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	<title>Blog degli Autori<title> &#187; Alberto Calavalle</title>
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		<title>Finestre sulla città e dintorni di Alberto Calavalle</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 23:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/finestre-sulla-citta.jpg" alt="" height="150" />Il deserto del Sinai mi passa accanto con le sue montagne striate di rosso, le sue valli levigate dal tempo, le rare dune di sabbia portate qui dal vento del deserto d’ Arabia. Il resto è polvere e sassi bruciati dai quaranta gradi di un sole implacabile. Ma tutto resta fuori di me. E’ come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Finestre sulla città e dintorni di Alberto Calavalle" link="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/finestre-sulla-citta-e-dintorni-di-alberto-calavalle/"><p><a rel="attachment wp-att-5116" href="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/finestre-sulla-citta-e-dintorni-di-alberto-calavalle/finestre-sulla-citta/"><img class="alignnone size-full wp-image-5116" style="border: 1px solid black;" title="Finestre sulla città e dintorni di Alberto Calavalle" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/finestre-sulla-citta.jpg" alt="" width="268" height="380" /></a></p>
<p>Il deserto del Sinai mi passa accanto con le sue montagne striate di rosso, le sue valli levigate dal tempo, le rare dune di sabbia portate qui dal vento del deserto d’ Arabia. Il resto è polvere e sassi bruciati dai quaranta gradi di un sole implacabile.<br />
Ma tutto resta fuori di me.<br />
E’ come se il condizionatore dell’aria, i vetri, il tetto dell’autobus, proteggendomi dall’esterno mi permettessero di proiettare il paesaggio lontano nello spazio o addirittura sul nastro di una pellicola cinematografica. Anche lo squallido edificio di cemento di una scuola rimasta desolatamente vuota, mi lascia indifferente, come resta indifferente alla natura primitiva di questo luogo.<br />
Solo quando scendo sulla polvere e i sassi tra i beduini che mi invitano a salire sui loro cammelli, provo emozioni inesplorate. L’aria è limpida, come di vetro, il sole è sospeso sopra di me, ma l’altitudine lo rende sopportabile. Rinuncio con un sorriso ai servizi di questa gente libera e fiera, e mi avvio a piedi in direzione del monastero di S. Caterina. Il sentiero sale nella gola stretta da montagne granitiche e brulle.<br />
I miei sandali di cuoio foderati di neoprene, comodi a camminare in città, qui ad ogni passo diventano una tortura con la polvere e i sassi che mi entrano in ogni fessura. Ma l’emozione di avvicinarmi al luogo di Mosé è più forte di questo tormento e avanzo verso l’alta muraglia che protegge il monastero.<span id="more-5117"></span><br />
Entro da una fessura che si apre tra grandi blocchi di granito e dopo un oscuro passaggio mi ritrovo nella luce di fronte al roveto ardente.<br />
Vorrei togliermi i sandali, ricordando le parole di Dio a Mosé, mentre rimango assorto in ammirazione, ma qualcosa mi preme alle spalle: è una folla di turisti sbarcati qui da ogni dove e mi trovo nella chiesa di fronte allo splendido mosaico della Trasfigurazione. Vorrei fermarmi a lungo davanti a questo capolavoro che stupisce e che invita alla preghiera per il suo farsi sublimazione, ma è impossibile porsi pellegrino in questa nostra epoca che trasforma in bene di consumo anche un luogo nato per lo spirito.<br />
Recupero il mio spazio al tramonto del sole, quando insieme ad una guida inizio la scalata del Monte Sinai. Riprovo allora quel senso di libertà e di distacco da tutto ciò che sulla terra ci assilla e ci ossessiona e che ho provato ieri scendendo nelle acque del golfo di Aqaba. Là erano quel mare così unico e le sue creature coloratissime e miti a portarmi in una dimensione nuova. Qui sono la purezza fresca e limpida dell’aria, la sensazione dell’immenso che provo di fronte alla vastità del cielo limpido dove le stelle palpitano, la gioia di avere raggiunto la cima della montagna.<br />
