Concorso di Emozioni 2014

Concorso di Emozioni 2014

In collaborazione con il Portale letterario diretto da Nicla Morletti, nel giorno di San Valentino, aspettando la Primavera, ritorna il CONCORSO DI EMOZIONI. Racconta la tua storia d’amore! Un amore sognato, un amore vissuto, un amore nuovo. Condividi belle emozioni d’amore nel Blog Manuale di Mari! Pubblica Poesie e Storie d’Amore!

Dal 2005 moltissimi poeti, scrittori, blogger si incontrano nel Blog ideatore di questa innovativa Iniziativa letteraria, per pubblicare le loro opere e commentare quelle di altri autori.
Puoi partecipare in modo del tutto gratuito pubblicando DA OGGI FINO AL 21 MARZO 2014, direttamente nei commenti del post di presentazione dell’Iniziativa poesie e racconti. Se pubblichi poesie, racconti e brani editi estratti da tuoi libri puoi aggiungere anche il titolo e l’immagine della copertina del libro. In questa edizione è possibile aggiungere una immagine scelta dall’autore anche per le opere inedite.

Segnaleremo nella home page del Portale Manuale di Mari una selezione delle opere più belle.
E’ una occasione da non perdere per condividere belle emozioni d’amore, far conoscere le tue opere inedite e diffondere quelle che hai pubblicato!

Clicca qui per andare nel Blog del Concorso di Emozioni e pubblicare le tue opere.

Il Tesoro della Mente di Laura Gipponi

Il Tesoro della Mente di Laura Gipponi

Ognuno di noi racchiude dentro di sé, nel profondo della mente, un grande tesoro. Questo ci consente di vivere felici, amando noi stessi e facendoci amare dagli altri, ci permette di realizzare i nostri sogni e di raggiungere i nostri desideri; insomma di avere la vita meravigliosa che meritiamo. Spesso non sappiamo di possederlo. Per trovarlo dobbiamo decifrare una mappa che riporta i  simboli e i sentieri da percorrere. Queste indicazioni non sono altro che i metodi, gli atteggiamenti, le regole che dobbiamo utilizzare e di cui dobbiamo servirci per  affrontare al meglio la vita. Non serve cercare chissà dove le risposte a tutti i nostri perché: ogni risposta è contenuta nel nostro Tesoro Della Mente. Ho passato anni ponendomi molti interrogativi, cercando le risposte alle mie domande, ma solo dopo aver scoperto il mio Tesoro ho trovato le soluzioni. Non è necessario essere “qualcuno” o essere particolarmente intelligenti o colti,  quello che ho fatto io lo possono fare tutti: il lavoro da fare è solo su se stessi. Quando ho capito che la mia serenità dipendeva solo da me stessa, sono riuscita a trovare la strada migliore per raggiungerla. Da allora giorno dopo giorno tengo sempre saldi i principi che mi hanno portato a sentirmi bene. Sono felice, realizzata, godo di ottima salute, sono amata e stimata dalle persone che mi conoscono, che vivono e che lavorano con me. Molti amici e conoscenti mi chiedono come faccia a sentirmi sempre così bene, ad essere serena, forte, tranquilla ed ottimista, come io riesca a trovare  sempre una risposta semplice anche alle questioni più complesse, una soluzione ad ogni tipo di quesito. A loro rispondo quello che ora dico a te che stai leggendo: lasciati prendere per mano e lascia che ti aiuti a trovare il tuo Tesoro utilizzando i mezzi che ho adottato io, condividili con me per raggiungere anche tu la gioia e la serenità. [Continua...]

