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	<title>Blog degli Autori<title> &#187; Adriana Di Mauro</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; quinta puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 09:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.orchideabianca.com/images/Rose%20rosse%20rampicanti.jpg" alt="" height="150" />Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Un dono d'amore - quinta puntata" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-quinta-puntata/"><p>Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi gli uni con gli altri e diventare una massa informe e indefinibile… Mentre gli oggetti, le cose erano saldamente legate alla realtà.</p>
<p><img hspace="7" src="http://www.orchideabianca.com/images/Rose%20rosse%20rampicanti.jpg" align="left" vspace="5" />Se toccava una rosa ne percepiva il profumo, si pungeva, ma della moglie non ricordava più l’odore, il suono della voce o il colore degli occhi. Lavorare la terra di Viviana era come se lo aiutasse a rimettere al suo posto ogni tessera del mosaico del suo passato… Il giallo di un girasole gli ricordava il biondo dei suoi capelli. Era come una terapia. Più oggetti toccava, più sentiva la fatica, più si estraniava dalla vita d’ombre che aveva condotto. Cominciava a capire cosa legava un uomo alla sua vita, non i ricordi sbiaditi o il futuro imprevedibile, ma il presente tangibile.</p>
<p>Si inginocchiò per controllare che il terreno fosse umido e sentì qualcuno alle sue spalle.<br />
La vecchia della notte prima lo guardava e sorrideva. I loro occhi si incontrarono ed era come se lei gli leggesse dentro.<br />
In effetti gli leggeva dentro.<br />
- Sa che è molto bravo con le rose?- gli chiese.<br />
- Davvero?- Pietro guardò i fiori che da giorni erano tornati a respirare dalle erbacce che li soffocavano.<br />
- Oh, si, amico mio. Era un pezzo che non le vedevo così belle… Si sentivano trascurate-.<br />
- Si, in effetti sono migliorate-.<br />
- Basta un po’ d’amore e dedizione… E&#8217; come la magia, sa?-.<br />
- Lei è troppo romantica- sorrise.<br />
- La nostra amica è in casa?- gli chiese.<br />
- No, è uscita a fare una passeggiata-.<br />
- Allora la raggiungerò. Le auguro un buon lavoro-.<br />
Si allontanò sotto lo sguardo indagatore dell’uomo. Quella vecchia doveva essere pazza o saggia.</p>
<p><span id="more-3665"></span>Viviana camminava da un po’ sul pontile. Fissava le acque del lago sotto di sé domandandosi cosa nascondessero.<br />
- Nascondono la vita… Come te -.<br />
- Come?- sussultò, ridestandosi dai suoi pensieri.<br />
La vecchia le si fermò accanto.<br />
- Come sta la nostra bambina?- le chiese.<br />
- Ci conosciamo?-.<br />
- Non nel modo che intendi tu, ma ho sentito parlare tanto di te-.<br />
- Da chi?- chiese diffidente.<br />
- Non ha importanza- sospirò- Allora, sei emozionata?-.<br />
- No- la guardò dritta negli occhi- come fa a sapere che si tratta di una bambina?-.<br />
La donna non rispose, ma le sorrise.<br />
Viviana si sentì turbata dal suo atteggiamento.<br />
- Ti senti tanto sola, ma non dovresti amica mia-.<br />
- Cosa vuol sapere lei di come mi sento? Siamo estranee e non amiche-.<br />
- Non essere prevenuta nei miei confronti… Facciamo due passi e parlami un po’ di te e dei tuoi progetti-.<br />
- Non ho nessun progetto… Ad essere sinceri non dovrei essere nemmeno qui, sono una clandestina-.<br />
- Oh, lo siamo tutti! Lo so quello che ti è successo, avrei preferito che me lo raccontassi tu ma non importa. Tu pensi che la vita sia stata ingiusta con te vero?-.<br />
- Generosa non lo è stata -.<br />
- Io direi di si. Stai dando la vita ad un altro essere umano e mi pare il massimo che potessi avere da questa vita terrena… Dovresti ringraziare Dio per questo, ogni giorno -.<br />
- Gli sarei stata più grata se mi avesse risparmiato tanto dolore-.<br />
- Il problema degli uomini è che non riescono a capire che la vita che si costruiscono a propria misura non è altro che il riflesso delle proprie azioni, è tutto finto… Si sentono delle divinità e quando i castelli costruiti crollano si sentono quasi oltraggiati, mentre l’essere su questa terra è solo un dono e dobbiamo accettarlo come tale… Non è né un diritto né una conquista. Solo l’amore riesce a darci quello che ci serve. Non esistono amori sbagliati Viviana, sotto qualsiasi forma l’amore è una ricchezza-.</p>