Ma poi ti accorgi che qui c’è qualcosa di più, come la voce del silenzio che ti entra dentro e ti rasserena l’animo, la veglia che precede l’alba, la sensazione forte che in quell’attesa io e la guida musulmana che mi siede accanto siamo fratelli in attesa dello stesso Dio. Il cielo che, come per un miracolo della creazione si tinge pian piano di un rosa che ti astrae dal tutto.<br />
Solo il lampo di una macchina fotografica che cerca di fissare quell’attimo sfuggente, mi distrae da quel distacco, mentre preannuncia un paesaggio di rocce rossastre e figure e che si muovono e si alzano dai loro sacchi a pelo.<br />
In breve siamo tutti in piedi, tutti rivolti a quel punto, in riverente silenzio, fissi come davanti a un grande mistero, tutti a cogliere quella luce intensa, folgorante, simile a quella che ha illuminato Mosé quel lontanissimo giorno che ha ricevuto da Dio le Tavole della Legge.</p>
<p>Aprile 2004</p>
<p><strong>Sulle soglie dell’infinito &#8211; Nel deserto del Sinai &#8211; </strong>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/autori-italiani/finestre-sulla-citta-e-dintorni-di-alberto-calavalle" target="_blank"><em><strong>Finestre sulla città e dintorni</strong></em></a> di <strong>Alberto Calavalle</strong> presentato nel <a href="http://www.manualedimari.it" target="_blank"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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		<title>Sulla frontiera della Vertojbica di Alberto Calavalle</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 15:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2009]]></category>
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		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.manualedimari.it/images/cover/frontiera-vertojbica.jpg" alt="" height="150" />Una sera sotto le stelle - La cena era appena terminata. A quell&#8217;ora d&#8217;estate la fatica della mietitura piegava le forze di grandi e piccini, ma come avveniva alla fine di ogni giorno, il nonno non volle rinunciare alla recita del rosario. Nei brevi intervalli tra le intonazioni della sua debole voce e il coro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Sulla frontiera della Vertojbica di Alberto Calavalle" link="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/sulla-frontiera-della-vertojbica/"><p><strong><img class="alignnone" src="http://www.manualedimari.it/images/cover/frontiera-vertojbica.jpg" alt="" width="318" height="434" /></strong></p>
<p><strong>Una sera sotto le stelle</strong> -</p>
<p>La cena era appena terminata. A quell&#8217;ora d&#8217;estate la fatica della mietitura piegava le forze di grandi e piccini, ma come avveniva alla fine di ogni giorno, il nonno non volle rinunciare alla recita del rosario.<br />
Nei brevi intervalli tra le intonazioni della sua debole voce e il coro forte di risposte della famiglia patriarcale, la campana dell&#8217;Ave Maria giungeva come un&#8217;eco lontana tra le pareti antiche della cucina di Ca&#8217; Guercinello e la luce del giorno che moriva, scendeva dall&#8217;abbaino in una penombra carica di raccoglimento.<br />
Concluso il momento dello spirito seguì un&#8217;intesa sulle faccende del giorno dopo, quindi Luigi uscì di casa per mettere il paletto alla porta delle stalle. Affascinato dalla calma della notte, sedette sul ciglio della strada all&#8217;incrocio col sentiero dell&#8217;aia.<br />
Un leggero vento di brezza saliva dalla valle di Santa Barbara a temperare il caldo di quella giornata; portava il profumo del fieno appena tagliato e del grano maturo. In un casolare della valle un lume acceso vegliava nel buio: qualcuno si attardava nella stalla o in cucina per qualche lavoro da completare. Un assiolo dalle campagne di Sant&#8217;Andrea in Serradocre rompeva con i suoi acuti la quiete della notte, un altro gli ripeteva il verso dai boschi lungo le pendici del Montesanto. Sotto un cielo di stelle sempre più fitte e luminose, si disegnavano leggeri e lontani i profili dei monti e nei campi di grano si accendevano, come per un magico riflesso migliaia di piccole lucciole.<br />
