Ombre sottili
agguantano il sole
di un lancinante mattino.
Sarà il vento del nord
nella tua voce
che gela il mio sorriso
e nei miei passi
ho nascosto un addio.
Guarda,
mi hai raggiunto appena
che già la nebbia ci scivola addosso
separandoci con tacita coltre.
Così attendo il tuo volo migratore
su me.
Oltrepasserai
la linea in fondo ai miei occhi
prima ch’io
abbia potuto ancora sognare
di toccarti il viso
o darti un solo
lungo
bacio
sulla bocca.
L’inverno alle porte
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Per il mio tempo
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Quando,
lungo la mia schiena,
sarà scivolata del tutto
la seta della giovinezza
e nei miei occhi
avanzeranno silenziose
le tardive ombre,
volgendo lo sguardo
ad ovest
della mia vita
dimenticherò
di aver perduto molto
tra le sue braccia
e lo desidererò ancora
impunemente,
con dedizione.
Spleen
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Taciuto è il domani
nascosto nel silenzio
del biancospino
e protetta di foglie,
ogni inquietudine
resiste alla nebbia
che si diffonde
da un pigro calendario.
Conquista novembre
questa sottile pioggia
e a lei fa il verso
la memoria di un aspro poema
dove è concessa
la resa al condottiero
e dove io infine
riesco a
immaginare la mia tregua.
Un tango
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Suonavano tango quella sera al locale sotto l’albergo e la musica saliva limpida e forte fino alla loro stanza. Le corde del violino sembravano contorcersi spasmodicamente per dare vita ad un ritmo che aspettavano da tempo. La sfidò guardandola negli occhi ed avvicinandosi lentamente mentre lei indietreggiava ridendo, finché un ostacolo la fece fermare, consentendo a lui di raggiungerla fino a trovarsi a pochi centimetri di distanza. Lei aggirò agilmente la poltroncina che l’aveva bloccata scivolandogli accanto, ma lui sorrideva e nello sguardo aveva un che di divertito ed intenso alla stesso tempo. “Vieni qui, balla con me” sembrò dire senza proferire una parola ma solo tendendo una mano verso di lei. Attese qualche secondo poi un rumore lo fece voltare, un piccolo tonfo argentino sul pavimento di qualcosa che era caduto richiamò la sua attenzione. Quando ritornò a guardare davanti a sé lei non c’era più, si incupì prima di poter notare la porta a vetri che dava sul piccolo terrazzo aperta e la tenda leggerissima che veniva sospinta verso l’interno da deboli folate di vento. Uscì e la trovò appoggiata alla ringhiera ad ascoltare la musica, a piedi nudi e con quel vestitino che le lasciava scoperte le spalle appariva ancora più seducente; si avvicinò circondandola per la vita, le diede un bacio tra i capelli abbassandosi un po’ e provocandole un dolce brivido. Il cuore accelerò i suoi battiti mentre le sussurrò in un orecchio “ Non mi scappi più ora…” Lei si voltò e stavolta lo guardò emozionata accettando il tacito invito di poco prima; gli mise una mano sulla linea morbida del suo fianco e nell’altra poggiò la sua che lui strinse. Iniziarono a seguire la musica sensuale del tango muovendosi come per un antico rituale, i passi scivolavano sul pavimento, i loro visi erano vicinissimi, gli occhi dell’uno dentro quelli dell’altro. La guidò dolcemente attirandola a sé tanto da sentirne il calore del corpo, il seno sollevarsi contro il suo petto e le gambe accarezzare le sue con movimenti sensuali; la musica era un crescendo continuo e vorticoso, le sue mani salirono tra i capelli, le dita si immersero tra le ciocche e chinandosi la baciò sentendo il cuore battere così forte da provare quasi dolore. Era questo di cui aveva dimenticato l’esistenza? Era questo assurdo malessere provocato dal desiderio che non pensava più di poter provare? La risposta era lì davanti a lui, era in quel sorriso sornione e in quegli occhi così sensuali da aspirare a perdersi completamente in loro. La risposta era dentro di sé, ed era la stessa che stava dando in quel momento a lei.