<p>Proseguirono a camminare in silenzio. Il sole baciava la pelle delle braccia scoperte e il profumo dei fiori aveva pervaso tutta l’aria. Viviana si guardò intorno, pensando che un tempo avrebbe apprezzato tutto questo.<br />
- Non credi che se sei sopravvissuta a tutto è perché hai un compito ben preciso?-.<br />
- Si, immagino… Il grande disegno. Ne ho sentite tante di favole, ma la realtà è ben diversa. Quando avrò il bambino non avrò nulla, né un posto dove andare né una famiglia da cui tornare. Sono morta dentro-.<br />
- Siamo arrivate- disse la vecchia fermandosi<br />
Viviana alzò lo sguardo. Erano di fronte alla sua casa.<br />
- Guarda quell’uomo- le disse riferendosi a Pietro – credeva d’essere morto eppure ha incontrato qualcuno che gli ha dimostrato il contrario e questo accadrà anche a te. Abbi fede-. Posò una mano sul suo grembo e il bambino si mosse- Che Dio vi benedica-.<br />
- È una strana donna- le disse lui raggiungendola.<br />
- La conosci?-.<br />
- Diciamo che è lei che conosce me- sorrise- sarebbe un buon soggetto per un racconto-.<br />
- Allora perché non lo scrivi?-.<br />
- Non credo di esserne più capace-.<br />
- Non ci credo. Il talento non si perde- sorrise- Tra un’ora pranzeremo-.<br />
Entrò in casa.</p>
<p> </p>
<p>Leggi <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">puntate precedenti</font></a></strong>.</p>
<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; quarta puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 15:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.beautyfarmonline.it/imm/gravidanza/gravidanza.jpg" alt="" height="150" />La morte non l&#8217;aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso&#8230;ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all&#8217;incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Un dono d'amore - quarta puntata" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-quarta-puntata/"><p>La morte non l&#8217;aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso&#8230;ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all&#8217;incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l&#8217;aveva definitivamente annientato.</p>
<p>Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente&#8230;se&#8230;solo fosse stato un uomo migliore.</p>
<p>Non c&#8217;era assoluzione per le sue colpe e l&#8217;espiazione sarebbe durata per sempre.</p>
<p>Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po&#8217; di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.</p>
<p>Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l&#8217;aveva ascoltato con attenzione e con un&#8217;espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po&#8217; il suo cuore&#8230;era come se con quel gesto l&#8217;umanità intera l&#8217;avesse perdonato.</p>
<p>Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce&#8230;qualcosa di simile ad un balsamo&#8230;forse era un angelo.</p>
<p>Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente&#8230;non più l&#8217;angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.</p>
<p>Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.</p>
<p>Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno&#8230;</p>
<p>La guardò&#8230;era in cucina e stava cucinando. Era bella&#8230;molto bella.</p>
<p>Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.</p>
<p><span id="more-3086"></span></p>
<p>Quando gli portò un panino e dell&#8217;acqua fresca, quasi non osò alzare lo sguardo per il fugace pensiero di prima.</p>
<ul>
<li>Credo che lei sarà una buona madre- le disse addentando il pane.</li>
<li>E cosa glielo fa credere?- chiese sorpresa.</li>
<li>È gentile&#8230;sensibile e anche una buona cuoca!-.</li>
</ul>
<p>Viviana sorrise.</p>
<ul>
<li>Crede che bastino queste cose?-.</li>
<li>Forse no, ma sono un buon inizio-.</li>
<li>Non saprei&#8230;non mi sento molto predisposta-.</li>
<li>Perché?-.</li>
<li>Io ho perso i miei genitori quando ero molto piccola-.</li>
<li>Mi dispiace&#8230;deve essere stato molto duro-.</li>
<li>Si, ma è passato, ormai-.</li>
