&#8221;</strong> di <strong>Daniela Quieti</strong>, edito da Tracce. Una silloge di poesie che, scrive <strong>Nicla Morletti</strong> nella sua <a href="http://www.manualedimari.it/content/view/124/137/"><strong>recensione</strong></a>, &#8220;rapisce il cuore per portarlo lontano nel cielo dei sogni e delle speranze, dove ogni sospiro e ricordo è palpito di vita che si rinnova.&#8221;</p>
<p><strong>Leggiamo e commentiamo insieme</strong> due poesie tratte dal libro. L&#8217;autrice leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/124/137/"><img border="0" title="Daniela Quieti - Cerco un pensiero - Tracce" alt="Daniela Quieti - Cerco un pensiero - Tracce" src="http://www.manualedimari.it/images/cover/cerco-un-pensiero-m.jpg" /></a></p>
<p>Leggi la <strong><a href="http://www.manualedimari.it/content/view/124/137/"><strong>recensione</strong></a></strong> di <strong>Nicla Morletti</strong> nel Portale Manuale di Mari.</p>
<p>Per acquistare il libro <a target="_blank" href="http://www.libreriauniversitaria.it/cerco-pensiero-quieti-daniela-tracce/libro/9788874334759">clicca qui</a></p>
<p>Da <strong>&#8220;CERCO UN PENSIERO&#8221; DI DANIELA QUIETI</p>
<p></strong></p>
<p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/virsix.gif" /> <strong>Cerco un pensiero</strong></p>
<p>Cerco un pensiero<br />
che somigli al mio,<br />
cerco nel tuo pensiero,<br />
nelle pagine di un libro,<br />
nel campanile austero,<br />
nel graffito nero<br />
arabescato sul muro.<br />
Scandisce il respiro<br />
il tempo della notte,<br />
la profondità delle ore<br />
risalgo senza rumore,<br />
fuggo verso inattese aurore.<br />
Come l&#8217;onda un veliero,<br />
sfida le distanze un pensiero.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Non disperarti</strong></p>
<p>Non disperarti, è brezza<br />
il vento che accarezza<br />
quel ricciolo d&#8217;argento,<br />
la mia mano sicura<br />
sorregge la paura<br />
della tua debolezza.<br />
Il tuo sguardo d&#8217;attesa<br />
rivela nascosta solitudine,<br />
riconosco l&#8217;offesa bellezza<br />
che al viso stanco<br />
leviga l&#8217;asprezza.<br />
Ti aiuterò a scoprire nuovi voli,<br />
come ancora bambina,<br />
tra l&#8217;oleandro e la mimosa<br />
su petali di rosa,<br />
entrerò nel tuo silenzio,<br />
troverò nella tua ombra<br />
una certezza. <img align="top" src="http://www.blogdegliautori.it/image/virdex.gif" /></p>
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		<title>Ritorno</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 19:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono tornato da una terra lontana
alla mia casa troppo a lungo senza voce,
sono tornato al mio paese
tante volte raccontato.
Ma quanto è più chiaro questo cielo,
quanto più limpida questa acqua,
quanto più  bianco questo pane,
come la pietra
su cui depongo fiori
dove ritrovo
tutto il mio coraggio.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/abb-qd2/cancello.jpg" /></p>
<p>Sono tornato da una terra lontana<br />
alla mia casa troppo a lungo senza voce,<br />
sono tornato al mio paese<br />
tante volte raccontato.<br />
Ma quanto è più chiaro questo cielo,<br />
quanto più limpida questa acqua,<br />
quanto più  bianco questo pane,<br />
come la pietra<br />
su cui depongo fiori<br />
dove ritrovo<br />
tutto il mio coraggio.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I colori del parco</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 09:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel silenzio che fa quasi paura
di questa notte di lucciole e stelle,
sento voci dal bosco lontano.
E’ passato alla fonte bianca,
racconta il lupo,
ha percorso i sentieri dei santi eremiti,
lui conosce tutti i colori del parco,
domani non aggredirà.
Corre libera dagli inseguitori la furba volpe,
domani non imbroglierà.
E la gazza ha già il suo tesoro di diamanti,
domani non ruberà.
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/abb-qd2/lupo.jpg" /></p>
<p align="center">Nel silenzio che fa quasi paura<br />
di questa notte di lucciole e stelle,<br />
sento voci dal bosco lontano.<br />
E’ passato alla fonte bianca,<br />
racconta il lupo,<br />
ha percorso i sentieri dei santi eremiti,<br />
lui conosce tutti i colori del parco,<br />
domani non aggredirà.<br />
Corre libera dagli inseguitori la furba volpe,<br />
domani non imbroglierà.<br />
E la gazza ha già il suo tesoro di diamanti,<br />
domani non ruberà.<br />
Non grideranno gli alberi in cerca di aiuto.<br />
Dove la collina diventa montagna<br />
salterà sicuro il cervo tra rupi e precipizi<br />
e la Majella, dove guarda il mare,<br />
racconta una speranza.</p>
]]></content:encoded>
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