Satura lanx di Mauro Montacchiesi

Satura lanx di Mauro Montacchiesi


La vita è stupenda
-

Il ruscello scorre davanti a me
e le pallide, gialle primule lo accompagnano.
Inebriati anche tu.
L’acqua fresca e trasparente sta scorrendo
e nuovi germogli di primula
stanno sbocciando per me, ma anche per te.
E nel mio cuore, silenziosamente,
continuo a ripetermi che la vita è stupenda.
Anche questa sera il firmamento
si colora di un azzurro vespertino
e le stelle dorate si svegliano per tornare a splendere.
Sta declinando la luce chiara di un giorno benedetto
che lentamente cede alle mistiche tenebre
di una notte sacra.
La libertà dei gabbiani che discutono nel cielo
si riflette sui volti della gente che passa.
Io non vedo nemici che si combattono,
ma solo amici che si abbracciano e che si chiedono:
-Come stai? E che si dicono: -Io ti amo davvero.
Odo in lontananza dei bambini che gridano.
Li ho visti crescere.
Essi impareranno molto, ne sono certo,
molto di più di quanto io abbia mai appreso.
E continuo a ripetermi, che la vita è stupenda.

*** [Continua...]

Conversando con Federico Garcia Lorca di Rita Parodi Pizzorno

Conversando con Federico Garcia Lorca di Rita Parodi Pizzorno

La poetica di Federico Garcia Lorca -

La sua voce poetica è fra le più libere, intelligenti ed autentiche non
solo della letteratura spagnola, ma della letteratura europea del  Novecento.  I primi anni sino al 1936 sono stati per la lirica spagnola un momento  di grazia,interrotto dall’inizio della guerra civile.
Ci sono tre grandi nomi: Federico Garcia Lorca, Antonio Machado e Juan Ramon Jiménez, però diversi altri poeti hanno contribuito a questo rinascimento poetico spagnolo.
Lorca è un poeta cosciente dei suoi mezzi e proprio per questo sa sfruttare le sollecitazioni provenienti dal mondo della cultura, dalla società, da tutti gli aspetti della vita che via via incontra. Inizia dalla sua terra d’origine, l’Andalusia, per passare all’esperienza di Madrid sino al viaggio a New York e l’America del Sud.
Natura e cultura hanno già avuto inizio a Granata. La scuola e l’insegnamento di alcuni maestri hanno influenzato la sua personalità e la sua evoluzione intellettuale, però sono soprattutto l’istinto e la libertà poetica a predominare.
Lorca, prima di tutto, vive la sua poesia come la sua vita, la sua persona poetica ha il senso della sorpresa, è un sentimento di gioia che alimenta ogni suo interesse.
La poesia di Lorca ha il suo elemento principale, dapprima, nella terra dell’Andalusia, nelle sue leggende, nelle tradizioni popolari, nella sua ricerca delle origini, nell’amore per la natura che lui vivifica in immagini di una fantasia sbrigliata, libera come l’aria.
Il sigillo della sua poesia esercita una seduzione immediata su chi la legge, con uno sfondo oscuro che ne aumenta la seduzione.
Nell’evoluzione poetica di Lorca vi è un  passaggio dal “gitano” al “negro”, e, ancora, dal mondo nostalgico di Granada, al mondo industriale e moderno di New York, mentre il libro del  ‘Divan’ diviene l’elemento equilibratore, dove vi è una maggiore compostezza delle due precedenti visioni.
Lorca vive un rapporto supremo tra poesia popolare e poesia d’arte personale e interiore, tra un contenuto sentimentale-popolare e una stilizzazione estetica e artistica, dove emerge la sua interpretazione del destino dell’uomo e la voce della sua anima.
Il gitano e il negro sono l’uomo non avvelenato dalla società e rappresentano l’espressione genuina di ciò che intende Lorca per poesia: il rapporto tra l’uomo puro e il mondo della natura e solo su questo rapporto può nascere la catarsi poetica. La sua fantasia è travolgente, la vive impregnandola del suo fascino personale.
La poesia in Lorca si fa verso, teatro, musica e pittura a conferma della sua esigenza di esprimersi in un canto vivificante, a volte doloroso e malinconico.
(…) [Continua...]