<li>I miei genitori erano divorziati. Mio padre è morto e mia madre non mi ha mai dedicato molto tempo, se non per impormi le sue scelte-.</li>
<li>Ognuno ha i propri fantasmi!- esclamò, cambiando volutamente discorso.</li>
<li>Già&#8230;-.</li>
<li>Ho conosciuto Dario in un mattino come questo&#8230;- mormorò alzando gli occhi al cielo terso.</li>
<li>Lo amava?-.</li>
<li>Sinceramente non lo so&#8230;avevo perso la testa per lui, questo sì-.</li>
<li>Io persi la testa per una mia compagna di liceo, con le trecce, seduta due posti avanti me- sorrise al ricordo- Aveva i capelli rossi e gli occhiali&#8230;mi piaceva, non ho mai capito la ragione, ma ero pazzo di lei!- rise.</li>
<li>Immagino tu fossi il più corteggiato della classe- disse sorridendo, passando istintivamente al tu.</li>
<li>Qualcosa del genere&#8230;eppure ero innamorato di Elisabetta, che non mi considerava-.</li>
<li>Tipico-.</li>
<li>Già&#8230;quelli sono i sentimenti più struggenti, non trovi?-.</li>
<li>Si -.</li>
</ul>
<p>Si sedettero sulla scalinata, l&#8217;uno al fianco dell&#8217;altra.</p>
<ul>
<li>Se tu avessi la famosa bacchetta magica, che faresti?- gli chiese improvvisamente.</li>
<li>Beh&#8230;cancellerei la condizione di orfano per ogni bambino. Tu?-.</li>
<li>Io riporterei tua moglie qui, per te&#8230;-.</li>
</ul>
<p>Pietro la guardò negli occhi e sentì un forte turbamento.</p>
<ul>
<li>Hai mai avuto la sensazione di toccare Dio?- le chiese.</li>
<li>In che senso?-.</li>
<li>Come se riuscissi ad interagire con lui&#8230;-.</li>
<li>Non so&#8230;credo me ne sarei accorta se fosse successo&#8230;-.</li>
<li>Si – confermò.</li>
<li>Forse mi capita quando sono immersa in acqua e non vedo nulla e non sento nulla&#8230;credo che Dio si trovi in queste cose, che sembrano non avere importanza-.</li>
<li>Tu ne hai la dimostrazione più grande&#8230;- sussurrò indicando il suo ventre.</li>
</ul>
<p>Viviana s&#8217;irrigidì. Si alzò.</p>
<ul>
<li>Si è fatto tardi&#8230;devo riposare un po&#8217;-.</li>
<li>Io continuo&#8230;- disse imbarazzato.</li>
</ul>
<p>La donna annuì e ritornò in casa. Salì in camera e si guardò allo specchio. Era già di sette mesi<img height="270" src="http://www.beautyfarmonline.it/imm/gravidanza/gravidanza.jpg" width="200" align="right" /> e ancora non riusciva a convivere con quella condizione. Sentiva il cuore ancora morto per il dolore e quel bambino non faceva altro che ricordarle tutto&#8230;</p>
<p>In quel momento il bambino sussultò. Non si muoveva molto, ma in quel momento pareva si fosse accorto dei sentimenti della madre, come se avvertisse il suo rigetto e le chiedesse perdono.</p>
<p>Avvicinò la mano tremante al grembo&#8230;ma l&#8217;allontanò subito. Il bambino si mosse ancora e al secondo tentativo riuscì a toccare il punto in cui sporgeva una parte del suo piccolo corpo.</p>
<p>Sorrise, involontariamente&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; terza puntata</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 06:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.binami.net/immagini/casaval.jpg" alt="" height="150" />I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi&#8230;uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava. Vide la donna seduta fuori, sotto al portico. Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Un dono d'amore - terza puntata" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-terza-puntata/"><p><img height="200" hspace="10" src="http://www.binami.net/immagini/casaval.jpg" width="150" align="left" vspace="5" />I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi&#8230;uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.<br />
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.<br />
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un fine settimana rubato.<br />
Si sieda e mangi, prima che si freddi-.<br />
Grazie per tutto-.<br />
Viviana annuì.<br />
Nascerà presto?- le chiese.<br />
Tra 4 mesi&#8230;-<br />
Il padre deve essere impaziente&#8230;-.<br />
Purtroppo è morto- lo interruppe, infastidita dalla sua invadenza di circostanza.<span id="more-3064"></span></p>