L’ onda che non ritorna
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La lettera che teneva in mano profumava di lei e, anche se l’inchiostro delle parole era ormai sbiadito sotto gli occhi stanchi, lui ancora cercava di ricordare il momento preciso in cui l’aveva perduta. Perché era accaduto molto tempo prima che se ne andasse, lasciandosi dietro una coltre di nebbia impenetrabile alla ragione. Tra gli infiniti attimi racchiusi nella sua mente aveva nascosto probabilmente quello che aveva determinato il passaggio al dolore che lo stava devastando. Gli serviva un quando, quando aveva smesso di capire cosa le passava per la testa e per il cuore, quando aveva smesso di sentirla respirare accanto a sé, quando aveva smesso di guardarla negli occhi per cogliere le ombre che le incupivano lo sguardo. Gli serviva collocare in un spazio temporale ben definito quel passaggio, credeva che circoscriverlo in una data precisa gli avrebbe permesso di trovare il modo per perdonare sé stesso. Un tonfo improvviso gli fece alzare il capo dalla lettera per vedere che un’anta di una finestra si era chiusa violentemente, sospinta dal vento di burrasca che si era levato poco prima. Il mare rumoreggiava furioso come il suo animo in preda ad una rabbia che stentava a dominare spesso e che arginava sul nascere le spirali di tenerezza che sentiva dentro di sé quando tra le sue labbra moriva quel nome così amato. Si alzò ed uscì dirigendosi verso la spiaggia incurante del gelido vento che lo colpiva, anzi desiderava essere attraversato da quelle folate spruzzate di sale e sentirle come lame di coltello conficcate nella sua carne. I flutti spumeggiavano attorno al faro che si ergeva più in là, immobile certezza per i naviganti e, attorno, le onde scomposte nell’impatto tormentato sugli scogli le sentiva come sussurri carezzevoli per la sua angoscia che non lo lasciava mai. Stava urlando. “Dove sei? Maledetta! Dove sei? Torna indietro, qui, ora, ora…” Urlava dando voce al suo cuore, il suo intero essere era scosso da una follia senza via d’uscita, perché lui non voleva guarirne; una follia a cui si era aggrappato nel corso del tempo come un naufrago ad un misero relitto, la desiderava, la coccolava dentro di sé, era l’unico modo di non abbandonare il pensiero che lei sarebbe tornata.
Incanto
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Raggio di Luna
vieni a me,
posati sul mio seno
accarezza le mie braccia
sfiora i miei capelli
e seduci il mio sonno.
Avvicinati
miele speziato
sull’orlo delle mie labbra
e conoscerai il dolce abisso
del cuore che ti anela.
Settembre
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Nei miei pensieri di sabbia
le impronte dei ricordi
rimangono intatte
ed ho nel cuore
spruzzato di mare
una conchiglia che resta
ad ascoltare il vento.
Con le stelle ancora
le notti reclamano sogni
e quelli che con ali incerte
accarezzano il viandante amore
si intessono di luce
tra le pieghe dell’autunno
di cui s’adombra il cielo.
