Un dono d’amore – quinta puntata

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Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi gli uni con gli altri e diventare una massa informe e indefinibile… Mentre gli oggetti, le cose erano saldamente legate alla realtà.

Se toccava una rosa ne percepiva il profumo, si pungeva, ma della moglie non ricordava più l’odore, il suono della voce o il colore degli occhi. Lavorare la terra di Viviana era come se lo aiutasse a rimettere al suo posto ogni tessera del mosaico del suo passato… Il giallo di un girasole gli ricordava il biondo dei suoi capelli. Era come una terapia. Più oggetti toccava, più sentiva la fatica, più si estraniava dalla vita d’ombre che aveva condotto. Cominciava a capire cosa legava un uomo alla sua vita, non i ricordi sbiaditi o il futuro imprevedibile, ma il presente tangibile.

Si inginocchiò per controllare che il terreno fosse umido e sentì qualcuno alle sue spalle.
La vecchia della notte prima lo guardava e sorrideva. I loro occhi si incontrarono ed era come se lei gli leggesse dentro.
In effetti gli leggeva dentro.
- Sa che è molto bravo con le rose?- gli chiese.
- Davvero?- Pietro guardò i fiori che da giorni erano tornati a respirare dalle erbacce che li soffocavano.
- Oh, si, amico mio. Era un pezzo che non le vedevo così belle… Si sentivano trascurate-.
- Si, in effetti sono migliorate-.
- Basta un po’ d’amore e dedizione… E’ come la magia, sa?-.
- Lei è troppo romantica- sorrise.
- La nostra amica è in casa?- gli chiese.
- No, è uscita a fare una passeggiata-.
- Allora la raggiungerò. Le auguro un buon lavoro-.
Si allontanò sotto lo sguardo indagatore dell’uomo. Quella vecchia doveva essere pazza o saggia.

[Continua...]

Un dono d’amore – quarta puntata

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La morte non l’aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso…ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all’incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l’aveva definitivamente annientato.

Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente…se…solo fosse stato un uomo migliore.

Non c’era assoluzione per le sue colpe e l’espiazione sarebbe durata per sempre.

Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po’ di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.

Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l’aveva ascoltato con attenzione e con un’espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po’ il suo cuore…era come se con quel gesto l’umanità intera l’avesse perdonato.

Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce…qualcosa di simile ad un balsamo…forse era un angelo.

Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente…non più l’angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.

Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.

Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno…

La guardò…era in cucina e stava cucinando. Era bella…molto bella.

Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.

[Continua...]

Un dono d’amore – terza puntata

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I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi…uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un fine settimana rubato.
Si sieda e mangi, prima che si freddi-.
Grazie per tutto-.
Viviana annuì.
Nascerà presto?- le chiese.
Tra 4 mesi…-
Il padre deve essere impaziente…-.
Purtroppo è morto- lo interruppe, infastidita dalla sua invadenza di circostanza. [Continua...]

Un dono d’amore – seconda puntata

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Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.

Chi è?- chiese sommessamente.

Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.

Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.

Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.

Gianni-.

Riaprì e si gettò tra le braccia dell’amico.

Viviana…tesoro- l’uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.

Nulla… ho avuto solo un incubo- sussurrò.

Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell’acqua?-. [Continua...]

Un dono d’amore – prima puntata

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La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L’amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell’amore… Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l’esistenza di sé senza quell’uomo, ormai… viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.

Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto…troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l’abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?

E’ stata in coma per due mesi – disse l’infermiera – Poi, all’improvviso, stamane si è risvegliata -.

Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c’era più rosso. [Continua...]

Lei

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Amare a volte significa annullarsi, soffrire e capire che uno dei due ha dato tutto in cambio di niente, altre volte che si è dato reciprocamente in silenzio e con infinita generosità.
Vi parlerò di lei…
Lei era come il sole che sorge sui campi di grano, dove la luce riflessa è tanto forte da non poterla guardare e si impone, prepotente, sull’orizzonte sbiadito. Il suo corpo si muoveva aggraziato come le spighe ondeggianti, seguendo il ritmo del vento, danzando alla sua melodia.

Lei era come il segno della vita che nasce. Era la forza che sconfiggeva il male, il destino e quello che sarebbe stato della mia nuova vita e del mio essere al suo fianco. Era il bene contrapposto alla crudeltà del mondo, all’egoismo dei sentimenti effimeri. Era l’amore nato in un mattino d’inverno, tra il fiato di nuvola e le guance arrossate dal freddo, sul suo nasino lentigginoso dalla punta irriverente e un sorriso franco tra labbra rosse a forma di cuore.

Capelli neri e corti, che sfuggivano ribelli dal berretto di lana a colori. Un cappotto giallo, bruttissimo, ma che era una pennellata di colore in un mondo grigio. Una sacca di tela conteneva tutto il suo mondo: libri, una mela, penne colorate, cartoline dagli amici sparsi nel mondo, una bambolina di stoffa di quando era piccola, una strana collana di pietre e conchiglie raccolte sulle spiagge della sua isola… ago e filo per ricucire gli strappi improvvisi… come gli squarci dell’anima che mi fece. [Continua...]