Elogio del blu di Armando Saveriano

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Parigi, gennaio 1809 -

Erano le prime luci dell’alba e una carrozza percorreva a gran velocità le vie di Parigi. I passeggeri erano appena arrivati dall’Italia, dopo un lungo ed estenuante viaggio, ma i loro visi non denotavano stanchezza, bensì una grande emozione. Il duca Nicolas de Soissons rientrava per la prima volta in patria, dopo molti anni vissuti nei suoi possedimenti nel Granducato di Toscana, mentre per la nipote Charlotte, la capitale francese rappresentava una piacevole novità.
«Zio, siamo quasi arrivati?» Chiese la fanciulla con l’impazienza dei suoi quattordici anni e l’uomo si voltò a guardarla con le lacrime agli occhi. Rivedere la sua città natale, dopo tutto quel tempo, lo commuoveva profondamente. La sua voce era leggermente incrinata quando rispose: «Ormai non manca molto, tesoro. Siamo vicini a casa.»
La Maison de Soissons era stata fatta costruire dalla sua famiglia diversi anni prima ma egli era stato costretto ad abbandonarla durante la Rivoluzione, per fuggire all’estero con i suoi cari. Solo ora che le acque erano più tranquille e grazie all’intercessione di una sua vecchia conoscenza ne riprendeva, finalmente, il possesso. La carrozza si fermò davanti a un grande edificio, circondato da un incantevole giardino, ed un uomo zoppicante, che tuttavia mostrava una certa autorità, si avvicinò per accogliere i nuovi arrivati. Sceso dalla carrozza, il duca de Soissons, strinse la mano di quello che aveva l’aria di essere un caro amico.
«Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me, Talleyrand.» Disse con gratitudine «Senza il vostro aiuto non sarei mai riuscito a rientrare in possesso della mia casa.»
Dopo la Rivoluzione, infatti, tutte le proprietà un tempo appartenute agli aristocratici erano state confiscate e dichiarate beni nazionali.
L’uomo zoppicante sorrise.
«Non è il caso che mi ringraziate, Nicolas.» Rispose gentilmente «L’ho fatto in nome dell’antica amicizia che mi lega alla vostra famiglia. Conoscevo bene vostro padre ed ho avuto il piacere di frequentare anche voi, prima della Rivoluzione.» [Continua...]