<p align="justify">I loro occhi si incontrarono di nuovo, lucidi quelli di lei, spenti quelli dell&#8217;uomo.</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Come si chiama?- gli chiese, abbassando lo sguardo.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Pietro-.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Beve un caffè, Pietro?-.</p>
</li>
<li>Grazie&#8230;si-.</li>
</ul>
<p>Si rifugiò in cucina, contenta di sfuggire a quegli occhi azzurri che chiedevano.</p>
<p>Tutti chiedevano. Tutti la irritavano, eppure c&#8217;era qualcosa in quell&#8217;uomo, un senso di disperazione che avvertiva distintamente e glielo rendeva affine. Non era per la sua condizione, era per una ragione molto più profonda. Le anime simili si riconoscevano, sempre.</p>
<p>Quando Viviana ritornò con una tazza di caffè fumante, l&#8217;uomo aveva già finito di mangiare.</p>
<ul>
<li>Lei è di qui?- gli chiese sedendosi di nuovo di fronte a lui.</li>
<li>No-.</li>
</ul>
<p>Quel no secco le fece comprendere che anche lui doveva avere molto da dimenticare. Guardò il lago.</p>
<ul>
<li>Come mai è finito a fare&#8230;-.</li>
<li>Il barbone? Per scelta- si concesse una lunga pausa per raccogliere i pensieri sparsi nella memoria- Le circostanze della vita a volte portano a fare delle scelte estreme&#8230;quando non si hanno più sogni non ha più senso vivere e si finisce per trascinarsi come ombre ai lati della vita-.</li>
<li>Ed è questo che fa lei? Non ha più sogni?-.</li>
</ul>
<p>Pietro si alzò e si sedette sul primo gradino della scalinata che portava in giardino.</p>
<ul>
<li>Mi scusi se sono indiscreta&#8230;ma lei non sembra un barbone- sorrise come per rimediare a una scortesia- Non parla come un barbone&#8230;perché ha scelto questa vita? Non si sente umiliato?-.</li>
<li>Mi sento un reietto, si&#8230;ci teniamo tutti a essere accettati, ma ci sono persone che fanno scelte che non hanno logica per il senso comune&#8230;ma io e lei non apparteniamo al senso comune, vero?- la guardò – ”Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”-.</li>
<li>È un pensiero meraviglioso&#8230;-</li>
<li>Non è mio, non mi idealizzi-.</li>
<li>Chi è lei?-.</li>
</ul>
<ul>
<li>Una volta ero un uomo che poteva definirsi di successo, ricco e forse anche felice&#8230;ma il futuro è una cosa astratta e imprevedibile, e la vita si riserva sempre qualche asso nella manica e perdiamo tutto in una singola mano&#8230;-.</li>
</ul>
<p>Viviana si alzò, e gli sedette accanto.</p>
<ul>
<li>Ero uno scrittore, morto nell&#8217;esatto momento in cui ha perso tutto quello che amava-.
<ul>
<li>La sua famiglia?-.</li>
</ul>
<p>Pietro annuì – Mia moglie aspettava un bambino come lei quando morì.</li>
<ul>Mi dispiace&#8230;- gli posò una mano sulla spalla.       </p>
<li>Sono passati anni da allora, dieci-.</li>
<li>E da quanto vive sulla strada?-.</li>
<li>Ormai sono sei anni-.</li>
<li>Deve essere una vita dura&#8230;-.</li>
<li>Non è una vita, per cui non si soffre, in fondo. Non si ha nulla da perdere-.</li>
<li>Io mi chiamo Viviana-.</li>
<li>Viviana&#8230;- sorrise e si alzò- Grazie per tutto-.</li>
<li>Non mi ringrazi- scosse il capo.</li>
<li>Oggi lei ha fatto una cosa bella, ascoltare qualcuno e deve esserne fiera-.</li>
<li>Torni anche domani, per cena-.</li>
<li>No- sorrise- Non voglio approfittare della sua generosità-.</li>
<li>Troverà il modo per ripagarmi allora- si alzò a sua volta- Il giardino, la casa&#8230;servirebbe un po&#8217; d&#8217;aiuto. In cambio le darò ospitalità-.</li>
<li>Non ha paura di me? Dopotutto sono uno sconosciuto-.</li>
<li>Mi hanno già fatto tutto il male che potevano&#8230;-.</li>
<li>Va bene, l&#8217;aiuterò, Viviana-.</li>
<li>Torni domani, le farò trovare sistemata la stanza sul garage-.</li>
</ul>
</ul>
<p><img height="131" src="http://www.popolis.it/Admin/UpLoadImages/solitudine.jpg" width="200" align="left" />Come ogni sera lei guardava fuori dalla finestra, mentre il sole tramontava.<br />
Era diventata un&#8217;abitudine, l&#8217;unica dimostrazione che la vita andava avanti a dispetto di tutto. Il sole moriva&#8230;poi risorgeva. Un ciclo inarrestabile quello della vita&#8230;eppure le dava un senso di impotenza.<br />
Non aveva più il senso di se stessa.<br />
Non riusciva a piangere e neppure a provare rabbia.<br />