Respirando profondamente Luigi si adagiò sull&#8217;erba soffice, provando al suo contatto una piacevole sensazione di freschezza. Mentre osservava il ciclo, la sua attenzione fu attratta da una stella, che sembrava brillare di una luce sempre più intensa.<br />
Una sera d&#8217;inverno di molti anni prima, quando morì il bisnonno Giovanni, egli si aggirava smarrito per casa insieme alle sorelle e ai cugini. Si vedeva da lontano che lui e gli altri soffrivano per la scomparsa del bisnonno. Mancavano loro anche le storie che il vecchio si divertiva a raccontare la sera attorno al fuoco.<br />
Allora la nonna, mentre raccoglieva il filo all&#8217;arcolaio , decise che qualcuno doveva riempire quel vuoto. Riunì i suoi sedici nipoti davanti al camino e raccontò loro la storia di una stella che accompagna ognuno di noi nella vita e che brilla di luce più intensa quando un&#8217;anima lascia questo mondo.<br />
Quella sera dell&#8217; estate del 1914, a molti anni di distanza da quel fatto, Luigi pensò che qualcuno era scomparso sulla terra e la sua stella si era accesa lassù.<span id="more-4504"></span><br />
Ma il punto luminoso continuava a tenere impegnata la sua attenzione e gli comunicava un triste presentimento.<br />
E un&#8217;altra stella si sarebbe accesa tra poco, poi altre, a decine, a migliaia, a centinaia di migliaia, mentre una guerra che non trovava precedenti per violenza distruttiva ed estensione avrebbe aperto una voragine senza fine tra la gioventù di quegli anni. Nell&#8217;ora tarda le capitali europee continuavano ad essere impegnate nello scambio di messaggi drammatici.<br />
&#8220;Voglio cercare la mia stella&#8221; disse egli sommessamente. Nello spazio del firmamento sarebbe stato difficile ritrovarsi in una stella qualsiasi; bisognava sceglierne una facilmente riconoscibile. A sinistra il profilo scuro del monte toglieva alla vista un piccolo angolo di ciclo e anche il mandorlo faceva la sua parte con la chioma folta, ma sotto le migliaia di punti luminosi di una limpida sera era sempre facile smarrirsi.<br />
La sua attenzione fu attratta dalla Stella polare: quella sì che l&#8217;avrebbe ritrovata in un colpo d&#8217;occhio, ma era troppo grande!<br />
Pensò che per un ragazzo di campagna come lui sarebbe stato un progetto troppo ambizioso prenderne possesso. Era sicuramente la stella di un re o di un papa. La lasciò da parte per questa ragione e ne cercò un&#8217;altra, scorrendo con lo sguardo lungo il timone del carro, giù fino alla ruota anteriore. La sua attenzione si fermò su questo punto: la sua stella sarebbe stata quella più vicina alla ruota. La guardò con tale intensità dopo averla individuata, che si sentì trasportato nel firmamento, immemore di essere sulla terra.<br />
Quando il suo piede scivolò sul ciglio del prato, su cui stava disteso, temette di cadere nel vuoto e d&#8217;istinto allargò le braccia per riprendersi, mentre il cuore gli sussultava nel petto.<br />
Il contatto col prato soffice lo rassicurò e lo riportò alla realtà: chissà quanto tempo era passato? Forse un&#8217;ora o anche più.<br />
Si diresse verso la porta d&#8217;ingresso. Dalla cucina giungeva il brusio delle voci della mamma e delle zie impegnate a sbrigare le ultime faccende. Salì i gradini che conducevano nella stanza riservata allo zio don Pasquale per le sue visite a Ca&#8217; Guercinello. Aveva il consenso di entrare lì dentro, come gli altri nipoti, per leggere qualche libro lasciato dallo zio a loro disposizione. Erano vite di santi, libri di narrativa, di storia e testi di scuola in uso nel seminario.<br />
Luigi accese il lume a petrolio appeso alla trave, scelse dalla nicchia accanto al caminetto un libro già conosciuto sulla vita di Mazzini e si sedette al tavolo. Le voci della cucina giungevano come una gradita compagnia.<br />