Il grido della terra. Missione Emilia di Fabio Clerici

Il grido della terra. Missione Emilia di Fabio Clerici

L’obiettivo -

Quando i mezzi partirono dall’autocentro, la Land Rover Discovery 3 condotta da Vimarco detto il “Capitano”, si attestò davanti alla colonna per far sostare la stessa a pochi metri dall’uscita mentre un infuocato sole sorgeva rendendo già l’aria irrespirabile.
Bruno era stato destinato al secondo dei tre pulmini Fiat Ducato e occupava la posizione accanto all’autista in quanto risultava il più anziano dei nove colleghi che componevano l’equipaggio, per questo era stato nominato capo-pattuglia.
L’esperto agente odiava l’estate in tutte le sue forme e l’afa di quel caldo luglio lo innervosiva a tal punto da fargli sognare di trovarsi in alta montagna, in pieno inverno, con una bufera di neve in corso.
Spesso l’uomo ricordava quanto amava percorrere i sentieri montani di qualsiasi rilievo, meglio se impegnativi, dove la pendenza fosse direttamente proporzionale allo spettacolo che si prospettava al raggiungimento della vetta.
Bruno era figlio di un ufficiale degli Alpini e il padre non poteva che avergli trasmesso un amore passionale per la montagna, vissuta e rispettata sia in inverno che in estate. Lo affascinavano i silenzi dei boschi, lo sciabordio dei torrenti, il fruscio dei passi e lo scricchiolio degli scarponi sulla neve, la bianca coltre che addormentava la natura e, infine il camino fumante.
“Siamo pronti?”, tuonò Vimarco che nel frattempo era sceso dal suo mezzo per controllare che tutti gli uomini fossero presenti e per verificare che l’abbigliamento di ognuno fosse rigorosamente di ordinanza, con regolare tuta operativa e buffetteria. [Continua...]

La sete pietrificata di Anton Nikë Berisha

La sete pietrificata di Anton Nikë Berisha

Racconti logorati -

Macchia. Tardo autunno,
prima del calare dell’oscurità.

Le ombre del crepuscolo affaticato giocavano ingenuamente con l’eco del gorgoglio dell’acqua del grande fiume di Macchia: somigliavano alle fate delicate che rinascono col cambio di stagione. Saltavano da un lato all’altro del villaggio come immagini vaghe, e poi scendevano lentamente e baciavano le onde che pian piano si coprivano di tenebre. Il fiume scorreva come un sogno che riaffiorava dall’oblio. Dopo un po’ la nube densa e scura, quasi creata dalla saliva divina, scese e impose completamente il suo potere crepuscolare sui tetti delle case e sulle strade della silenziosa Macchia. Al villaggio mancava il respiro come nelle tarde serate dell’inverno sommerso nel ghiaccio, quando la notte, insieme al freddo secco, si estende inviolabile e la gente comincia a trovare rifugio in sé, intimorita dalla visione per-turbante, mentre prega il delirio addormentato.
È forse la collera del tempo nero? E forse un buon augurio o un respiro che brama annidarsi nell’esistenza della gente e delle cose? Sospiro perduto di distanze, gemito silenzioso dei tempi e degli orfani che si spiega e riappare ininterrottamente nel corso della migrazione degli esseri che attendono la morte? È forse il velo normale del cielo nel cambio delle stagioni? Cosa non può essere?, pensò Gjin Bardhela di Ndrè Bua Peta, mentre trascinava lo sguardo dalla finestra della stanza da dove si poteva osservare anche il Mar Ionio, per fissarlo sulla fiamma della lucerna che si stava spegnendo. [Continua...]

Oltre lo sguardo di Marzia Serpi

Oltre lo sguardo di Marzia Serpi

Dimensione -

Dorme la gatta al canto del fuoco
il suo gomitolo unico gioco,
una crepa sul muro come ferita
s’allarga e ti segna lo scorrer di vita,
un ragno accasato nell’angolo tesse la tela
imprigionando attimi che il destino svela
l’orologio da parete ormai fermo alle sette
sul suo quadrante più niente riflette,
di umile forgia una scura vetrina
con i suoi ripiani adorni di trina
e una finestra che si affaccia, chissà?!
alba, tramonto non vedo di là.
Sembra una stanza sospesa nel tempo
sorprende la noia ascolta il sentimento
accartoccia la vita, strapazza i pensieri
dipinge l’assurdo annulla i desideri.
Non so se è reale quello che vedo
o un film mentale, ancora mi chiedo
fermo, bloccato su di un fotogramma
che nutre lo sguardo e il pensier inganna.
Una sedia impagliata domina la scena
il suo fantasma richiama a vita terrena.