Non aveva percezione del proprio corpo&#8230;solo la consapevolezza di non poter andare avanti, ma nemmeno proseguire. Stava immobile. In silenzio.</p>
<ul>
<ul>
<ul>
<li>Buona sera-.</li>
</ul>
<p>Pietro si voltò. Era la strana vecchia che da qualche giorno era arrivata al lago.</p>
<ul>
<li>Salve, ancora in giro a quest&#8217;ora?-.</li>
<li>Sto facendo una passeggiata- rispose la donna- Una bella serata&#8230;non trova?-.</li>
</ul>
<p>L&#8217;uomo scrollò le spalle -Non particolarmente-.</p>
<p>La vecchia sorrise.</p>
<ul>
<li>Almeno su questa panchina si sta freschi, no?-.</li>
<li>Lei non è di qui&#8230; non l&#8217;ho mai vista prima-.</li>
<li>Già&#8230;vengo da lontano. Cerco un po&#8217; di felicità. E lei?- lo guardò.</li>
</ul>
<p>Pietro non rispose.</p>
<ul>
<li>Vive sulla strada da molto?-.</li>
<li>Si&#8230;-.</li>
<li>Nonostante la scorza lei non mi sembra un mendicante. Mi dica, non è stanco di sopravvivere?-.</li>
<li>In che senso? Mi sta chiedendo se desidero morire?-.</li>
</ul>
<p>Lei rise -No, no, esattamente il contrario! Le sto chiedendo se desidera vivere&#8230;-.</p>
<ul>
<li>Ma è quello che faccio. Io vivo la mia vita come lei la sua-.</li>
<li>Non menta&#8230;questa non è la sua vita, questo è solo un nascondiglio. In cui crede di essere al sicuro&#8230;mentre non è nemmeno tanto buono! Non è affatto al sicuro&#8230;-.</li>
<li>Al sicuro?- chiese ridendo.</li>
<li>-Al sicuro di quello che la spaventa-.<img height="157" src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2003/07_Luglio/22/stelle--230x180.jpg" width="200" align="right" /></li>
<li>Chi diavolo è lei?-.</li>
</ul>
</ul>
</ul>
<p>La donna sospirò.</p>
<ul>
<li>In fondo vorrei che questa notte non finisse mai- ammise guardando le stelle che cominciavano a tempestare il cielo scurito.</li>
</ul>
<p>La vecchia lo imitò.</p>
<ul>
<li>Le piacciono le storie?- le chiese.</li>
<li>Dipende&#8230;-.</li>
<li>Da cosa?-.</li>
<li>Dalle storie-.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Leggi <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">puntate precedenti</font></a></strong>.</p>
<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; seconda puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 11:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/casper00/blog/pontile.jpg" alt="" height="150" />Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo. Chi è?- chiese sommessamente. Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta. Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Un dono d'amore - seconda puntata" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-seconda-puntata/"><p>Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.</p>
<p>Chi è?- chiese sommessamente.</p>
<p>Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.</p>
<p>Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.</p>
<p>Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.</p>
<p>Gianni-.</p>
<p>Riaprì e si gettò tra le braccia dell&#8217;amico.</p>
<p>Viviana&#8230;tesoro- l&#8217;uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.</p>
<p>Nulla&#8230; ho avuto solo un incubo- sussurrò.</p>
<p>Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell&#8217;acqua?-.<span id="more-3063"></span></p>
<p>Scosse il capo, nascondendosi il volto tra le mani.</p>
<p>Dio&#8230;non mi sembra ancora vero, sai?- le accarezzò i capelli, inginocchiandosi di fronte a lei.</p>
<p>Vieni con me&#8230;questo posto fa schifo!- .</p>
<p>Preferisco restare qui-.</p>
<p>Allora verrò a tenerti compagnia. Chiudo lo studio-.</p>
<p>Viviana sorrise, grata.</p>
<p>Non saresti dovuto venire nemmeno stasera-.</p>
<p>E quando mai ti ho dato retta?-.</p>
<p>Grazie&#8230;- chiuse gli occhi e si lasciò accarezzare il volto, come un cucciolo.</p>
<p>Ma c&#8217;è un medico in questo buco? Devi essere seguita- le posò una mano sul grembo, ma lei si ritrasse istintivamente.</p>
<p>Si, stai tranquillo- lo rassicurò- Ci andrò domani stesso-promise.</p>
<p>L&#8217;uomo annuì. Comunque restava molto preoccupato per lei.</p>
<p>***</p>
<p>Viviana fissava il soffitto, ostinatamente. Sussultò quando sentì il gel freddo che il medico le aveva versato sul ventre. L&#8217;uomo passò il cursore sulla pelle bagnata e sorrise. </p>