La copertina illustrata del libro metteva in evidenza la figura di Mazzini alta, solenne, con quello sguardo che andava lontano. Luigi avrebbe voluto assomigliargli anche fisicamen-te, ma col suo metro e sessantotto si sentiva meno alto. Chissà se almeno i lineamenti del volto, il colore dei capelli e degli occhi corrispondevano? Non poteva saperlo perché l&#8217;immagine era in bianco e nero e per giunta sbiadita dal tempo. Sollevò lo sguardo sulla specchiera, fissò il profilo deciso del suo volto, i suoi occhi con una punta di celeste e i suoi capelli castani.<br />
Lesse per circa un&#8217;ora le pagine dedicate alla Giovane Italia e alla Giovane Europa. Quando si alzò, spense il lume, si avvicinò alla finestra per chiudere gli scuri.<br />
Anche l&#8217;ultimo lume si spegneva laggiù nella valle.</p>
<p><strong>Voci di guerra</strong></p>
<p>A Urbania, alla fiera di san Luca e delle donne, tra tanta gente s&#8217;era sparsa la voce sulla possibilità di un intervento dell&#8217;Italia in guerra nello stesso mese di ottobre. Luigi sapeva che avrebbe ricevuto presto la cartolina di precetto e la prospettiva di una guerra che l&#8217;aspettava, gli produsse un certo turbamento, convinto pacifista qual era. Subito dopo però nell&#8217;incontro con gli amici dimenticò le sue preoccupazioni.<br />
Pensava ancora a loro, mentre era di ritorno e percorreva a piedi il sentiero tracciato sulle orme dell&#8217;antica strada romana che saliva in direzione di San Giovanni in Ghiaiolo e di Urbino. Poi la comparsa di una pietra miliare sul ciglio del tracciato, lo portò a ricordare, chissà perché, le legioni romane e per associazione la guerra della quale si era parlato durante la fiera. Per poco non scordò l&#8217;orcio di coccio che al mattino aveva nascosto tra i cespugli e che al ritorno dalla fiera avrebbe dovuto riempire alla fonte dell&#8217;acqua salata del Montesanto.<br />
Di sera, seduto davanti al camino, accanto al nonno che mondava i giunchi scelti per intrecciare il canestro delle uova, teneva sulle ginocchia un libro di storia: guerra dei cento anni, guerra dei trent&#8217;anni, guerra dei sette anni. Luigi si chiedeva perché gli uomini periodicamente si abbandonano agli istinti più irrazionali e si scontrano in guerre sempre più distruttive. Si interrogava ancora se il progresso era servito a qualcosa e se effettivamente c&#8217;era stato un progresso dell&#8217;umanità. Nel caso contrario, come poter frenare l&#8217;aggressività dell&#8217;uomo, la sua brama di potere, la sua sete di ricchezze, la sua intolleranza?<br />
Mentre chiudeva le imposte della sua camera, era ancora turbato dai suoi pensieri, ma la limpidezza e la profondità del ciclo fitto di stelle e la luna che sorgeva dietro il colle dei Gualdi gli infusero un senso di dolce serenità. Anche il fruscio veloce del setaccio per vagliare la farina per il pane, mosso dalla mamma e dalla zia Agostina e la vista delle fascine per riscaldare il forno, allineate davanti alla loggia e sulle quali la luna allungava l&#8217;ombra del pino, gli portarono la speranza che tutto continuasse come prima e lo indussero a dormire tranquillo.<br />
I genitori invece quella sera erano piuttosto agitati. La notizia della guerra sentita alla fiera, si era ficcata nella testa di Lorenzo come un chiodo e non lo lasciava un momento. Quando Francesca a mezzanotte lo raggiunse in camera, dopo aver predisposto la farina e il lievito per il pane, egli era ancora sveglio.<br />
&#8220;Che cosa c&#8217;è che non va?&#8221; gli chiese con affettuosa premura.<br />
&#8220;E&#8221; il pensiero di quel figlio che deve partire &#8221; le rispose Lorenzo con un sospiro.<br />
&#8220;Francesca gli propose di dire una preghiera, ma la stanchezza fu più forte e poco dopo le sue parole si persero in un respiro sempre più lungo e disteso.<br />