*** [Continua...]

L’uovo di Rodolfo Viezzer

L’uovo di Rodolfo Viezzer

Preludio -

Ricostruirà il mondo, questa volta perfetto.
Dato che il Male ha avuto il tempo di annidarsi in ogni dove, d’usurpare lo spazio e il tempo al Bene, prima di ricostruire dovrà essere distrutto tutto.
Da ogni fessura sarà espulso il Male. Non ci sarà più alcun difetto di fabbricazione. Questa volta porrà maggiore attenzione, il Male non verrà nemmeno prodotto, creato.
Ora sa che la minima infinitesima briciola di Male non ha altra scelta che quella di prendersi tutto.
È la sua natura.
In realtà stando fuori dal tempo e dallo spazio non se ne impossessa, già sono suoi. Li attraversa da una parte all’altra, facilmente anche da dentro a fuori. Come faremmo noi con un disegno su un foglio di carta.
Non si ferma, e l’entropia maligna, nel caso del mondo migliore, rimane uguale a sé stessa.
Questo cancro che mangia la carne sana, s’impossessa di essa, la divora, e boccone dopo boccone ne sente il sapore e gli sale alla testa.
La consuma irreversibilmente.
La carne usata non ha più memoria. Quella che si è lasciata corrompere non può più essere salvata.
La prima cellula colpita si difende ma se soccombe non vi è più freno. Colpire una cellula significa colpirle e averle già uccise tutte.
Uccisa una persona, una in più non fa differenza.
La distanza tra nessun morto e un morto è incommensurabile, infinita; quella tra un morto e un milione di morti è commensurabile, pari a un milione.
Vincere risulta facile al Male se ha corrotto un solo essere umano.
Uccidere un solo essere umano significa averli già uccisi tutti.
La strage di un solo essere umano. [Continua...]

Lacrime di Sara Ciampi

Lacrime di Sara Ciampi

Lacrime -

Una piacevole brezza marina spirava lievemente quell’agosto sulla spiaggia affollata di bagnanti felici e spensierati.
D’improvviso un palloncino colorato, sfuggito dalle mani d’un fanciullo, si librò alto nel ceruleo cielo perdendosi nell’azzurro infinito.
Urlava e piangeva affranto quel bimbo tra l’indifferenza della gente, mentre la dolce e amorevole madre con grande tenerezza affettuosamente tergeva le sue lacrime di disperazione.
Ma quello strazio era nulla di fronte alla furia del vento burrascoso della vita che rapisce per sempre gli ameni sogni, la cara gioventù, la nostra fugace e mortale esistenza piena di speranze e di chimere.
E quanto atroci sono le lacrime versate dall’intera umanità, tormentata da dolori e sofferenze e colpita da terribili mali, che solo la carezza del tempo pietosamente riesce ad asciugare!

*** [Continua...]

Quel che resta del tempo di Daniela Quieti

Quel che resta del tempo di Daniela Quieti

Quattro passi in un’antica città -

Venite nella mia città! Vi aspetto, all’imbrunire, sul nuovissimo “ponte del mare”, l’agile capolavoro urbanistico che unisce le due riviere di Pescara: la nord e la sud.
Vi terrò impegnati un paio d’ore, il tempo di una passeggiata… promesso!
Prima di muoverci, diamo “uno sguardo dal ponte”… verso le montagne… le cime del Gran Sasso disegnano nel rosa del tramonto il mirabile volto della “bella addormentata”.
Se spostiamo lo sguardo sulla sinistra, ci emoziona e intimidisce il massiccio della Majella, la Montagna Madre.
Sotto di noi i pescherecci risalgono il “vetus flumen” dopo una lunga giornata di lavoro. I pescatori ci salutano e noi ricambiamo il loro saluto.
Nel porto turistico galleggiano pigramente gli yacht e le sartie tintinnano al vento. L’orizzonte è sconfinato nel verde Adriatico e la città offre una pigra immagine della sua spiaggia, dei suoi palazzi, delle sue colline. Non lontana la stele del teatro D’Annunzio.
Scendiamo verso Piazza Italia. [Continua...]