<p>Vuol conoscere il sesso?- le chiese.</p>
<p>No- .</p>
<p>Vuole sentire il cuore?-.</p>
<p>Lei lo guardò. Voleva sentire che quel rigonfiamento della sua pancia aveva una propria vita, che con la prepotenza si era imposta sulla sua? </p>
<p>Prendendo il suo silenzio come un assenso, il ginecologo premette un bottone a da quella macchina senz&#8217;anima sentì il battito vigoroso di quel bambino.</p>
<p>Gli occhi le si riempirono di lacrime.</p>
<p>L&#8217;uomo sospirò, immaginando che fossero lacrime di gioia&#8230;e non di profonda disperazione.</p>
<p><img src="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/casper00/blog/pontile.jpg" /></p>
<p>Viviana si fermò sul pontile. Guardò l&#8217;acqua del fiume scorrere sotto di sé. Le era passato spesso in mente il pensiero, negli ultimi due mesi, di togliersi quella vita che sembrava volerla trattenerla con ostinazione. Sapeva che quella maledetta notte anche lei sarebbe dovuta morire, anziché ritrovarsi in quel posto con un bambino sconosciuto al suo cuore, nonostante le leggi di natura dicessero che era suo. Non riusciva a provare un senso di appartenenza verso quel fardello, che appariva come una condanna per i suoi peccati, senza possibilità di appello o amnistia.</p>
<p>5 euro&#8230;- le disse una voce alle spalle, ridestandola dai suoi pensieri.</p>
<p>Come?- si volse.</p>
<p>5 euro soltanto, signora- ripeté il vagabondo.</p>
<p>Che deve farne?-.</p>
<p>Ho fame&#8230;-.</p>
<p>Viviana lo guardò negli occhi. L&#8217;uomo ricambiò, sorpreso, lo sguardo. Forse lei era la prima persona a farlo&#8230;</p>
<p>Io abito lì- indicò la casa a pochi metri- Le do un buon pasto caldo-.</p>
<p>Perché?- la scrutò diffidente, come se fosse pazza.</p>
<p>Ha detto che ha fame, no?-.</p>
<p>L&#8217;uomo annuì.</p>
<p>Potrà darsi una lavata. E le darò dei vestiti decenti-.</p>
<p>S&#8217;incamminò e lui la segui, esitante.</p>
<p>Suo marito non si arrabbierà?-.</p>
<p>Non ho marito- rispose secca.</p>
<p><img style="width: 185px; height: 241px" height="241" src="http://chacho.blogia.com/upload/20060428191716-triste.jpg" width="185" /></p>
<p>Il barbone entrò nel bagno e si chiuse dentro. Forse quella donna era davvero pazza&#8230;pensò, altrimenti perché farlo entrare in casa e mettergli a disposizione le sue cose? Quale persona sana di mente avrebbe fatto una cosa simile? Ammise di aver disperatamente bisogno di una doccia calda e un pasto decente. Forse era solo una donna ricca che amava compiere opere di carità per lavarsi la coscienza&#8230;ne aveva conosciute fin troppo di questa razza!</p>
<p>Viviana apparecchiò il tavolo sulla veranda con molta cura. Le rose del giardino emanavano un profumo intenso e il fiume risplendeva sotto i raggi del sole al tramonto. Portò a tavola una bistecca e del purè avanzato dal pranzo. Mezza torta di mele, del pane e acqua fresca. Poi si sedette, in attesa che lo sconosciuto la raggiungesse.</p>
<p>L&#8217;uomo passò una mano sul vetro appannato e guardò la propria immagine riflessa. Erano anni che non si radeva, si limitava a sforbiciare ogni tanto la peluria incolta del viso. Sbarbato sembrava di nuovo giovane, nonostante il suo volto fosse ormai segnato da rughe profonde. Si accorciò i capelli alla meno peggio e aprì la porta. Trovò a terra dei vestiti puliti, una camicia azzurra e dei jeans stinti. Si vestì lentamente, per assaporare quei momenti, e godere del profumo di pulito, che aveva dimenticato da tempo.</p>
<p>***</p>
<p>Leggi <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/">puntate precedenti</a></strong>.</p>
<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; prima puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 18:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.psico-terapia.it/images/news/30.jpg" alt="" height="150" />La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L&#8217;amava. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Un dono d'amore - prima puntata" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-prima-puntata/"><p><img height="289" hspace="7" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/30.jpg" width="202" align="left" vspace="2" /></p>