Lorenzo invece, dopo un leggero dormiveglia si sentì più agitato di prima; si mosse allora per alzarsi, cercando di fare il minimo rumore sulle foglie di granturco del pagliericcio. In cucina accese il lume appeso alla mensola del camino, ma il fuoco spento aumentava la sua malinconia; decise di scendere nella stalla, passò accanto ai buoi distesi sulla paglia, li accarezzò uno ad uno e andò a sedersi sul mucchio di fieno, riprendendo a impagliare il piano della sedia non completato la sera precedente.<br />
Dopo qualche tempo lo raggiunse Francesca: &#8220;Torna a letto&#8221; gli disse premurosa, e dopo averlo accompagnato in camera, &#8220;Ti raggiungo fra poco&#8221; gli promise.<br />
In cucina prese uno zolfanello, lo affondò nella cenere del camino a trovare un tizzone ancora acceso e proteggendo col palmo della mano l&#8217;incerta luce azzurrognola, si fece strada sulla scala che portava nella stanza del telaio.<br />
Era l&#8217;alba, quando Luigi trovò la mamma che, alla luce fioca di una candela, girava lentamente la ruota del mulinello a dipanare la matassa dell&#8217;accia.<br />
La fiamma palpitava sul candeliere e si stava affievolendo sugli ultimi resti di cera. Luigi cercò di raddrizzare lo stoppino col bastoncino dello zolfanello. La fiamma riprese vigore e proiettò sulla parete l&#8217;ombra della ruota del mulinello, facendolo sembrare grande quanto le pale di un mulino a vento.<br />
&#8220;Perché mamma non sei a letto?&#8221; le disse.<br />
&#8220;Non riuscivo più a dormire&#8221; rispose ella, cercando inutilmente di nascondere la preoccupazione che aveva per lui.<br />
&#8220;Se vuoi andare a messa, ti accompagno&#8221; disse Luigi.<br />
&#8220;Ti ringrazio; vado a chiamare le altre&#8221; e ripose nel cesto i I usi del telaio.<br />
Luigi si avvicinò alla finestra. Il ciclo quella mattina tardavi) a farsi chiaro. Sembrava che il tempo minacciasse di fare tempesta. Nella vallata le luci delle lanterne si accendevano qua e là sui sentieri delle case e si avviavano tremule sulla strada della chiesa.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><a href="http://www.manualedimari.it/content/view/287/160/" target="_blank"><strong>Sulla frontiera della Vertojbica</strong></a></em> di <strong>Alberto Calavalle</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti </strong>nel <strong>Portale </strong><a href="http://www.manualedimari.it/"><strong>Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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		<title>Foglie d&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 00:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.blogdegliautori.it/image/sentiero-autunnale.jpg" alt="" height="150" />Anche per le foglie c&#8217;è l&#8217;autunno e c&#8217;è un istante per l&#8217;addio ma c&#8217;è speranza nella brezza leggera del distacco e il breve volo verso terra. Ognuna vibra voci di fruscii e di volteggi di un correre a giocare a rimpiattino tra le zolle. Tornerà la primavera a legare l&#8217;anello della vita nella gemma del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Foglie d'autunno" link="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/foglie-dautunno-2/"><p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/sentiero-autunnale.jpg" alt="" /></p>
<p>Anche per le foglie<br />
c&#8217;è l&#8217;autunno<br />
e c&#8217;è un istante per l&#8217;addio<br />
ma c&#8217;è speranza<br />
nella brezza leggera<br />
del distacco<br />
e il breve volo verso terra.</p>
<p>Ognuna vibra voci<br />
di fruscii e di volteggi<br />
di un correre<br />
a giocare a rimpiattino<br />
tra le zolle.</p>
<p>Tornerà la primavera<br />
a legare l&#8217;anello della vita<br />
nella gemma del mattino<br />
dopo un lungo viaggio<br />
di stagioni spente.</p>