Fandango
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Le diede la mano nell’ombra accennata della sala. Lei si alzò e lo seguì, il vestito che frusciava sulle sue gambe si apriva ad ogni passo lasciandole libere di muoversi sinuosamente. La seta blu avvolgeva dolcemente il suo morbido corpo fasciandole la vita , salendo dava forma ad una scollatura sensuale che accarezzava il seno e, correndo su due sottili lacci annodati sulle spalle, si inabissava lungo la schiena e giù, giù. Si guardarono negli occhi per qualche secondo, immobili, al centro di un luminoso cerchio perfetto, si sentiva il loro respiro e quello sarebbe stato il ritmo che avrebbero seguito. Lui si abbassò di qualche centimetro per sfiorarle i capelli con un bacio e spostandosi di lato le sussurrò all’orecchio “Siamo io e te.” Lei sorrise poggiando il capo sul suo petto: “Sì – disse.” La musica li trovò così, quasi impreparati, ma fu solo un attimo di incertezza, poi passo dopo passo iniziò il fandango. Avvicinarsi ma non toccarsi, sfiorarsi appena e allontanarsi: questa era la loro danza, una vertigine dei sensi che bruciava l’aria attorno, sguardo a cercarsi per scambiarsi l’anima. Implacabile passione senza via d’uscita. Avevano tentato di finirla, ma non vi erano riusciti: non sapevano stare insieme e non potevano stare da soli. Una storia che andava avanti tra furiose gelosie e dolci slanci d’amore reciproco, un tormento al quale non riuscivano a rinunciare perché parte di loro stessi ormai. Li abitava entrambi e li divorava ogni volta che uno dei due se ne andava via di casa sbattendo quella stessa porta dalla quale sarebbe rientrato un po’ di tempo dopo per ritrovarsi con i segni di un’assenza impossibile da colmare. Ma stare insieme, stare insieme. Non sapevano come fare perché non conoscevano mezze misure, non coglievano le sfumature l’uno dell’altro, e non vedevano oltre ciò che era necessario solo per sé stessi. L’ultima volta era stato lui a contattarla per chiederle di partecipare a quella importante gara di ballo, illudendosi che non si trattasse dell’ennesimo ritorno lei aveva risposto di sì. Avevano provato per ore, avevano scelto la musica ed i costumi di scena insieme, ma mantenendosi a giusta distanza, rispettando il tacito patto di non sconfinare più in quel campo minato che erano stati loro due insieme. Adesso a tempo di musica calibravano i passi l’uno verso l’altro, i gesti fendevano l’aria, i cuori stanchi per la tensione accumulata cominciavano a ritrovare leggerezza proprio nella danza che era loro congeniale. Ancora avvicinarsi senza toccarsi, allontanarsi e ritornare a sfiorarsi, si guardavano increduli, lei gli scivolava accanto sensuale e dolce, lui la osservava con tenerezza. Non era poi difficile amarsi così. Quasi alla fine del fandango lui si fermò col respiro affannato, con una mano fece cenno ai musicisti di continuare mentre lei rimase a guardarlo con ansia, le gambe paralizzate, gli occhi colmi di lucide domande. Le si avvicinò sorridendo, afferrandole le mani e portandosele dietro la schiena, poi mise le sue su quel viso che lo scrutava in cerca di risposte, scostò le ciocche di capelli che facevano da fragili barriere per la sua bocca e la inondò di baci. Dolci e piccoli baci, teneri e sensuali spirali d’amore che li avvolsero nella luce soffusa della pista da ballo, e la musica al di fuori a scandire un nuovo ritmo da vivere insieme.
Assolo
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Sono solo lacrime da dimenticare
bambina d’ottobre.
Quando l’estate chiuderà gli occhi
sull’ultimo anemone
nato in riva al fiume
l’autunno ti avrà
già invaso il cuore
Dimentica in fretta
mia dolce bambina.
E’ questo il tuo tempo
vestilo a festa
prima che si frantumi
dietro i vetri di un malinconico novembre.
Ogni fatica è speranza duratura
ché il gesto facile
la fine rapida d’ogni cosa ottenuta
in sé contempla.
Le matin bleu
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Dans mes yeux
le ciel souriant
se reveille,
il ouvre le jour
sur ma vie
"Regarde toi,
où est ma jeune fille
qui a defendu
ses petites étoiles?"
" Dans tes bras – je ris –
dans tes bras…"
Je bois avec toi
la lumière bleu
de ce matin,
je cherche
avec mon doigt
le dessin
de ta bouche
pour apprendre encore
l’ histoire de ton visage…
Il mattino blu
Nei miei occhi
il cielo sorridente si risveglia
ed apre il giorno
sulla mia vita.
"Guardati,
dov’è la mia giovane ragazza
che ha difeso
le sue piccole stelle stanotte?"
"Tra le tue braccia – io rido -
tra le tue braccia."
Bevo con te
la luce blu
di questo mattino
e cerco con il mio dito
il disegno della tua bocca
per imparare ancora
la storia del tuo viso.




























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