<p>La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L&#8217;amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell&#8217;amore&#8230; Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l&#8217;esistenza di sé senza quell&#8217;uomo, ormai&#8230; viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.</p>
<p>Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto&#8230;troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l&#8217;abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?</p>
<p>E&#8217; stata in coma per due mesi &#8211; disse l&#8217;infermiera &#8211; Poi, all&#8217;improvviso, stamane si è risvegliata -.</p>
<p>Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c&#8217;era più rosso.<span id="more-3061"></span></p>
<p>I medici la davano per spacciata, ormai&#8230;- continuò la stessa voce &#8211; Il proiettile le ha praticamente bucato il cuore&#8230;è un miracolo che sia sopravvissuta. Ora dovranno vedere se ha subito lesioni al cervello &#8211; abbassò ancora di più il tono di voce &#8211; L&#8217;avevano persa ma sono riusciti a riportarla in vita -.</p>
<p>La donna sentiva distintamente ogni parola, ma non si muoveva, non perché le mancasse la capacità per farlo&#8230;semplicemente non ne aveva voglia. Ancora non riusciva a capire cosa le era accaduto.</p>
<p>Viviana sbatté le palpebre più volte. La luce al neon era aggressiva, specie per i suoi occhi che erano rimasti al buio a lungo. Un volto di donna si chinò su di lei e sorrise.</p>
<p>Riesce a sentirmi? &#8211; le chiese.</p>
<p>La donna annuì, lentamente.</p>
<p>Sono il chirurgo che l&#8217;ha operata. Bentornata tra noi-.</p>
<p>Lei fece per alzarsi.</p>
<p>No! Deve stare distesa e tranquilla. È stata in coma per molto tempo&#8230;-.</p>
<p>Io sto bene! &#8211; esclamò issandosi a sedere. Si strappò i tubicini dalle braccia. La testa le girava in maniera insostenibile.</p>
<p>Mi dia retta&#8230; -.</p>
<p>Ho detto che sto bene! -</p>
<p>Posso almeno controllare il suo stato generale? -</p>
<p>Ma sto bene, davvero -.</p>
<p>La dottoressa le misurò la pressione e controllò che il cuore battesse regolarmente.</p>
<p>Ha dell&#8217;incredibile&#8230;ma lei sembra stare benissimo -.</p>
<p>Posso andarmene adesso? -.</p>
<p>Non mi sembra una buona idea comunque&#8230; -.</p>
<p>Mi dia quello che devo firmare!- tagliò corto. Scese dal lettino e solo allora, in piedi, si accorse del proprio stato&#8230;</p>
<p>Adesso ricordava ogni cosa fino ai minimi particolari. I pensieri che le passavano per la mente un minuto prima che le sparassero, chi era, e tutto il resto&#8230;</p>
<p>Si lasciò cadere sul divano. Dario era morto durante quell&#8217;assurda rapina dopo una notte d&#8217;amore e rabbia consumata in macchina come due ragazzini e di lui le era rimasto solo un incidente di percorso. La cosa peggiore del suo risveglio non era il senso di stordimento, lo smarrimento, il dolore fisico, quanto lo scoprirsi incinta. Aspettava il figlio di un uomo che era stato suo amante, che non l&#8217;aveva mai amata e che per sempre le avrebbe ricordato quella maledetta notte.</p>
<p>Era stata portata nella casa in montagna del paesino in cui erano nati i suoi genitori e che lei non conosceva. Ma era l&#8217;unico modo per sfuggire ai giornalisti, alla curiosità cattiva della gente e alle mille accuse che le venivano rivolte. Era incinta di 4 mesi, ma non voleva quel bambino. Non lo sentiva suo. Era più uno scherzo atroce del destino!</p>
<p>Squillò il cellulare. Lo guardò per qualche istante, indecisa se rispondere. Sul display dava numero privato, eppure aveva la strana sensazione di sapere chi fosse&#8230;</p>
<p>Gianni &#8211; disse rispondendo.</p>
<p>Dall&#8217;altro capo ci fu un istante di silenzio che le sembrò eterno.</p>
<p>Come facevi a sapere che ero io? &#8211; chiese stupefatto l&#8217;amico.</p>
<p>Chi altri conosce il mio numero? -.</p>
<p>Hai ragione&#8230;quando posso venire? Magari venerdì, appena chiuso lo studio-</p>
<p>Non è necessario, sto benissimo -.</p>
<p>Non mi piace saperti sola in quel posto sperduto&#8230; -.</p>
<p>Stai tranquillo- lo rassicurò- Sto fin troppo bene. Scusami, ora vorrei dormire un po -.</p>
<p>Come vuoi. Ti chiamo domani. Ciao -.</p>