<p><em>Immagine: Sentiero autunnale di Tan Chun</em></p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Racconti urbinati&#8221; di Alberto Calavalle</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 10:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.manualedimari.it/images/cover/racconti-urbinati.jpg" alt="" height="150" />Nell&#8217;ambito della Rubrica &#8220;Leggiamo Insieme&#8221; - Presentazione di libri on line, presentiamo &#8220;Racconti urbinati&#8221; di Alberto Calavalle. Un bellissimo libro che, come scrive Nicla Morletti nella sua recensione, rappresenta &#8220;un modo originale per narrare la storia di Urbino, attraverso episodi singolari scritti in punta di penna, in uno stile fluido, che è pura armonia.&#8221; Leggiamo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic=""Racconti urbinati" di Alberto Calavalle" link="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/racconti-urbinati-di-alberto-calavalle/"><p><a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/103/116/"><img border="0" align="top" src="http://www.manualedimari.it/images/cover/racconti-urbinati.jpg" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito della Rubrica <a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/58/91/">&#8220;Leggiamo Insieme&#8221;</a> - Presentazione di libri on line, presentiamo <strong>&#8220;Racconti urbinati&#8221;</strong> di <strong>Alberto Calavalle</strong>.<br />
Un bellissimo libro che, come scrive <strong>Nicla Morletti</strong> nella sua <strong>recensione</strong>, rappresenta &#8220;un modo originale per narrare la storia di Urbino, attraverso episodi singolari scritti in punta di penna, in uno stile fluido, che è pura armonia.&#8221;</p>
<p><strong>Leggiamo e commentiamo insieme</strong> un breve delizioso racconto tratto dal libro. L&#8217;autore leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.</p>
<p>Leggi la <strong><a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/103/116/"><strong>recensione</strong></a></strong> di <strong>Nicla Morletti</strong> nel Portale Manuale di Mari.</p>
<p>Per acquistare il libro <a target="_blank" href="http://www.libreriauniversitaria.it/racconti-urbinati-calavalle-alberto-quattroventi/libro/9788839207821">clicca qui</a></p>
<p>Da <strong>&#8220;RACCONTI URBINATI&#8221; DI ALBERTO CALAVALLE<br />
</strong></p>
<p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/virsix.gif" /><strong> Dialogo senza contatto</strong></p>
<p>Durante la festività di Pasqua dell’anno giubilare Duemila, due turisti pellegrini, più turisti che pellegrini, in viaggio per Roma, giungono a Urbino e dopo avere visitato il Palazzo ducale salgono al parco del Monte, dove s’innalza il monumento a Raffaello. Sono sposati da alcuni decenni, percorrono a piedi la ripidissima via dedicata al celebre pittore urbinate. Giunti sulla sommità del colle sono senza fiato, vuoi per il peso degli anni, vuoi per la salita appena conclusa.<br />
Il marito è più provato dall’affanno, si ferma, si guarda intorno: “Bello quassù, tanto verde, aria buona” commenta.<br />
“Siamo venuti per Raffaello, avviciniamoci al suo monumento” incalza la moglie.<br />
Il marito quasi senza fiato non è in grado di apprezzare l’arte e propone una sosta sulla panchina: “Siediti qui!” dice alla moglie  “Poi faremo qualche foto e a casa avremo modo di rivedere tutto con calma” quindi prende a leggere il giornale.<br />
La moglie, stilista di moda in cerca di ispirazioni, non accetta l’invito e inizia a compiere un giro intorno al monumento, ammirando da ogni lato la statua del pittore, le altre che fanno da cornice al piedistallo, mentre controlla e annota nomi e date. Quindi compie un giro più ampio all’altezza del semicerchio di busti di uomini illustri. Si abbassa a cogliere un rametto dalla siepe di bosso nano che delimita i giardini, lo annusa: “Sento odore di cimitero” dice rivolta al lontano marito tutto immerso nella lettura di un articolo sulle tensioni etniche in alcune regioni del mondo.</p>
<p>Piero della Francesca: “Non è odore di cimitero e noi non siamo morti e non moriremo, la nostra arte ci rende immortali. Voi moderni, piuttosto rischiate di morire fra le vostre vanità che durano il tempo di una stagione. Avete del talento e lo usate per creare un vestito da indossare per una sola occasione e tra un mese saranno pronte le creazioni per l’autunno. E’ il consumismo il vostro male. Conoscete solo il valore del denaro”.</p>