<p>Riattaccò e chiuse gli occhi. Si sentiva estraniata da tutto, anche da Gianni&#8230; Si raggomitolò su se stessa. Era stanca e aveva davvero solo bisogno di dormire adesso.</p>
<p>***</p>
<p><strong>“Un dono d&#8217;amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Lei</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 18:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://xriflessox.blog.excite.it/img/sonno.jpg" alt="" height="150" />Amare a volte significa annullarsi, soffrire e capire che uno dei due ha dato tutto in cambio di niente, altre volte che si è dato reciprocamente in silenzio e con infinita generosità. Vi parlerò di lei&#8230; Lei era come il sole che sorge sui campi di grano, dove la luce riflessa è tanto forte da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vs-topic" topic="Lei" link="http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/lei/"><p><img src="http://xriflessox.blog.excite.it/img/sonno.jpg" /></p>
<p>Amare a volte significa annullarsi, soffrire e capire che uno dei due ha dato tutto in cambio di niente, altre volte che si è dato reciprocamente in silenzio e con infinita generosità.<br />
Vi parlerò di lei&#8230;<br />
Lei era come il sole che sorge sui campi di grano, dove la luce riflessa è tanto forte da non poterla guardare e si impone, prepotente, sull&#8217;orizzonte sbiadito. Il suo corpo si muoveva aggraziato come le spighe ondeggianti, seguendo il ritmo del vento, danzando alla sua melodia.</p>
<p>Lei era come il segno della vita che nasce. Era la forza che sconfiggeva il male, il destino e quello che sarebbe stato della mia nuova vita e del mio essere al suo fianco. Era il bene contrapposto alla crudeltà del mondo, all&#8217;egoismo dei sentimenti effimeri. Era l&#8217;amore nato in un mattino d&#8217;inverno, tra il fiato di nuvola e le guance arrossate dal freddo, sul suo nasino lentigginoso dalla punta irriverente e un sorriso franco tra labbra rosse a forma di cuore.</p>
<p>Capelli neri e corti, che sfuggivano ribelli dal berretto di lana a colori. Un cappotto giallo, bruttissimo, ma che era una pennellata di colore in un mondo grigio. Una sacca di tela conteneva tutto il suo mondo: libri, una mela, penne colorate, cartoline dagli amici sparsi nel mondo, una bambolina di stoffa di quando era piccola, una strana collana di pietre e conchiglie raccolte sulle spiagge della sua isola&#8230; ago e filo per ricucire gli strappi improvvisi&#8230; come gli squarci dell&#8217;anima che mi fece.<span id="more-2995"></span></p>
<p>Assomigliava ad una bambolina lei stessa, di porcellana, finemente rifinita nel viso, con ciglia nere e occhi azzurri e profondi. Solo il suo corpo era fragile&#8230; di pezza. Era la mia bambina. Era la donna che avevo sognato, un misto di innocenza e malizia, capace di donarsi agli altri in modo genuino.</p>
<p>Diventò la mia musa, ritrarla era come amarla&#8230; percorrere col pennello ogni parte del suo corpo era come rifarlo con le mani e le labbra. Mi eccitava. E lei si muoveva lenta, stanca, protestava come una bimba capricciosa, ma sapevo che adorava quella forma di costrizione. Le piaceva mostrarsi e spesso stavo ore a guardarla cambiar vestito, accessori, provarsi scarpe e indossare anche i miei. Saltellava per casa con indosso i miei pantaloni e le mie cravatte, o solo con la mia camicia. Mi regalava ogni giorno una cosa nuova, una gioia continua e le veniva facile. Sinceramente facile.</p>
<p>La osservavo dormire.<br />
L&#8217;amavo col pensiero quasi più che con il corpo. Saremmo potuti essere di più, io padre e lei figlia, ma eravamo amanti. Era entrata nella mia vita come i bucaneve d&#8217;inverno, come un sogno a lungo atteso. Aveva risvegliato il mio cuore donandomi il suo palpito malato. Lei è stata il sole e io il balsamo per le sue ferite, le ho curate e le ho comprese, ho lottato per lei, mentre mi insegnava l&#8217;amore. Lei mi ha dato la sua vita. Anche se io ero il più vecchio, lei era più stanca, un cucciolo fragile, deliziosamente buffo che mi aveva mostrato il lato sentimentale e crudele dell&#8217;amore.</p>
<p>Il fiume dei miei ricordi me la riporta in mente esattamente com&#8217;era quando dormiva, invulnerabile.</p>
</div>]]></content:encoded>
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