<p>Stilista, rivolta al marito: “Hai detto qualcosa?”<br />
Marito: “No, ma se qui non la smettono tra queste tensioni, tra un po’ riprenderà la guerra e ci saranno pericoli anche per noi”.</p>
<p>Stilista: “Ho detto che sento odore di cimitero” e riprende ad annusare il rametto della siepe di bosso.</p>
<p>Il marito, facendo gli scongiuri, con l’indice e il mignolo puntati in alto: Aspetta! Non ho detto che le bombe sono cadute su di noi e che siamo morti”.</p>
<p>Stilista: “Col tuo giornale sei sempre sulle nuvole. Parlavo del bosso&#8230;</p>
<p>Raffaello: “Non vorrei uscire dal tema,ma quanto a curve preferirei quelle di una donna. Non ce n’è una tra noi , dico una, che ci tenga compagnia. Una che sia stata immortalata qui su un piedistallo in mezzo a noi, una che ci guardi, che ci sorrida, che ci sollevi coi suoi begli occhi, che ci allieti con le sue forme dolci. Una che ci faccia ricordare che esistono anche le donne”.</p>
<p>Giusto di Gand: “Ti è certo difficile dimenticarle, dopo averne avute tante. – Persona molto amorosa  ed affezionata alle donne e di continuo preso ai servizi loro – Così si dice di te”…</p>
<p>G.Pascoli “Io propongo Volponi un giorno qui tra noi. Volponi è un poeta ed è anche un grande scrittore. Poi potrebbe venire Carlo Bo. Bo è un gran letterato. Entrambi hanno amato ed amano ancora questa città”.</p>
<p>Torquato Tasso: “Personaggi meritevoli di grande considerazione, ma parlavamo di donne”.</p>
<p>Raffaello: “Non siamo fuori tema, perché Bo è circondato da una corte di donne. Se viene lui, vengono anche loro”.</p>
<p>T. Tasso: “La ragione di tanto successo con loro?”</p>
<p>Raffaello: “Alcune potrebbero essere spinte da interesse: un posto all’università, una nota letteraria su un quotidiano nazionale, ma molte lo cercano per la sua cultura, per la grandezza d’animo, per il suo modo di fare. Le esalta. Ma ancora più: Le fa sentire come regine”.</p>
<p>G.Pascoli: “Noi ne vogliamo una che meriti la stima di Bo, una che saprà sicuramente farsi ammirare per la sua intelligenza e deliziare i nostri sensi con la sua bellezza”.</p>
<p>Stilista, compiendo un giro intorno al busto di Piero della Francesca: “Chi ha parlato della mia intelligenza e della mia bellezza?”</p>
<p>Piero della Francesca: “Cosa dice costei? Cerca di farmi la corte? Aria, aria! Non sei il mio tipo. Amo personaggi dall’aspetto solenne e sacrale”.</p>
<p>Stilista, rivolta al marito: “Cosa stai dicendo? Non mi ami più? L’avevo capito. E’ tutt’oggi che mi ignori!”</p>
<p>Marito: “Non ho detto nulla&#8230;”.<em> &#8211; Fine</em> <img align="top" src="http://www.blogdegliautori.it/image/virdex.gif" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Portonovo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 22:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.blogdegliautori.it/image/image_autori/portonovo.jpg" alt="" height="150" />In questa stagione breve di luci è già sera a Portonovo a mezzogiorno solo l’abbazia gioca ancora nella luce e se il mare ti racconta un concerto di sassi sulla riva puoi udire grida prolungate di conchiglie impaurite nella quieta indifferenza delle folaghe in allegra compagnia nel laghetto e il lamento del vento in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Portonovo" link="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/portonovo/"><p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/image_autori/portonovo.jpg" /></p>
<p>In questa stagione breve di luci<br />
è già sera a Portonovo<br />
a mezzogiorno<br />
solo l’abbazia gioca ancora nella luce<br />
e se il mare ti racconta<br />
un concerto di sassi sulla riva<br />
puoi udire grida prolungate<br />
di conchiglie impaurite<br />
nella quieta indifferenza delle folaghe<br />
in allegra compagnia nel laghetto<br />
e il lamento del vento<br />
in questo tronco scavato<br />
approdato sulla riva<br />
consumato, contorto<br />
nello spasimo<br />
di un sognato ritorno alle radici.</p>
</div>]]></content:encoded>
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